Sbranamento

Chissà se la comitiva di turisti in Africa era composta di animalisti. Per qualcuno di loro essere coinvolti in un’azione di caccia di una banda di licaoni sarà stato senz’altro una esperienza sconvolgente, come si capisce dai gemiti. Qui vediamo in tutta la sua potenza cosa sia uno sparagmos, il modello del dionisismo, l’arcaica matrice dell’umano, e l’incunabolo del sacrificio e dell’omofagia.

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11 risposte a "Sbranamento"

  1. Già, forse.. ce n’è quasi abbastanza per disprezzare il creato, o meglio classificarlo opera da demiurgo inetto, se ha bisogno di così tanti eoni di denti laceranti carne viva per produrre quelle sue quattro effimere bellezze. Però che idea bizzarra criticare il creato (dimenticando da cosa emergiamo) eppure il nostro pensiero è tanto libero da consentirlo. In alternativa, ci si può autoaddestrare a farcelo piacere “proprio per questo”, faccenda magari un poco perversa, ma siamo entità abbastanza plastiche da poterci riuscire, con certi complessi giochi di fascinazioni indirette. Adattamento ovunque, alla fine rimane soltanto la grande esplicazione di Darwin.

  2. in questo filmato si evidenza soprattutto la differenza fra uomo e animale.

    l’animale, per sopravvivere, è pronto a sbranare,
    l’uomo ci pensa sopra almeno dieci volte.

  3. mi chiedo quanto un’esperienza del generepossa avere un’effetto catartico.
    Leggevo un commento a “improvvisamente, l’estate scorsa” secondo il quale la scena terribile (e, per l’epoca, impensabile) dello sparagmos – umano – , aveva appunto questa funzione

  4. la spiegazione di Darwin non mi sembra chiarisca perchè mai dovrebbe sorgere in noi uomini “civili” un senso di orrore di fronte a questo quadro archetipico.
    Molto meglio la spiegazione di René Girard

  5. Non credo che fra Darwin e Girard vi sia conflitto, considerato che il secondo si muove in un’ottica completamente evoluzionista, presupposto che peraltro non gli impedisce di credere in un piano divino (alquanto impressionante).
    Ciao

  6. Non credo che esista una “spiegazione darwinistica” in senso stretto dell’orrore provato di fronte a questo quadro. Penso anche che il senso di orrore sia molto variabile: i Daiaki non provavano il nostro orrore davanti ad una testa mozzata, né lo provavano i Romani davanti ai gladiatori che si sbudellavano nel Circo, né i rivoluzionari francesi di fronte alla ghigliottina…
    Piuttosto, è pensabile un quadro generale darwiniano, in cui anche Girard si può inserire, a suo modo, come Gans a sua volta.

  7. Concordo. Riguardo al senso di orrore, penso c’entri moltissimo l’assuefazione: al ripetersi dello spettacolo, la “presa” (che forse inizialmente investe i preziosi neuroni-specchio, procurando un’emozione angosciante) progressivamente si allenta, si fa astratta, sedimentando nella conoscenza implicita del mondo (e a questo punto può essere riutilizzata creativamente inserendola in altre dinamiche cognitive, estetiche ecc.). Si intuisce qui all’opera un meccanismo abbastanza ovvio di autoprotezione e risparmio delle risorse psichiche. Altrimenti non sarebbero mai esistiti boia, chirughi,..macellai.

  8. d’accordo con quanto dice Elio sull’assuefazione. Durante gli “anni di piombo” p.es. ogni giorno c’era uno ammazzato, gambizzato… alla fine ci si era abituati. Però c’è proprio per questo una escalation.Spettacoli sempre più sanguinari realistici crudeli. Ma vorrei sentire il vostro parere sugli effetti della rappresentazione della violenza, vera o “finta” (cinema, tv). Catarsi o imitazione, o tutte e due?

  9. se vuoi sentire anche la mia ti posso dire che gli effetti della violenza sono sempre devastanti.
    il problema è il -riconoscimento -della violenza.
    su facebook mettono i video di ragazzi malmenati a scuola come fossero un trofeo da esibire.
    questo è ripugnante, perchè significa:
    non riconoscere la vioplenza ma farne addirittura pubblicità.

  10. Penso che tra violenza e spettacolo vi sia una connessione originaria. Lo dimostra anche la letteratura epica, come l’Iliade. E lo dimostra l’uso linguistico: le scene dei film che vengono definite “spettacolari” sono quasi sempre violente.

  11. Salve, mi permetto. Gli animali si sostengono con ciò di cui sono provvisti, l’istinto…l’uomo, avrebbe il dovere di pensare alle azioni, dato che si reputa provvisto di molto, oltre che di coscienza, eppure si assiste ad assurdità indegne e barbare, e non solo contro gli animali, ma soprattutto contro i stessi simili…la peggior forma di crudeltà non è dell’animale, ma bensì propria dell’uomo, perché studiata, vedi campi di sterminio, che non sono smessi, esistono tutt’oggi…esiste un mondo di criminalità e di violenza, esistono uomini cannibali…da animalista osservare la natura che vive in libertà è…vita della natura…nella civiltà la bestialità dell’uomo è…una parola non basta…

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