Portando Clausewitz all’estremo (1)

Fabio Brotto

Nell’ultimo Girard v’è una curvatura apocalittica che si viene gradualmente accentuando, e di cui è un passaggio cruciale il lungo dialogo con Benoît Chantre dato alle stampe nel 2007 col titolo Achever Clausevitz (it. Portando Clausewitz all’estremo, a cura di G. Fornari, Adelphi 2008). L’idea di fondo che regge tutto l’edificio del testo girardiano è che la guerra, sulla quale il brillante ufficiale prussiano ha scritto pagine fondamentali, sia una istituzione aristocratica avente la funzione di governare e restringere la tendenza umana allo scontro mimetico generalizzato e totalmente annientatore. La guerra, dunque, come insieme di regole e codici. Napoleone, dal quale Clausewitz appare a Girard totalmente affascinato, e che si costituisce quindi come modello, secondo lo schema mimetico ben noto, è colui che fa saltare i princìpi millenari della guerra e la porta verso la forma dell’annientamento reciproco (il cui emblema è nel 1916 Verdun), che comporta, attraverso una serie di passaggi successivi, l’annientamento della forma-guerra in sé stessa, e la sua sostituzione con la violenza generalizzata degli ultimi anni, con gli stermini etnico-religiosi e i massacratori suicidi. Continua a leggere

I miei uccelli (7)

Il fagiano è un gallinaceo, parente della gallina. Cammina tra la vegetazione, mangia semi, insetti e vermi, uccide le vipere a beccate. Dorme sui rami degli alberi per sfuggire alle volpi. In caso di pericolo corre velocissimo, si infratta nei rovi spinosi, o si leva fragorosamente in volo, e acquista rapidamente velocità. Continua a leggere

La ghiandaia

La ghiandaia è un bell’uccello, con quell’ insegna azzurra nel piumaggio. Non si direbbe appartenere alla stessa famiglia di corvi e cornacchie. Eppure è un corvide anch’essa, come la gazza. E gazze e ghiandaie sono volatili aggressivi e intelligenti, che mangiano di tutto, e amano saccheggiare i nidi degli altri uccelli, divorando uova e pulcini.
Qualche tempo fa, durante una passeggiata nel parco di Villa Margherita, vicino a casa mia a Treviso, ho visto una ghiandaia fluttuare elegantemente tra i rami col suo volo sinuoso, e subito dopo ho udito un pigolìo disperato. E ho scorto un usignolo che disperatamente cercava di allontanare dal suo nido la predatrice, attaccandola con vano coraggio. Nel nido c’erano i piccoli, un ghiotto boccone per la ghiandaia. Nel trambusto, uno dei pulcini è caduto a terra, nell’erba. E un merlo opportunista, come un fulmine, l’ha preso e portato via. Non certo per adottarlo. Così funziona la natura. E i merli, del resto, vedono spesso i loro nidi devastati da gazze e ghiandaie.

Rileggo Simone Weil 75

Il possibile è il luogo dell’immaginazione, e quindi della degradazione. Bisogna volere o ciò che precisamente esiste, o ciò che non può affatto essere; meglio ancora, ambedue. Ciò che è e ciò che non può essere sono ambedue fuori del divenire. (III, 271)

Il divenire è il male. Al contrario l’indeterminato, origine e fine degli esseri, nutrice e tomba, è di per sé perfettamente puro.
Il modello eterno, nel Timeo, è il bene, il modello in divenire è il male. (III 278) Continua a leggere

Tavor people

La maggioranza degli Italiani dipende. Dipende da sostanze tossiche. Dall’alcool, dalla nicotina, dalla cocaina, dalle benzodiazepine, ecc. Alcune di queste dipendenze appaiono più accettate di altre dal punto sociale e legale, ma il confine è spesso molto labile. E il medico che prescrive un sedativo o un antidepressivo che sicuramente creerà una dipendenza, forse anche molto grave,  mi sembra pericolosamente vicino ad uno spacciatore.

