Falsa coscienza

 

Lo sanno i Calabresi, lo sanno i Sindaci, lo sa lo Stato, lo sanno tutti che le migliaia di africani che oggi  permettono che la scatoletta di pelati italiani costi quel che costa (pochissimo) vivono e dormono in un modo così totalmente disumano.

Lo sanno tutti, nell’Italia dei buoni, dei partiti dell’amore, ma distolgono lo sguardo. Solo la violenza può richiamare quello sguardo, ma solo per poco, perché la falsa coscienza, per potersi perpetuare, necessita che il sacrificio avvenga sì, ma che appaia sempre altro da quel che è. E che, se per cause imprevedibili appare com’è, sia subito sepolto nell’oblio.

16 pensieri su “Falsa coscienza

  1. è verisimo ciò che hai scritto!
    sai cosa c’è?
    che lo stato ha paura, ma non è una sana paura, la sua…
    la sua paura è la paura di chi non vuole mettersi in prima linea per assumersi una responsabilità.
    diciamo che è vigliaccheria allo stato “puro”.

  2. Ciò che è avvenuto a Rosarno, vale a dire un altro sollevamento del proletariato immigrato dopo quello verificatosi a Castel Volturno, per contenere e reprimere il quale il governo è giunto a mobilitare centinaia di poliziotti e ad attuare la deportazione di masse di lavoratori africani in séguito all’azione tendenzialmente omicida di gruppi di squadristi locali al servizio degli imprenditori agricoli, dimostra che le cause economiche e sociali che hanno condotto a tale sollevamento vanno ricercate nelle condizioni di indicibile miseria e intollerabile oppressione in cui vivono questi ‘dannati della terra’.
    Come sempre accade in queste congiunture critiche, l’erompere spontaneo della lotta di classe spiazza tutti i benpensanti, siano essi di destra, di centro o di sinistra, i quali, dai partiti di governo a quelli di opposizione, dai padroni ai padroncini, dalle associazioni antirazziste ai preti e agli imàm, sono costituzionalmente incapaci di comprendere, per richiamare un’incisiva formulazione di Marx, che i ribelli “stanno finalmente facendo ballare i mummificati rapporti sociali cantando la loro propria musica, e insegnano al popolo ad avere orrore di se stesso, per fargli coraggio”.
    I fatti di Rosarno attestano, in primo luogo, che al centro del sollevamento del proletariato immigrato vi sono i problemi che nascono da una situazione di sfruttamento selvaggio, indicibile oppressione e sistematico ‘non-riconoscimento’. Si tratta di persone costrette a vivere in capannoni fatiscenti, prive di qualsiasi garanzia sociale e democratica, il cui unico elemento identitario, di ‘auto-riconoscimento’, è quello etnico: lavoratori che sono alla mercé di un padronato agricolo, il quale confina e talora si confonde con la criminalità organizzata e prospera sulla torchiatura di questo settore non sindacalizzato della manodopera agricola, dove non viene rispettato il benché minimo diritto. In secondo luogo, il ‘riot’ di Rosarno dimostra che l’integrazione degli immigrati non può avere luogo all’interno del sistema dello sfruttamento di classe e, in terzo luogo, che, stante la irriformabilità dello Stato italiano, l’unica prospettiva realistica consiste nella partecipazione di questi lavoratori ad un fronte popolare che lotti per introdurre cambiamenti politici e sociali radicali.

  3. Sig. Barone,
    grazie al cielo (eufemismo puro), Lei è tra coloro che hanno ancora il coraggio di citare Marx! Mi associo alla Sua analisi, per quanto ci precipiti in una condizione terribilmente frustrante e vergognosa. Ma qual è quel fronte popolare, dov’ è? E’ possibile sperare che quest’ umanità calpestata ed analfabeta, vivente sotto la soglia della povertà, senza mezzi né, talvolta, lingua comune, possa rialzare la testa senza che si versi del sangue?

