Il terzo capitolo del libro di Vander è dedicato a Vincenzo Cuoco. La riflessione di Cuoco sul fallimento della rivoluzione francese è la riflessione di Gramsci sul fallimento della rivoluzione russa, scrive Vander a p. 99. Modernizzazione dell’Italia e rivoluzione sono la stessa cosa, e l’eterno ritardo del nostro Paese è dovuto per il nostro autore alla rivoluzione passiva cui sono state condannate le masse popolari italiane. Una rivoluzione passiva che è un processo politico di lunga durata da cui sono state sistematicamente tenute fuori, con una costante privazione di autonomia e di potere politico. Lo sguardo di Vander, come abbiamo notato fin dall’inizio, è sempre proiettato sull’oggi, e non può sfuggire il significato di affermazioni come questa, in nota (ibidem): “Gli ‘antichi regimi’ di tutti i tempi avranno sempre dalla loro il popolo se i rivoluzionari non rinunceranno ad elitismo e intellettualismo, ricercando sistematicamente il consenso popolare”. Continua a leggere
De philosophia italica 3
La critica a Cartesio e al suo razionalismo comporta secondo Vander una critica a Parmenide (p.69). Debbo dire che leggendo Vander mi convinco sempre più che il termine metafisica viene correntemente utilizzato in accezioni differenti. Con un’analisi attenta forse questo uso incerto potrebbe essere riconosciuto anche all’interno di questo testo. Personalmente, ritengo che ogni anti-metafisica sia sempre una metafisica, e che lo siano anche le concezioni dialettiche e i materialismi, storici o non storici. Del resto, a p. 85 leggiamo che “la politica si fonda su una metafisica del finito, che significa: su una filosofia dialettica”.
La filosofia vichiana, acutamente interpretata da Vander, conduce ad “una fondazione della politica come scienza del conflitto sociale e di potere” (p.93). Tale scienza, è detto a p. 95, concepisce una quarta forma di stato, oltre a monarchia, aristocrazia e democrazia (ma qui Vander non usa quest’ultimo termine per non rischiare confusioni), uno stato in cui i “supremi signori” sono gli uomini “onesti e dabbene”, una vera “aristocrazia naturale”, in una repubblica in cui la guida politica spetta a quelli che, indipendentemente da classe e censo, si distinguono per la loro attitudine e competenza, onestà, ecc. La questione della classe politica e della sua natura e selezione si pone con tutta la sua problematicità.
Tra Berlusconi e Vendola
Il vertice della Chiesa Cattolica vive nel terrore di uno Zapatero italiano al potere. Questo la rende disponibile ad ingoiare ogni rospo morale, perché sul piatto della bilancia ad equilibrare il peso di Berlusconi scostumato e delle sue donnine stanno le varie istituzioni e rapporti economici e privilegi, ecc., a cominciare dalla scuola cattolica. Insomma: meglio un Berlusconi dongiovanni depravato che un Vendola che promuova testamenti biologici, matrimoni gay e cose del genere. Incudine e martello.
Per me il problema non è nemmeno questo, il declino del prestigio morale della gerarchia cattolica, tra preti pedofili e appoggio a Berlusconi. Il problema è quello del laicato cattolico, le cui voci sono state per anni deboli in pubblico, assenti o quasi dai media. Il pensiero cattolico è rappresentato da preti e vescovi, e basta. La pubblica opinione dentro la Chiesa italiana è stata soffocata da decenni di wojtilismo, e l’unico intellettuale cattolico che venga ascoltato è Messori, ahimè.