Sul treno

Prendo tutte le settimane il treno per Venezia, per andare a trovare mio padre. E’ la linea Udine-Venezia, con fermata a Treviso, dove salgo in carrozza. Alle 8.36 la carrozza è piena di gente, soprattutto studenti che vanno all’Università di Venezia. Una umanità interessante da osservare e ascoltare, perché in qualche modo, almeno parzialmente, dipinge il futuro del Paese. La osservo con curiosità.
Nessuno legge mai nulla, né libri né giornali. Qualcuno studia gli appunti di qualche esame. Altri sonnecchiano. La maggior parte chiacchiera. Soprattutto i maschi mi colpiscono per la loro loquacità, e per la fatuità dei loro argomenti. Continua a leggere

Sciopero della fame

   

Lo strumento principe che i Radicali italiani utilizzano per le loro rivendicazioni e per ottenere ascolto, ad ogni pie’ sospinto, è lo sciopero della fame, col quale si dovrebbe lentamente morire in qualche decina di giorni. Ultimamente ricorrono anche al letale sciopero della sete, per il quale ci si dovrebbe spegnere in pochi giorni. Continua a leggere

Di classe

E’ una questione di immaginario. Del resto, tra la sfera dell’immaginario e quella del concetto non c’è impermeabilità, e questo almeno dai tempi di Parmenide e della sua pianura. Nel mio, ad esempio, Freud e Marx stanno come gli autori delle due più grandi teratogonie del Novecento che ancora non son del tutto spente. E’ una questione di immaginario, quella dei manifesti. In essi si manifesta appunto una parte sostanziale dell’auto-comprensione dei movimenti e dei partiti (o dei loro strati residuali). Confrontare due manifesti stilisticamente disomogenei come l’ultimo del tesseramento neo-comunista e l’antico (ma non tanto) del famoso film di Elio Petri sulla classe operaia può fornire molti argomenti. Continua a leggere

Donnole

 Non è facile incontrare la donnola. Il modo più frequente è in automobile, quando un esserino velocissimo, che solitamente viene scambiato per un topo o una grossa lucertola, attraversa l’asfalto in un lampo. Non ne ho trovata mai nessuna schiacciata dalle ruote. Sono davvero piccole. Il maschio più grosso arriva ai due etti. In montagna d’inverno diventano tutte bianche, e si distinguono dai cugini ermellini solo perché questi hanno nera la punta della coda . Sono formidabili predatori, che si insinuano nelle tane dei topi, e che attaccano animali molto più grandi di loro, come conigli e galline. Da vicino ho incontrato la donnola due sole volte, e ci siamo guardati negli occhi. Continua a leggere

L’oggetto originario

Ho pubblicato su Generativa lo scritto di Andrew Bartlett L’oggetto della violenza originaria e la Seconda Persona della Trinità, che appartiene al versante speculativo della confraternita gansiana. Termina così:

Ma v’è anche un’altra prova del paradosso dell’inimitabilità della perfezione morale. Chiediamoci se la persona moralmente perfetta non desti necessariamente il nostro risentimento, proprio per il motivo che una tale persona “rivela” a noi la nostra propria imperfezione morale. Che cosa preferiremmo: essere naufraghi su un’isola deserta in compagnia di un santo perfetto o di un comune peccatore? L’umano che neghi di essere un comune peccatore è uno che nega la propria umanità, che sopprime il suo comune desiderio della vulnerabile soggettività sacra della vittima del solo male necessario. Di contro, indulgere ad un desiderio di presentarsi secondo il modo vittimario—soggetto ad una persecuzione immaginaria in una falsa imitazione di Gesù crocifisso—significa desiderare di essere la vittima di un male non necessario. In realtà, l’auto-giustificazione crea e corteggia il male non necessario, secondo il paradosso dell’esemplarità pacifista di cui dicevamo. Quanto più noi sospettiamo Gesù di aver desiderato il martirio, tanto più lo rendiamo vulnerabile all’accusa di auto-giustificazione e di “averlo richiesto” nel grottesco modo vittimario. Continua a leggere