Chissà se la comitiva di turisti in Africa era composta di animalisti. Per qualcuno di loro essere coinvolti in un’azione di caccia di una banda di licaoni sarà stato senz’altro una esperienza sconvolgente, come si capisce dai gemiti. Qui vediamo in tutta la sua potenza cosa sia uno sparagmos, il modello del dionisismo, l’arcaica matrice dell’umano, e l’incunabolo del sacrificio e dell’omofagia.
Federalismo?
In una sua mail il mio amico Alberto Astolfi, che vive negli Stati Uniti, mi scrive: “Spiegare ad un americano la questione del federalismo in Italia è quasi impossibile. Ieri un mio collega dell’Università di Grousehunting mi ha chiesto se la Lega Nord vuole ancora l’indipendenza della pianura padana, come è scritto nel suo stesso nome di partito, o vuole uno Stato federale come gli USA, e quindi non vuole più l’indipendenza. Federalismo e indipendenza non sono assolutamente la stessa cosa, insisteva. E io ho tentato in tutti i modi di spiegargli che in Italia le parole non hanno lo stesso valore che hanno in USA, che da noi uno può dire una cosa e intenderne un’altra, e che tutti lo sanno l’uno dell’altro e quindi per noi non è un vero problema, e che indipendenza non significa per noi quello che pensano gli Americani, e nemmeno federalismo, e che nemmeno nipote di Mubarak vuol dire realmente nipote di Mubarak, e nemmeno una menzogna è una menzogna. Ma lui proprio non riusciva a capire”.
Congedi
Ha come sottotitolo La crisi dei valori nella modernità questo tascabilissimo volumetto di Alberto Castoldi Congedi (Bruno Mondadori 2010). Costruito citazione dopo citazione, come tutte le opere del genere, sviluppa un ragionamento non particolarmente originale, ma potrei consigliarlo ad uno studente universitario come introduzione a relativismo e nichilismo. Continua a leggere
Ceto medio
Il ceto medio a reddito fisso è tra l’incudine e il martello. Paga le tasse sul reddito e non ha modo di evaderle, e sa che tutti gli altri, in massa, evadono. Sa che la Destra protegge gli evasori, e sa che la Sinistra pensa di far pagare i più ricchi in base al reddito dichiarato, che non è quello reale, perché ha in testa solo l’IRPEF. Sa dunque che chiunque vinca le prossime elezioni porterà avanti il processo della sua proletarizzazione.
Ritorno nel Mondo Piccolo
L’ho lasciato quando avevo 15 anni, il Mondo Piccolo dell’infanzia e dell’adolescenza, in cui mi sono dedicato anch’io alle mie cacce sottili, di coleotteri farfalle e animaletti vari. Ci ritorno passando attraverso questo luminoso portale. Un fiore di veronica persica, detta occhietto della Madonna, che si è aperto oggi, nella luminosa mattina di un 31 gennaio, nel giardinetto di casa mia.
Roma ladrona
La più immediata preoccupazione fu poi quella del denaro, e, a un esame circostanziato, il più giusto parve trarlo proprio di dove ne derivava la causa di scarsezza. Due miliardi e duecento milioni di sesterzi erano da Nerone stati sperperati in largizioni. Ne ordinò Galba il recupero presso ciascuno, ai singoli solo lasciando la decima parte dei donativi. Ma n’era a costoro rimasto si è no tal decimo, prodighi com’erano stati dell’altrui come già del proprio, ai più rapaci e ai più disperati restando non terreni o capitali, ma unicamente gli strumenti del vizio. Addetti al recupero furono trenta cavalieri, ufficio insolito, e per gli intrighi e per il numero di implicati gravoso. In ogni dove vendite all’incanto e compratori, e la città sconvolta dagli atti giudiziari. D’altronde era un’allegrezza da non dire vedere ridotti così al verde quelli da Nerone impinguati come i già prima da lui spogliati. Dimessi di carica furono in quei giorni i tribuni Antonio Tauro e Antonio Nasone delle coorti pretorie, Emilio Pacense delle urbane, Giulio Frontone dei vigili. Ma non valse il rimedio per gli altri, cominciato a insinuarsi il timore d’essere l’un dopo l’altro buttati fuori per una politica di paura, di sospetto contro tutti.
Tacito, Storie I, XX (trad. F Mascialino, Zanichelli1983)
Berlusconi sacro
Anche il più convinto adoratore di Berlusconi dovrà ammettere che questo fatto è un fatto: Il Presidente del Consiglio ha telefonato in quanto tale alla Questura di Milano, per ottenere che la minorenne Ruby Rubacuori, easy girl professionale, extracomunitaria marocchina, fosse affidata alla ventiseienne signora Nicole Minetti, dichiarando che la suddetta giovine era nipote del faraone egizio Mubarak I. La suddetta dopo pochi minuti, una volta fuori dalla Questura, è stata dalla Minetti scaricata ad un’altra signora, dalla professione onorata. Questo nudo fatto non lo contesta nessuno. Continua a leggere
La maschera dell’Africa
https://www.facebook.com/brottof
Tra i libri di V.S. Naipaul che ho letto, La maschera dell’Africa (The Masque of Africa, 2010, trad. it. di A. Bottini, Adelphi 2010) è quello che trovo più bello, in tutti i sensi.
