Cacce sottili 4

Vi sono due specie fondamentali di bei ricordi: quelli che puoi condividere con altri, per cui soffri una tremenda pena quando le persone con cui potevi evocarli in comunione spariscono, per una causa o per l’altra, definitivamente dal tuo orizzonte; e quelli che sono solo tuoi. In verità, sono questi i ricordi che si ammantano di uno splendore più intenso. In Cacce sottili ritrovo questo, riconosco ciò che ho conosciuto, in varianti che non contraddicono l’omogeneità dell’esperienza. I ricordi più luminosi di momenti di suprema intensità sono collegati alla sfera dell’ estetica naturale, della percezione della vita nella sua totalità in un singolo particolare momento, in cui si è attuato un contatto con entità determinate in una determinata scena. Come dire: una rivelazione dell’essere oltre i rapporti umani, anche se non separato da essi, perché disponibile ad essere accolto nella sfera del linguaggio. Rimane nella mente come visioni. Nel mio caso, ad esempio, la prima visione dei funghi come macchie d’oro sul muschio (erano finferli); di una salamandra gialla e nera in quella stessa scena; delle grosse trote fario che nuotano nel Brenta; dei frosoni multicolori illuminati dai raggi del sole sui rami di un ciliegio; di una schiera di rosse myrmica ruginodis schierate militarmente di fronte a nere ordinate schiere di formica fusca; di una donnola che si alza dall’erba e mi fissa, e così via. L’occhio del cacciatore è l’occhio di chi scruta l’ambiente naturale con una intensità superiore, che genera continuamente scene. Ancor più se è un cacciatore sottile. Continua a leggere

Rosarno

Questo video è di un anno fa. L’inferno di Rosarno era noto al punto che vi erano intervenuti i “medici senza frontiere”. Ma il problema più grave ai miei occhi non è rappresentato dagli immigrati, la cui condizione disastrosa è chiara e definita (e irrisolta). Il problema più grave è quello dell’Italia come Stato, del controllo dello Stato sul territorio, da un lato, e dall’altro quello dell’acquiescenza delle popolazioni di fronte alle illegalità: due realtà interconnesse. In una parola, la questione del nostro attuale grado di civiltà.

Cacce sottili 3

Viaggia molto Jünger, e uno dei suoi viaggi lo porta in Libano, terra dei Fenici. Terra di antiche pratiche sacrificali, anche. E Jünger mostra di sapere quello che Girard ampiamente spiegherà: che il vero sacrificio è quello umano, e che l’animale è una vittima sostitutiva; che  mortalità e immortalità umano-divina sono legate insieme e indissolubili (nel sacrificio che genera uomo e dio). Continua a leggere

Falsa coscienza

 

Lo sanno i Calabresi, lo sanno i Sindaci, lo sa lo Stato, lo sanno tutti che le migliaia di africani che oggi  permettono che la scatoletta di pelati italiani costi quel che costa (pochissimo) vivono e dormono in un modo così totalmente disumano. Continua a leggere

Cacce sottili 2

All’interno di una grande passione ci si deve scavare una nicchia, che poi diviene un luogo d’incontro con gli adepti, con coloro che se ne sono ritagliata una uguale nello stesso luogo. Così avviene in tutte le grandi scelte di gratuite passioni. Così, tra coloro che si dilettano di pesca ci sono i trotaioli, o quelli che si dedicano al persico-trota o al luccio, e così via. Così nella caccia, c’è chi è fanatico di quella al cinghiale o alla lepre, chi adora la beccaccia, o chi come me rinuncerebbe a tutte le prede per un beccaccino. Così è anche tra gli entomofili (entomologo è freddo, e non dà conto della passione). V’è chi come Jünger si dedica ai coleotteri, e dentro i coleotteri elegge i carabidi, e tra i carabidi le cicindele. Poiché ogni passione è tendenzialmente monoteistica, per così dire.  Pure, il cacciatore-collezionista è con la morte che ha a che fare fin dall’inizio. E non quella degli insetti, che eternizza nella “camera a gas” rappresentata da una bottiglietta con un battuffolo imbevuto d’etere, bensì quella degli umani, il senso dello sparire di chi abbiamo conosciuto, che fa pensare al proprio futuro sparire e risveglia il desiderio di lasciare di sé qualcosa di permanente, come il proprio nome legato ad un insetto da noi scoperto, secondo il sistema di catalogazione di Linneo. Il padre di Jünger era un appassionato di scacchi, la cui casa era molto frequentata da altri appassionati. Uno era un certo Rotlevi, che ad un certo punto scomparve.

