La mia religione 16

The twelve-year-old Jesus among the scribes by Durer 04553

Καὶ ἔρχεται εἰς οἶκον· καὶ συνέρχεται πάλιν ὁ ὄχλος, ὥστε μὴ δύνασθαι αὐτοὺς μηδὲ ἄρτον φαγεῖν. καὶ ἀκούσαντες οἱ παρ’ αὐτοῦ ἐξῆλθον κρατῆσαι αὐτόν· ἔλεγον γὰρ ὅτι ἐξέστη. Καὶ οἱ γραμματεῖς οἱ ἀπὸ Ἱεροσολύμων καταβάντες ἔλεγον ὅτι Βεελζεβοὺλ ἔχει καὶ ὅτι ἐν τῷ ἄρχοντι τῶν δαιμονίων ἐκβάλλει τὰ δαιμόνια. Καὶ προσκαλεσάμενος αὐτοὺς ἐν παραβολαῖς ἔλεγεν αὐτοῖς· πῶς δύναται σατανᾶς σατανᾶν ἐκβάλλειν; καὶ ἐὰν βασιλεία ἐφ’ ἑαυτὴν μερισθῇ, οὐ δύναται σταθῆναι ἡ βασιλεία ἐκείνη· καὶ ἐὰν οἰκία ἐφ’ ἑαυτὴν μερισθῇ, οὐ δυνήσεται ἡ οἰκία ἐκείνη σταθῆναι. καὶ εἰ ὁ σατανᾶς ἀνέστη ἐφ’ ἑαυτὸν καὶ ἐμερίσθη, οὐ δύναται στῆναι ἀλλὰ τέλος ἔχει. ἀλλ’ οὐ δύναται οὐδεὶς εἰς τὴν οἰκίαν τοῦ ἰσχυροῦ εἰσελθὼν τὰ σκεύη αὐτοῦ διαρπάσαι, ἐὰν μὴ πρῶτον τὸν ἰσχυρὸν δήσῃ, καὶ τότε τὴν οἰκίαν αὐτοῦ διαρπάσει. Ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι πάντα ἀφεθήσεται τοῖς υἱοῖς τῶν ἀνθρώπων τὰ ἁμαρτήματα καὶ αἱ βλασφημίαι ὅσα ἐὰν βλασφημήσωσιν· ὃς δ’ ἂν βλασφημήσῃ εἰς τὸ πνεῦμα τὸ ἅγιον, οὐκ ἔχει ἄφεσιν εἰς τὸν αἰῶνα, ἀλλ’ ἔνοχός ἐστιν αἰωνίου ἁμαρτήματος. ὅτι ἔλεγον· πνεῦμα ἀκάθαρτον ἔχει.
Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”. Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni”. Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: “Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna”. Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito immondo”. Continua a leggere

Valter Binaghi

Valter-Binaghi-2009

Non ho potuto incontrare Valter Binaghi nel mondo reale, e questo mi dispiace molto. I nostri contatti sono stati solo nell’internet, nel suo blog, nel mio, recentemente in Facebook. Tuttavia posso dire che siamo stati amici. Penso che il modo migliore di onorare la sua memoria sia per me quello di ripubblicare ciò che ho scritto nel 2007 sul suo romanzo più bello.

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Da novembre mi trovo in congedo, e ho fatto domanda di pensione. Dunque non rimetterò più piede in una classe, e non me ne dispiace affatto. Il mio interesse per le cose di scuola è anche scemato. Non mi sento coinvolto più di tanto, ormai. Per dirla con un certo Commendatore, “non si pasce di cibo mortal chi si pasce di cibo celeste”. E tuttavia ogni tanto bisogna pur tornare al grande Cadavere, se non altro per vedere come si stanno comportando gli insetti necrofagi, che hanno sempre un gran da fare.
Quando esce un libro interessante che in qualche modo tocca la scuola, soprattutto se è un romanzo, ne parlo col mio amico Alberto Astolfi, ormai noto ai pochi lettori di queste Croniche. Questa volta Astolfi non era in Italia, ma la circostanza non mi ha impedito di registrare la lunga telefonata, che qui è trascritta, depurata di ciò che vi è di troppo familiare e personale  (e a volte un po’, per così dire, licenzioso). Continua a leggere