Il titolo già allude ad una dimensione sacrificale, che risulta poi onnipresente. Lo sguardo di Naipaul cerca il sacro africano, la sua pervasiva presenza in tutti gli aspetti della vita, la sua indistruttibilità. Declinato in forme non molto differenti, lo trova in Uganda, Ghana, Costa d’Avorio, Gabon, Nigeria e Sudafrica. Culto degli antenati, rapporti con gli spiriti, iniziazioni (con esclusione delle donne), magia, e sacrificio sacrificio sacrificio. Il permanere di un rapporto con la vita segnato dalla mancanza di un passato di memorie storiche scritte, e da una irrefrenabile tendenza alla crescita numerica e alla crudeltà verso gli animali. Naipaul mostra qui un raro equilibrio tra umanesimo e realismo, con una totale assenza di political correctness e una profonda empatia per l’umano in quanto umano.
L’Africa non è un paese per animalisti, nonostante un’abbondanza di vita animale (che viene abbondantemente consumata). Gatti e cani non se la passano affatto bene, tanto per dirne una. E gli Africani si mangiano qualsiasi creatura (fatti salvi gli animali totemici di ciascuna etnia, che se ne astiene). Mi è molto piaciuta, con una leggera punta di orrore, la denominazione generica di “carne di boscaglia”, per gli animali commestibili che vivono in libertà (scimmie comprese). Nel libro ci sono pagine stupende, come questa sui gatti, una squisitezza.
Poi ci mettemmo a parlare della fauna selvatica del Ghana. Non ne era rimasta molta. I ghanesi se l’erano in gran parte mangiata. Dalla fauna passammo al tema dei gatti e dei cani, che si potevano mangiare senza restrizioni. Nel Nord prediligevano i cani, che chiamavano “capre rosse”. Nel Sud preferivano i gatti, e infatti questi erano quasi scomparsi. Richmond conosceva un tale che li allevava appositamente per mangiarli.
Il guaio dei gatti era che erano difficili da ammazzare. I gatti capivano quando li si voleva ammazzare per mangiarli e si difendevano con tutte le forze, arrivando in quei momenti a diventare pericolosi. Il sistema migliore, se avevi ospiti a pranzo e non volevi dare troppo nell’occhio, consisteva nel tirargli il collo, come si fa in Inghilterra con i conigli. Ma nel farlo c’era il rischio di venire graffiati a sangue. Il metodo più sicuro – se non dava fastidio il baccano – consisteva nel chiudere il gatto in un sacco e ammazzarlo a bastonate. Un altro buon sistema era l’annegamento. Si attirava il gatto in un recipiente usando come esca una sardina, e poi si continuava a versarci dentro l’acqua, finché il gatto affogava.
Un vantaggio di questo sistema era che, dopo, risultava più facile scuoiare la bestiola gonfia d’acqua. (p.160)
La narrazione di Naipaul è punteggiata di incontri con uomini e donne africani, e riporta le loro parole, e le loro interpretazioni degli eventi e della vita. Le ultime pagine del libro sono dedicate al Sudafrica dopo la fine della separazione tra bianchi e neri. Situazione difficilissima, ben spiegata dalle parole di Winnie Mandela, e da quelle di Rian Malan, l’ultimo personaggio cui lo scrittore concede la parola.
De philosophia italica 5
Gioberti, Mosca e Gramsci sono gli autori su cui si sofferma l’importante appendice del De philosophia italica. Vander li utilizza per mettere in luce il carattere ideologico (borghese) della teoria della classe politica, sposando risolutamente l’analisi gramsciana ed affermandone l’estrema attualità, come si vede nell’uso cardinale del concetto di egemonia. Continua a leggere
Telecracy
L’intervento di Berlusconi durante la trasmissione di Gad Lerner L’Infedele è particolarmente interessante sotto molti profili, e andrebbe analizzato con calma e attenzione. In esso si intrecciano molti elementi diversi, di natura politica, antropologica, sociologica e psicologica. Mi pare evidente, tuttavia, il fatto che la questione principale riguarda la televisione e il suo ruolo. Questo è assolutamente decisivo, al punto che possiamo azzardare questa formulazione: l’Italia è una democrazia parlamentare solo in apparenza, ma nella sostanza è una repubblica televisiva, ovvero una telecrazia. Tutti i politici sanno bene che la vittoria o la sconfitta derivano dall’uso che si riesce a fare della televisione (da noi l’internet ha ancora un potere limitato, e per così dire paratelevisivo – in ogni caso la telematica esautora ancor più i parlamenti). Tutto si decide in tv, e soprattutto è là che si conquista o si perde il consenso. Continua a leggere


