Il venti di luglio

Sono tre racconti di Alexander Lernet-Holenia tradotti per Adelphi da E. Dell’Anna Ciancia (2008). Il terzo racconto, Il dio cieco, molto breve, è un capolavoro assoluto. Narra la triste storia di un cane guida per ciechi, che la perversione di colui cui ha totalmente dedicato la sua vita di animale priva di ogni fiducia nel genere umano, fino a condurlo ad un’amarissima fine. Siamo nel decennio successivo alla Seconda Guerra Mondiale, e lo sfondo conferisce al racconto una potente forza simbolica. Continua a leggere

L’illusione di Dio 6

Questa argomentazione può essere valida contro i sostenitori del Disegno Intelligente, che guardano alla “complessità irriducibile” nel mondo naturale per argomentare di un progettista divino (un progettista la cui esistenza deve poi, secondo tale logica, richiedere una spiegazione), ma non tiene nei confronti di coloro la cui fede in Dio è informata dalla scienza evolutiva e da altri saperi, la cui comprensione di Dio non è fissa, statica e dipendente da una comprensione letterale della Bibbia, e il cui Dio non è un “Dio tappabuchi” ma un Dio nel e del mondo. Per molti, Dio naturalmente è “spiegazione”, ma non uno che sta sopra e contro la selezione naturale; Dio come spiegazione include, sussume e si basa su ciò che è rivelato dalla scienza, ma non è delimitato da essa. Il valore e il significato di Dio, quindi, non sono fondati sull’efficacia di Dio come spiegazione empirica del mondo materiale. Continua a leggere

Il falsario Wakefield definitivamente smascherato

Da tempo il disonesto dottor Andrew Wakefield, sostenitore di una stretta correlazione tra vaccinazioni e autismo, era stato smascherato. Ma quest’anno finalmente è stato anche ufficialmente condannato dal General Medical Council britannico. E tuttavia la sua opera ha in questi anni causato danni gravissimi, portando fuori strada innumerevoli famiglie con figli autistici in tutto il mondo, e dando un aiuto formidabile a molti ciarlatani, che dell’autismo stanno facendo un affare. Riporto un intervento di Lisa Vozza da Zanichelli Scienze. Continua a leggere

Dialogo sulla crisi dell’unità italiana ed europea

di Eros Barone

I nostri due amici, Caio e Mevio, approfittando di una delle prime, tardive giornate di sole offerte da questa avara primavera, passeggiano lungo la via Aurelia a Genova, in prossimità del monumento di Quarto dei Mille. Il luogo storico e il momento politico impongono, con la loro forza simbolica e concreta, il tema della conversazione.

Caio: gli eventi che si sono susseguiti in queste ultime settimane hanno messo a nudo il tarlo che rode l’unità nazionale del nostro paese. Non credi, Mevio, che questo sia, per le sue dimensioni e implicazioni, il principale problema dell’Italia e una delle più gravi responsabilità politiche che lascia dietro di sé Berlusconi? Continua a leggere

L’animale politico

Se l’essere umano è animale politico, come lo definì Aristotele, occorre denominare animale politico italico la sottospecie che prospera nel nostro Paese, e che esprime le sue caratteristiche più ammirevoli nella Classe Politica o Casta. L’animale politico italico ha come sua caratteristica fondamentale la cura attenta della prole, che esso alleva e protegge dalla nascita all’età adulta, predisponendo con tutte le energie l’ambiente e le relazioni con i cospecifici in modo che la prole stessa possa prosperare, e quindi riprodursi a sua volta con successo. Alcuni esemplari di animale politico italico hanno più successo di altri, e riescono a inserire la loro prole, dotata di superiore capacità di sviluppo e grande precocità, in habitat favorevoli, ricchi di possibilità di alimentazione, già in età molto giovanile. Simile ai grandi primati in questo, l’animale politico italico vive in famiglie allargate o clan in cui esiste un maschio dominante alfa, e una gerarchia, dentro la quale i figli del maschio dominante alfa hanno le migliori possibilità di imporsi in futuro a propria volta come capi di clan. Continua a leggere

Il ministro

E’ cosa buona per chi governa non essere buono, ma sembrarlo. Così, i potenti di tutti i tempi hanno sempre incaricato delle più dure e necessarie azioni un ministro, su cui poi far gravare il carico dell’odio popolare, trattenendo per sé il rispetto e la venerazione. Si tratta di un principio eterno, che subisce variazioni superficiali secondo lo spirito dei tempi.

Machiavelli lo espone narrando la vicenda del Duca Valentino nel VII del Principe. Continua a leggere

Vacanze

Inesorabilmente, da anni, il sistema formativo italiano, dalla primaria all’università, si sta lentamente inabissando. Tutti i ministri e governi che si sono succeduti hanno collaborato all’affondamento. Una volta concepita come azienda, la scuola è diventata una mera variabile economica. Giustamente dunque la Gelmini, pallida larva di un’impiegatuzza della Confindustria, nella cui ampia burocrazia avrebbe potuto trovare il naturale suo luogo, pensa di allungare le vacanze, per favorire il turismo. Certo, le famiglie dei lavoratori premono per andare tutte in vacanza a settembre, e premono le pensioncine di Rimini. Questo è il terreno del dibattito sulla Scuola corrente ai tempi nostri. O Zeitgeist!

L’illusione di Dio (5)

Quello che troppo spesso manca al dibattito è un senso di umiltà, una qualsiasi consapevolezza che il proprio punto di vista può essere parziale, e qualsiasi riconoscimento che la vita sociale è di solito troppo complessa per soluzioni semplici (Berg 1568). Il sogno utopico di una società perfetta e di un essere umano perfetto, l’idea che ci stiamo muovendo verso la salvezza collettiva, è una delle eredità più pericolose della fede cristiana e l’Illuminismo: “Troppo spesso nel corso della storia, quelli che hanno creduto nella possibilità di questa perfezione (variamente definita) hanno preteso il silenzio o l’eradicazione degli esseri umani che sono di ostacolo al progresso umano”(Hedges 2). Continua a leggere

Dovuto a Edoardo Sanguineti

 

 di Eros Barone

Apprendere la notizia della sua scomparsa e sentirmi mancare il terreno sotto i piedi è stato tutt’uno. Il vuoto lancinante che Edoardo Sanguineti ci lascia è però un pieno straordinario di umanità e di cultura, perché, ora che è tornato a quel nulla con la ‘n’ minuscola che egli amava evocare nelle sue poesie e nelle sue prose, è possibile comprendere che ricostruire la sua carriera di poeta e intellettuale militante significa ricostruire non solo la cultura letteraria, ma anche la cultura politica della seconda metà del Novecento. Continua a leggere