Le sue tracce scomparvero persino dagli annali che riportano le più belle partite di scacchi.
Questa scomparsa, in seguito, mi ha sempre lasciato in ansia, un’inquietudine che si ridestava anche ogni volta che cercavo di leggere i nomi sulle lapidi mezzo ricoperte di muschio. La strada scorre via veloce sotto le barche e sotto le navi. Spesso siamo gli unici a serbare memoria dell’ospite fugace; con noi egli muore una seconda volta, e si infrange l’ultima stele sulla quale era inciso il suo nome. Ecco perché i morti ritornano sempre, perfino i vecchi nemici, e bussano alla nostra porta.
(14-15)

Rileggo Simone Weil 73

Problema dell’origine del linguaggio, della tecnica, ecc. Questo problema in quanto tale non è neppure concepibile. Tale origine è dunque trascendente. (III, 256)

Per l’ originary thinking di Eric Gans, invece, l’origine del linguaggio non solo può, ma deve essere pensata, perché l’origine permane. E la trascendenza non è un prius rispetto all’origine, ma è generata in essa. La trascendenza è un carattere essenziale del linguaggio, del mondo dei segni.

Cacce sottili 1

Cacce sottili (Subtile Jagden, 1980, trad. it di A. Iadicicco, Guanda 1997) è un libro fatto per piacermi sin dal titolo. Si tratta di uno di quei (pochi) libri in cui uno vede rispecchiato se stesso nelle proprie attitudini più profonde. E la mia attitudine essenziale è quella del cacciatore. Il cacciatore e il collezionista hanno molto in comune, e non è un caso che entrambi siano espressione dello spirito maschile (la donna raccoglie, non caccia – si tratta di due espressioni differenti). Quando la caccia è rivolta al mondo degli insetti, come nella caccia sottile di Ernst Jünger, essa tende a coincidere con il collezionismo quasi totalmente – quasi, non del tutto.
Fin da giovane, Jünger sviluppò un appassionato interesse per il mondo degli insetti, e soprattutto dei coleotteri. Ma le sue cacce si concentrarono, come sempre accade, su un limitato numero di specie. Tra tutti i coleotteri, quelli che lo affascinarono furono i carabidi, e in particolare la cicindela. E il libro parla molto degli incontri con questo insetto, in giro per il mondo. 

A me è accaduta la stessa cosa, alla fine degli anni Cinquanta. Prima le farfalle, di cui feci collezione, poi i coleotteri. Il mio interesse si polarizzò sui carabi e sulle cicindele. Come Jünger – ed è questo che mi fa leggere il libro con un’ adesione intima, con una partecipazione delle viscere – ho ammirato i carabi come animali ctonii, del regno delle pietre e del muschio, degli angoli oscuri dei boschi; e nelle cicindele ho visto l’aspetto etereo, il loro essere più del cielo che della terra, la loro velocità. Ma carabi e cicindele hanno una cosa in comune, che è il loro essere predatori instancabili. Come sempre, in ogni regno animale l’uomo è attratto da chi preda e uccide. Lì va spontaneamente la sua ammirata contemplazione.

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In Babele

Le biblioteche  straripano. I file digitali sono infiniti e crescono a dismisura. Il tempo della vita è breve, e devi scegliere bene i tuoi libri. Il bene più prezioso, si sa, è il tempo. Il tempo della lettura è il più importante. E’ poco. Continua a leggere

Sadko

Conoscevo Sadko, il menestrello-eroe, nella bella opera omonima di Rimskij-Korsakov, ma ignoravo che nei primi anni Cinquanta fosse stato prodotto questo film sovietico. Nella Russia di allora anche le fiabe dovevano avere un valore educativo, e l’eroe medievale sembra un eroe sovietico ante litteram. Simpatico, però. 

Dialogo di un venditore d’almanacchi

Mi son messo da vent’anni a vendere almanacchi dell’anno nuovo (senza dirlo ad alcuno), e ieri mi sono incontrato col conte Leopardi, che passava di qui. Continua a leggere