  4. I “Fronti popolari” si sono realizzati nel passato in condizioni socio-politiche completamente differenti dalle attuali. Oggi il “proletariato industriale” ha cessato di pensarsi come possibile “classe egemone”. Ritenere che il suo posto possa essere preso dal “Lunpenproletariat” dei braccianti agricoli immigrati a mio parere è pura insensatezza. Del resto, in Italia parlano i risultati elettorali, in cui la “sinistra di classe” ottiene, non per caso, pochissimi voti.

  5. I lavoratori neri di Rosarno (che non sono sottoproletari: ritenerli tali è un errore di grammatica) hanno manifestato con forza e dignità, ma anche con la disperazione di chi viene lasciato solo dal suo alleato naturale — il proletariato italiano, ancora inerte — ed è privo di una guida politica capace di orientare la giusta ribellione contro lo sfruttamento e il razzismo (due fratelli gemelli) nella direzione della lotta di classe.
    La loro disperazione nasce dalla rabbia contro chi, tra lo sfruttato preso a fucilate e lo sfruttatore (o lo scherano al suo servizio) che impugna il fucile, si schiera senza esitazione dalla parte del secondo, invece di pensare e di operare per costruire quella solidarietà di lotta, quel vasto fronte unito degli sfruttati che solo può ottenere sensibili miglioramenti nelle condizioni di vita e di lavoro dei proletari (autoctoni e immigrati, settentrionali e meridionali, del settore privato e di quello pubblico).
    La popolazione di Rosarno (o una sua parte comunque ampia), dal canto suo, come si è comportata? Ha prima osservato attonita la rabbia dei ‘dannati della terra’ che osavano ribellarsi, poi sono prevalsi l’egoismo feroce, il cupo livore e il meschino risentimento della piccola borghesia razzista e proprietaria. Purtroppo, a causa della immane regressione storica, politica, morale, culturale e ideologica che caratterizza l’Italia di questi ultimi vent’anni (regressione di cui la crisi e l’emarginazione della sinistra comunista è solo un aspetto, per quanto rilevante), ragazzi e famiglie proletarie, che sono sfruttati e vivono anch’essi di lavoro nero, pensano e agiscono sotto l’influenza micidiale dell’ideologia borghese: invece di lottare contro il blocco agrario-mafioso, rivolgono il loro odio verso i lavoratori immigrati che, al contrario, hanno avuto il coraggio di alzare la testa. Queste sono le scene della lotta di classe nel XXI secolo che ci consegnano i fatti di Rosarno. Nessuno può pensare che quelle immagini non pongano interrogativi fondamentali sui livelli inediti delle contraddizioni economiche, sociali e ideologiche che stanno esplodendo nel nostro paese.

  6. Mi pare che il proletariato rivoluzionario in un’ottica marxiana dovrebbe essere costituito dai lavoratori dell’industria, certo non dai braccianti agricoli stagionali. Ma anche quel proletariato non esiste più, e qui al nord gli operai votano Lega. Peraltro, sono categorie che non mi appartengono, e che, per usare un’espressione da leninista, sono già finite nella “spazzatura (teorica) della storia”.

  7. mi chiedevo se negli animali la furbizia è innata o si impara…
    è tutto nato da un video che ho visto da santaruina e poi da mario pandiani sul gatto che resta indifferente all’abbaiare continuo di un cane, il gatto resta completamente immobile, ma non capisco se è perchè se ne frega del cane…
    il cane non è mica stupido, se abbaia avrà un motivo.
    l’indifferenza del gatto è veramente fastidiosa.

    1. Anche la mia cagnetta, che considera i gatti selvaggina, abbaia furiosamente alla gatta dei vicini, che al di là della recinzione, sapendosi al sicuro, rimane placidamente immobile. Abbaia anche ai passeri sui rami, perché vorrebbe afferrarli. Sfoga così la sua brama. Non si tratta di furbizia, in ogni caso. In generale, ci sono componenti innate che determinano il comportamento degli animali, ma le condizioni di vita e le esperienze significano molto anche per loro.

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