Due punti sulla democrazia

Athen - Ostraka (1)

1. Tutte le forme di democrazia per sussistere hanno bisogno di una abbondanza delle risorse, di cui la maggioranza dei cittadini possa trarre beneficio. Per procurarsi le risorse tutte le democrazie hanno necessità di disporre di spazi di sfruttamento al loro esterno. Colonizzazione, Terzo e Quarto mondo da cui trarre beni – sottopagandoli – o lavoro a bassissimo costo, ecc.

2. Già l’esperienza ateniese antica ha dimostrato che la democrazia è un ordinamento instabile, che genera una competizione fortissima per il predominio all’interno dello Stato (nella foto si vedono gli ostraka, ovvero i cocci sui quali i cittadini scrivevano il nome del cittadino di cui era proposto l’esilio – su uno si legge Temistocle, sull’altro Cimone), e tende necessariamente alla produzione di crisi mimetiche, la cui unica soluzione è proiettare l’instabilità all’esterno, mediante la guerra, la conquista e il dominio. Il binomio democrazia-pace come dato a priori è frutto di un abbaglio antropologico.

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5 thoughts on “Due punti sulla democrazia

    1. Non mi risulta affatto che guerre, conquiste e domini siano finiti. Ci sono guerre ovunque, in forme nuove, e anche i domini hanno mutato forma, ma il problema che ho indicato rimane intatto, e l’attuale crisi dovuta alla globalizzazione lo mostra chiaramente.

  1. Ovviamente intendevo finite come istituzione. Ormai, come scrive Girard, la violenza che generava il sacro, oggi genera solo violenza e quell’abbaglio antropologico ci ha consentito di essere ancora qui a discuterne, nel bene o nel male.

    1. Preciso: non intendo dire che la democrazia sia un abbaglio in sé, è un abbaglio pensare che la pace ne sia una necessaria conseguenza. Ovviamente, sono contento di vivere in uno stato democratico piuttosto che in uno non-democratico, ma ciò non mi impedisce di vedere su che cosa riposa la democrazia. Penso anche che il rapporto tra il sacro e la guerra sia un po’ più complesso di come risulta in Girard. “La guerra del Peloponneso” di Tucidide ne dà una lettura alquanto “laica”, per esempio, già nell’antichità…

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