Lumen Fidei

Retired Pope Benedict XVI greets Pope Francis at Vatican

Ho letto la Lumen Fidei con molta attenzione. La prima enciclica di Francesco è (forse) l’ultima di Benedetto, e lo si vede ad ogni riga. Il papa emerito infatti, se le forze della sua aetas ingravescens lo consentiranno, resterà di certo il consulente teologico primo del papa regnante. Ma di che stupirsi? Tra papi ci sono discontinuità nei modi, ma non nella sostanza. Eppure, i modi possono in qualche modo farsi sostanza, non certo dogmatica, ma pastorale. Una sostanza modale, per così dire. E questo propriamente si vede nel pontificato di Francesco.
L’idea di fondo della Lumen Fidei è che il mondo è minacciato alla radice dal relativismo, e la fede àncora l’umanità alla solida roccia che è Dio, mediante il Salvatore Gesù Cristo, mediante la Chiesa. Ci sono due punti, nell’enciclica, in cui mi pare che possa delinearsi una certa problematicità nel rapporto tra fede e società. O piuttosto nel rapporto fede-religione-società: «Se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, si affievolirà la fiducia tra di noi, ci terremmo uniti soltanto per paura, e la stabilità sarebbe minacciata». (55) Da un lato si richiama qui la funzione ancestrale della religione (unire il gruppo umano), dall’altro emergerebbe un certo integralismo. Se non si intende “fede in Dio” latissimo sensu. L’altro passo è il seguente: «La sofferenza ci ricorda che il servizio della fede al bene comune è sempre servizio di speranza, che guarda in avanti, sapendo che solo da Dio, dal futuro che viene da Gesù risorto, può trovare fondamenta solide e durature la nostra società». (57) Qui il problema è cosa si intenda per nostra società, ed è il problema dell'”autonomia del mondano”, dal Concilio in poi una questione ineludibile, anche se presente nel Cristianesimo fin dalla sua origine.

La natura di Mancuso

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Mancuso fatica, da sempre, a pensare la natura. La vede (qui) come un ordine armonioso, che non esiste. Ecco un passo che rende bene il suo pensiero:

«Il problema, in altri termini, è la mancanza di fondamento dell’etica. Torna la domanda che mi è stata posta da uno studente: perché il bene dovrebbe essere meglio del male, se il male talora risulta più efficace? Io penso che a questa domanda si possa rispondere solo andando ad appoggiarsi al fondamento ultimo dell’etica, e penso altresì che tale fondamento abbia molto a che fare con la fisica, con la natura intima della realtà. È infatti un clamoroso falso che la cattiveria e l’immoralità siano più produttivi e più appaganti del bene e della giustizia. Che non lo siano lo dimostrano gli stati nei quali è più bassa la corruzione (Danimarca, Norvegia e in genere i paesi del nord Europa) e nei quali corrispettivamente è più alto il tasso di benessere sociale e individuale. L’etica infatti non fa che esprimere a livello interpersonale la logica della relazione armoniosa che abita l’organismo a livello fisico e che lo fa essere in salute, l’armonia tra le componenti subatomiche che compongono gli atomi, tra gli atomi che compongono le molecole, e così sempre più su, passando per cellule, tessuti, organi, sistemi, fino all’insieme dell’organismo. Lo stesso vale per la vita psichica, tanto più sana quanto più alimentata da relazioni armoniose, in famiglia, a scuola, al lavoro, e viceversa tanto più malata quanto più esposta, magari fin da piccoli, a relazioni disarmoniche e violente. Il segreto della vita in tutte le sue dimensioni è l’equilibrio, e l’etica non è altro che l’equilibrio esercitato tra persone responsabili.»

Ai miei occhi questi concetti rivelano un semplicismo disarmante…  Ed ecco che un bambino africano, che vive una vita armoniosa nella sua famiglia e il cui organismo è tutta una relazione armoniosa, va a giocare nell’acqua bassa del fiume. E lì c’è un coccodrillo, il cui organismo, dai livelli subatomici alle proteine ecc., è tutta una relazione armoniosa. E quel coccodrillo, armoniosamente secondo l’ordinamento naturale, si pappa quell’armonioso bambino. Su questa armonia naturale vogliamo fondare l’etica?

Grillotalpa

grillotalpa

Ai primi di giugno in Italia chiudono le scuole. Tutto sembra fermarsi, o quasi, in superficie. Le TV chiudono quasi tutti i programmi di informazione e i talk-show, come se la vita politica cessasse. In superficie.  Come in un prato, in cui sotto la vampa del sole estivo tutto sembra fermarsi, mentre sottoterra i grillitalpa scavano gallerie, lavorano, lavorano incessantemente…

Micronote 28

zab

  1. Esiste una fisiologia dell’amministrazione democratica. Essa esige che vi sia alternanza. Quando gli stessi uomini governano un comune per decenni, necessariamente l’organismo politico-amministrativo genera pustole, bubboni e cancri, o finisce nell’inedia.
  2. Fides quaerit intellectum. Si non quaerit, non est fides.
  3. Brunetta presenta il carattere del capro espiatorio, che mette in luce la bassezza dei suoi linciatori.
  4. Sono troppi i cristiani che spargono veleno. Ma chi sparge veleno è un cristiano?
  5. Europa: una tecnarchia che regna su popoli che hanno perso ogni voglia di combattere. Continua a leggere

