La coscienza della Brambilla

L’instancabile promotrice della libertà, la ministra Brambilla, ha promosso un manifesto della coscienza degli animali, che si può leggere qui. Il manifesto appare una summa del sentimentalismo animalista, una congerie di elementi del tutto irrazionali. Che vi abbiano aderito degli scienziati è l’ennesima dimostrazione della parcellizzazione contemporanea dei saperi: uno può essere un genio in una disciplina e uno sprovveduto totale in altri campi. L’uso disciplinare (verrebbe da dire idiota nel senso originario) della ragione convive con l’incapacità di ragionare in termini universali, e porta ad una più generale idiozia.  Vediamo dunque alcune affermazioni idiote del manifesto. Continua a leggere

Sbranamento

Chissà se la comitiva di turisti in Africa era composta di animalisti. Per qualcuno di loro essere coinvolti in un’azione di caccia di una banda di licaoni sarà stato senz’altro una esperienza sconvolgente, come si capisce dai gemiti. Qui vediamo in tutta la sua potenza cosa sia uno sparagmos, il modello del dionisismo, l’arcaica matrice dell’umano, e l’incunabolo del sacrificio e dell’omofagia.

Decenza

Qualcuno trova “indecente” il Palio di Siena. Lo trova indecente perché i poveri cavalli vi subiscono violenza e rischiano la morte. La cultura vittimaria contemporanea si espande, ma rimane incoerente al suo interno e scarsamente critica. In realtà, essa non può che avere una natura parziale, e non vede mai l’intera scena. Per il semplice fatto che anch’essa è costantemente alla ricerca di oggetti da vittimizzare. Così, i teneri animalisti che vorrebbero sopprimere il Palio di Siena non si chiedono come viva la povera vacca il cui latte stanno sorseggiando al bar. Forse non sanno nemmeno che negli allevamenti industriali da cui quel latte proviene le vacche vivono in spazi ristretti, e sono costrette ad alimentarsi in modo totalmente innaturale per un ruminante, con pastoni che contengono di tutto, soprattutto mais che in natura la vacca non mangia (i ruminanti non mangiano semi). Sono fecondate artificialmente, perché per fare il latte una vacca deve prima partorire. Dunque, l’esistenza di un gran numero di vitelli destinati a diventare fettine in breve tempo è condizione necessaria perché vi sia un’ampia disponibilità di latte. Consumo di latte e strage di vitelli sono legati indissolubilmente. Perché una vacca deve avere meno diritti di un cavallo?