Veneto sommerso. La casa dei gladiatori in frantumi. La spazzatura è ovunque. Le case del presidente sono postriboli. Licenziamenti senza numero. I giovani senza futuro. L’economia a rotoli. La scuola defunta. La ricerca senza soldi. La sanità in sfacelo. I preti pedofili. Mafia e camorra. Gli intellettuali pieni di livore. Gli scrittori che scrivono da cani. I comuni in bancarotta. Le banche strozzine. I politici corrotti. Il parlamento inefficiente. Strade malridotte. Ferrovie in disarmo. Giustizia inesistente. Università in coma. Trasporto aereo inaffidabile. Quartieri senza legge. Argini precari. Dissesto idrogeologico. Teorie della congiura. Pensiero apocalittico. Veneto sommerso.
Il nemico di tutti
Il nemico di tutti, di Daniel Heller-Roazen (The Enemy of All. Piracy and the Law of Nations, 2009), trad. it di G. Lucchesini, Quodlibet 2010.
Videocrate
Il videocrate è colui che esprime la sua potenza mediante il video, e che si rende potente col rendersi visibile. Il videocrate dispone del potere della visibilità. Mentre il dio non è visto da alcuno e può vedere tutti, il videocrate non può vedere tutti, ma può essere visto da tutti. Questa è la sua centralità. Continua a leggere
Rileggo Simone Weil 79
Il male altro non è che la distanza tra Dio e la creatura (III, 311).
Il male nella Bibbia e nella tradizione ebraico-cristiana viene detto nei termini dell’allontanamento della creatura dal Creatore. Ma questo allontanamento non è la Creazione stessa. L’incompatibilità del pensiero weiliano col Cristianesimo è qui. Per Simone Weil la lontananza da Dio è nella creaturalità stessa, nella ek-sistentia da e di fronte a Dio. Che è esattamente, per Dio, la condizione del suo amore. Infine, per la Weil esistere è male.
Scorie
Bunga bunga
Bronislaw Malinowski, nel suo libro del 1926 Crimini e costumi nelle società selvagge, si occupa a lungo delle usanze della tribù melanesiana dei Napu-litanu. Presso quella gente, celebre tra tutte le tribù vicine per la musica e le canzoni, che spesso esaltano un modello di vita parassitario e banditesco, il problema fondamentale non è tanto quello delle risorse, che gli ingegnosi Napu-litanu sono abilissimi a procurarsi, quanto quello dello smaltimento dei rifiuti, che essi producono in quantità sovrabbondante. Per questo, il capo che essi eleggono ogni cinque anni, e che scelgono tra coloro che dispongono delle ricchezze più ingenti, deve anzitutto promettere di tenere libero il villaggio dai rifiuti che lo appestano. Oltre alle ricchezze, poi, il capo deve anche dimostrare una prodezza sessuale superiore alla media, ed essere in grado di deflorare le fanciulle che le famiglie gli offrono continuamente per ingraziarselo. Se un capo dei Napu-litanu fallisce ripetutamente nella lotta contro i rifiuti, ha il potere di conferire poteri ad un uomo che si distingua per capacità organizzative, assegnandogli un ruolo che esiste solo presso questa gente. Colui che è scelto viene chiamato bertulasu. Il capo garantisce al bertulasu onore e gloria e donne, ma se anche il bertulasu fallisce, allora sul capo tribù vengono riversate contumelie di ogni genere, e il consesso degli uomini eminenti lo dichiara bunga-bunga. Il bunga-bunga assume uno statuto sacrificale, e se fallisce anche nella deflorazione delle fanciulle viene estromesso dal potere, e i Napu-litanu cercano un nuovo capo. Le tribù circonvicine, secondo Malinowski, sono solite deridere i Napu-litanu per queste loro usanze.
Incazziamoci
Ciò che avviene nella Rete è oggetto inesauribile di analisi psicologica e antropologica. La Rete si è infatti rivelata un potentissimo acceleratore virtuale, che innesca processi mimetici di ogni tipo, ed esalta i legami d’amore come quelli di odio (love & ressentiment). Il troll che infesta i siti e i blog altrui, cercando spazi ove sfogare il proprio risentimento e dove dare sfogo alla carica aggressiva che lo divora dall’interno, è un esempio molto interessante del fatto che anche nella Rete la mimesi opera con il meccanismo che ormai ben conosciamo. Si devono trovare dei capri espiatori, contro i quali formare quel circolo che Girard per primo ha illustrato. In luogo delle pietre, si scaglieranno commenti. Anche nel campo dell’autismo, i meccanismi mimetici sono potentemente operanti. Vi sono personaggi e siti e blog votati all’aggressione. Uno dei più emblematici è quello di Gianni Papa, che fin nel suo titolo è aggressivo, e mostra come una giusta battaglia possa essere volta in espressione di viscerali tendenze distruttive. Il blog in questione si chiama Autismo incazziamoci, e reca come sottotitolo autismo da combattimento. Dunque, esso presenta come farmaco l’incazzatura, e come farmakos, o vittima sacrificale, chiunque non condivida le idee del Papa rex ( http://autismoincazziamoci.org/). Invito i miei lettori, anche non interessati affatto alle problematiche dell’autismo, a visionare questo blog. Esso, tra l’altro, è frequentato da quel troll, mascherato come Paperinik, che ieri ha tentato in tutti i modi di infestare questo mio blog e il mio profilo facebook. Non mi pare privo di significato il fatto che il disabile mentale, il radicalmente diverso, un tempo vittima per eccellenza, sia ora divenuto il pretesto per innescare ulteriori, se pur differenti, processi di vittimizzazione.