La mia religione 15

Giotto croce Ognissanti_1

Καὶ εἰσῆλθεν πάλιν εἰς τὴν συναγωγήν. καὶ ἦν ἐκεῖ ἄνθρωπος ἐξηραμμένην ἔχων τὴν χεῖρα. καὶ παρετήρουν αὐτὸν εἰ τοῖς σάββασιν θεραπεύσει αὐτόν, ἵνα κατηγορήσωσιν αὐτοῦ. καὶ λέγει τῷ ἀνθρώπῳ τῷ τὴν ξηρὰν χεῖρα ἔχοντι· ἔγειρε εἰς τὸ μέσον. καὶ λέγει αὐτοῖς· ἔξεστιν τοῖς σάββασιν ἀγαθὸν ποιῆσαι ἢ κακοποιῆσαι, ψυχὴν σῶσαι ἢ ἀποκτεῖναι; οἱ δὲ ἐσιώπων. καὶ περιβλεψάμενος αὐτοὺς μετ’ ὀργῆς, συλλυπούμενος ἐπὶ τῇ πωρώσει τῆς καρδίας αὐτῶν λέγει τῷ ἀνθρώπῳ· ἔκτεινον τὴν χεῖρα. καὶ ἐξέτεινεν καὶ ἀπεκατεστάθη ἡ χεὶρ αὐτοῦ. Καὶ ἐξελθόντες οἱ Φαρισαῖοι εὐθὺς μετὰ τῶν Ἡρῳδιανῶν συμβούλιον ἐδίδουν κατ’ αὐτοῦ ὅπως αὐτὸν ἀπολέσωσιν.
Entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: “Mettiti nel mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”. Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Continua a leggere

Micronote 27

zab

  1. L’evoluzione tecnologica accelerata, in mancanza di una corrispondente crescita culturale di massa, non può che condurre alla disoccupazione di massa.
  2. In giro ci sono molti squilibrati, potenzialmente violenti, e per nulla eterodiretti.
  3. Forse sarebbe meglio che le alte cariche dello Stato non twittassero. E misurassero sempre le parole.
  4. Gli Italiani sono gente emotiva e impressionabile, portata al melodramma, al mix di fatalità e congiura. Molti di loro sognano guadagni facili e veloci, e dalle dure repliche della vita sono portati rapidamente alla disperazione, allo sconforto, al gioco e infine ad atti violenti. L’ethos nazionale è fragile, lo Stato rapace. Gli onesti sono pochi, gli altri accusano di disonestà tutti quelli che hanno più denaro e potere di loro.
  5. Un buon ministro nell’attuale congiuntura parla poco e fa molto. Continua a leggere

Sacrificio umano nella Bibbia

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Di sacrifici umani nella Bibbia vi sono numerose tracce. Tralasciando la nota vicenda di Isacco e delle sue innumerevoli interpretazioni, non mancano elementi che rimandano alla pratica del sacrificio fondatore, diffusa in tutto il mondo. Ad esempio, in Giosuè 6, 26: – In quella circostanza Giosuè fece giurare: «Maledetto davanti al Signore l’uomo che si alzerà e ricostruirà questa città di Gerico! Sul suo primogenito ne getterà le fondamenta e sul figlio minore ne erigerà le porte!». Cui segue, completando la vicenda, I Re 16, 34:  – Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalzò le porte sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun.

Qualsiasi sacrificio, anche quello fondatore, esprime una logica, che è sempre la stessa: se vuoi ottenere qualcosa dalla divinità, devi a tua volta offrirle qualcosa. Se vuoi una cosa importante devi darle una cosa importante, e dare alla divinità è sacrificare. L’offerta che vale ha sempre carattere sacrificale. Questa logica si può osservare anche nel cristianesimo, e in particolare nel cattolicesimo, massime in quello popolare. Dal sacrificio non si esce, non ne escono nemmeno gli illuministi e i liberali, anche se non se ne accorgono. La differenza che Gesù mette definitivamente in luce, l’unica, è quella tra il sacrificio dell’altro da sé, finalizzato alla potenza del sé e alla sua autoconservazione, e il sacrificio di sé, libero dall’egoità, dall’autocompiacimento e dal masochismo, puramente animato dall’amore verso l’altro da sé, che nulla chiede per se stesso, e che offre molto, o tutto, anche se sa che non ne ricaverà nulla.

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Due punti sulla democrazia

Athen - Ostraka (1)

1. Tutte le forme di democrazia per sussistere hanno bisogno di una abbondanza delle risorse, di cui la maggioranza dei cittadini possa trarre beneficio. Per procurarsi le risorse tutte le democrazie hanno necessità di disporre di spazi di sfruttamento al loro esterno. Colonizzazione, Terzo e Quarto mondo da cui trarre beni – sottopagandoli – o lavoro a bassissimo costo, ecc.

2. Già l’esperienza ateniese antica ha dimostrato che la democrazia è un ordinamento instabile, che genera una competizione fortissima per il predominio all’interno dello Stato (nella foto si vedono gli ostraka, ovvero i cocci sui quali i cittadini scrivevano il nome del cittadino di cui era proposto l’esilio – su uno si legge Temistocle, sull’altro Cimone), e tende necessariamente alla produzione di crisi mimetiche, la cui unica soluzione è proiettare l’instabilità all’esterno, mediante la guerra, la conquista e il dominio. Il binomio democrazia-pace come dato a priori è frutto di un abbaglio antropologico.