De philosophia italica 2
Il secondo capitolo di De philosophia italica è dedicato a Vico. Secondo Vander, Vico con la sua opposizione a Cartesio non scivola affatto nell’irrazionalismo, ma …”non si limitava a rovesciare il paradigma cartesiano (cioè non metteva semplicemente la ragione al servizio del corpo), sosteneva invece che solo il loro ‘insieme ‘, teoria e prassi, ragione e passione, idee e corpo, costituisce il fondamento, la verità. Solo un pensiero incarnato (essenzialmente storico) può poi determinarsi nei più astratti concetti (della filosofia, della scienza, ecc.), cioè ‘è proprio per questo che penso’. Il pensare preso separatamente è una determinatio (che è dimidiatio, cioè astrazione) del fondamento dialettico (p.51). Continua a leggere
De philosophia italica 1
È sempre un piacere per me leggere i libri di Fabio Vander, uno dei pochi pensatori forti dell’Italia contemporanea. Anche se (e forse proprio perché) lo sento lontano, nella stessa misura lo trovo stimolante. L’ultimo suo libro, De philosophia italica. Modernità e politica in Vico e Cuoco (Pensa Multimedia 2010) , affronta una serie di questioni dalle rilevanti ricadute politiche, tra le quali spicca quella della rivoluzione passiva e dell’eterno trasformismo italiano. Continua a leggere
Berlusconi e i Tunisini
Per spiegare ad un alieno chi sia il nostro attuale Presidente del Consiglio non potrei trovare niente di meglio di questa intervista ad una televisione tunisina, una tv con la quale ha avuto un qualche legame, per così dire. Qui l’uomo c’è tutto, senza residui. Nei giorni della caduta di Ben Ali, questo video è da esaminare con molta attenzione. E chissà che ne pensano i leghisti.
Oliviero Toscani
Il nuovo calendario di Oliviero Toscani, con 12 foto di 12 pubi femminili, ha suscitato un vespaio di polemiche. Ma non dovrebbe, perché l’ “arte” da tempo è ridotta ad arte della trovata, a escogitazione di novità e provocazioni, ed in ultima istanza a puro nulla. E quest’ultima opera di Toscani è semplicemente una schifezza che non dice nulla, e non provoca nulla. Ma ottiene lo scopo di Toscani e di tutti quelli come lui: porsi nel Centro, ove convengono gli sguardi e i desideri della Periferia. Espressione dello zeitgeist dell’era berlusconiana, Toscani è un corruttore dell’arte della fotografia, ma solo uno dei tanti. Forse un po’ più fortunato grazie a Benetton, corruttore del gusto estetico su scala planetaria, uno tra i tanti.
Autismo di casta
L’autismo di mio figlio Guido è stato per me una chiave di conoscenza. Ho imparato tantissime cose, e la mia prospettiva anche filosofica è cambiata, ha subito una (parziale) dislocazione. Mi ha fatto porre con una radicalità nuova la questione della definizione dell’umano.
Sul piano dell’idea della società, d’altro canto, mi si è fatto più chiaro che mai come ogni gruppo sociale, ogni classe e ogni casta in Italia viva in un perenne atteggiamento di autodifesa e di autogiustificazione. Così, neuropsichiatri che 10 anni fa erano convinti che l’autismo fosse una psicosi, scatenata dal rifiuto del figlio da parte della madre, oggi consegnano ai genitori diagnosi di sindrome autistica (spesso con perifrasi incomprensibili) e li rimandano a casa senza dire loro una parola sulla natura dell’autismo, senza una minima spiegazione, consegnando le famiglie alla confusione, alla lacerazione, ai ciarlatani su internet.
Un vecchio pensiero
Lo si sa da tempo immemorabile: la formazione dell’anima umana termina con la morte. Solo se l’anima è aperta, però. Ma questo pochi lo sanno. I più, chiusi, si fermano a vent’anni, o anche prima. Non crescono più. Le loro anime sono simili a quegli alberi macilenti e stentati che crescono su terra povera, in climi inospitali. Ma loro non lo sanno. Lo stupido psicologismo contemporaneo, che ci vorrebbe tutti eguali, nulla sa di queste cose. E oggi nel mondo occidentale non si formano uomini, ma strumenti, o eterni bambini.
La capanna nella vigna 8
La buona intelligenza politica, il giudizio su peso ed equilibri nelle regioni politiche, è altrettanto raro quanto la giusta comprensione del conflitto tragico. Ecco perché un buon dramma è altrettanto infrequente che una autentica concezione politica. (p.204)
Che il singolo, il debole, il perseguitato, nella sua cameretta, nel suo nascondiglio, nella cella della sua prigione possa opporre resistenza al Leviatano, che possa perfino citarlo sugli scranni della corte, e che tale forza gli sia conferita proprio dalla paura è un pensiero grandioso. È dunque soffrendo che si riesce a sopravvivere. (p. 215)
Poiché non possiamo vivere senza errore, dobbiamo solo sperare che i nostri errori non si avvicendino troppo rapidamente. Ci auguriamo pertanto che si avvicendino a lunghe ondate. Solcandole, le navi raggiungono sicure il porto: le chiese navigano sui millenni, gli stati sui secoli, gli individui su ondate di sette, dieci anni. (ibid.)