Storia della mia gente
Nel capitolo L’estate di Fitzgerald del suo Storia della mia gente (Bompiani 2010), Edoardo Nesi scrive: “Mi trattenevo a stento dal sottolineare pagine intere, perso nell’ammirazione per quella sublime magia fitzgeraldiana di riuscire a tradurre in parole la materia nebulosa e inafferrabile che spesso costituisce i nostri pensieri più limpidi, quelli migliori, quelli di cui andiamo orgogliosi, quelli sacri, che crediamo nostri e soltanto nostri, privati e inesprimibili, e inesprimibili perché privati: la sostanza stessa della nostra intelligenza e sensibilità e il Sacro Graal di ogni scrittore, perché la loro comprensione dura quanto una scintilla e poi sparisce, fragile e delicatissima come una pianta tropicale del pensiero, e sempre lascia il morso del rimpianto di aver perduto qualcosa d’importante. Ogni volta rimanevo a fissare il vuoto e a battere le palpebre, smarrito, perché ci sono voluti anni ma alla fine ho capito che la ricchezza interiore inespressa vale poco, poco più di nulla, e tutto quello che non si riesce a dire e a scrivere e a vivere è perduto – polvere.” (pp. 41-42) Continua a leggere
Quante balle sull’autismo!
Sull’autismo scrivo in due blog specifici (sarebbe meglio dire: un blog con due indirizzi web). Qui e qui, come già ho segnalato. Tuttavia, penso che un argomento come quello del cosiddetto protocollo DAN! possa interessare anche a chi non ha motivo di occuparsi di autismo. Riporto qui l’ultimo post sull’argomento.

Un libro da raccomandare caldamente è La mente autistica, di Giacomo Vivanti (Edizioni Omega 2010). In questo libro un brillante ricercatore italiano fa il punto su quello che oggi è lo stato dell’arte sull’autismo. Ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo, quali sono gli approcci validi e quali quelli che si sono dimostrati privi di base scientifica. Tra questi ultimi il più diffuso (anche in Italia) è il DAN! (Defeat Autism Now!).
Sul DAN! Vivanti scrive a pag. 131:
L’efficacia di questa terapia è stata testata di recente per la prima volta in una ricerca basata su un rigoroso disegno metodologico: lo studio randomizzato in doppio cieco (Elder, 2008; Elder, et. al., 2006). Questo tipo di disegno sperimentale prevede che i bambini vengano assegnati a caso a due gruppi: in questo caso un gruppo che avrebbe seguito la terapia del protocollo DAN, e un altro che avrebbe assunto un placebo (sostanze prive di qualsiasi effetto sull’organismo). Crucialmente, né i bambini, né i loro genitori, né gli sperimentatori incaricati di valutare i progressi dei bambini sapevano quali bambini prendessero gli integratori DAN e quali prendessero il placebo. Questa ricerca documenta che il protocollo DAN non ha alcuna efficacia (vedi anche Levy & Hackman, 2008; Weber & Newmark, 2007). Non solo il trattamento non funziona, ma anche la presenza anomala dei peptidi-oppioidi nelle urine dei bambini con autismo risulta essere falsa, quando testata scientificamente (Cass, et al., 2008). Come mai una terapia che non funziona e che condanna dei bambini innocenti a privarsi di latticini e formaggi è più diffusa delle terapie che invece funzionano? I dati che dimostrano l’inefficacia del protocollo sono disponibili per chiunque sappia leggere un articolo scientifico in inglese. Tuttavia, chi vende il prodotto DAN è in grado di raggiungere i genitori meglio delle pubblicazioni scientifiche ufficiali, e le “prove” offerte su internet risultano più accessibili dell’asciutta presentazione di dati numerici tipica degli articoli scientifici. Il fattore alla base del successo del protocollo DAN è probabilmente la capacità dei venditori del protocollo di piazzare con successo il loro prodotto nel “mercato della disperazione” dell’autismo: i genitori sono pronti a tutto perché i loro figli guariscano, e l’effetto persuasivo operato sui genitori è talmente efficace che, nella ricerca di Elder e colleghi (2006), i genitori riportavano che il bambino era migliorato quando pensavano che il figlio stesse seguendo il protocollo DAN, anche se in realtà il figlio stava assumendo un placebo.
Vendola?
Sembra che ci sia una irresistibile tendenza del cosiddetto popolo di sinistra a vedere in Nichi Vendola colui che lo porterà alla vittoria elettorale, il distruttore del berlusconismo, il rinnovatore della politica italiana. Credo che si tratti dell’ennesimo, gigantesco abbaglio. Certo, alle persone di sinistra piace sognare: potremmo stilare una infinita lista dei loro miti, da Lenin a Castro a Mao al Che a Obama – un guazzabuglio senza capo né coda. Ora c’è Vendola. Gay, postmoderno, estraneo alla forma-partito, uno che incarna un nuovo modo di intendere e fare politica. Continua a leggere



