Pensierini 4

Ora io penso che non vi sia un solo Hegel. Come tutti i sommi filosofi, anche Hegel può essere tirato di qua o di là, a seconda dell’interpretazione, come Platone, come Aristotele. E’ inesauribile. Vorrei farmi nottola, o barbagianni… Vedono nell’oscurità. E uccidono topi. Continua a leggere

Pensierini 3

La TV italiana di allora, dei tempi in cui ero giovane, si intendeva come “pedagogica”. Ora si sostiene che era “bacchettona”… ma oggi assistiamo alla situazione esattamente contraria: la “trasgressione” è eretta a norma, fino a divenire parte essenziale del sentire comune. Un rovesciamento sul quale non si è ancora riflettuto abbastanza… A mio parere si tratta di una estensione, volgarizzazione e perversione di un nucleo fondante del romanticismo. Continua a leggere

Pensierini 2

 

Da noi è in atto uno spaventoso processo di rimozione del passato (ormai quasi completata) e di sprofondamento nell’oblio. Siamo i Lotofagi da cui fuggì Ulisse. Continua a leggere

Pensierini

Penso che ritenere che tutti gli esseri umani abbiano gli stessi appetiti, e che la loro felicità consista nella soddisfazione di quegli stessi appetiti, sia una interpretazione della realtà storicamente determinata, relativa al nostro tempo e come tale spiegabile, ma in sé del tutto erronea e fuorviante. Continua a leggere

La Dichiarazione di Vienna

Che la politica attualmente seguita in materia di droga si sia rivelata un fallimento assoluto in tutto il mondo sta sotto gli occhi di tutti. Il carburante del narcotraffico è l’insaziabile fame di stupefacenti di vasti strati delle società occidentali, ivi comprese l’alta e media borghesia italiana. Data questa insaziabile fame, la guerra alla droga fa ridere i polli (e i narcos).
Ho sottoscritto la Dichiarazione di Vienna, molto saggia a mio parere. Ma temo che troverà ben poco ascolto tra i politici e nell’opinione pubblica, poiché l’attuale strutturazione del rapporto politica-crimine-consumo-consenso è soddisfacente per troppi, e consente tra l’altro di coltivare guerricciole locali, indicare nemici e indirizzare l’odio di massa su opportuni capri espiatori.

Intellettuali

Un fisico che studia i quanti è un intellettuale? Certo che sì. Ma nella vulgata gli intellettuali sono coloro la cui opera ha una ricaduta evidente e quasi-immediata sul piano socio-politico, anzi, soprattutto su quello politico: gli “scrittori” di vario genere. Terminata l’era delle ideologie, appare sempre più evidente la loro natura subalterna al dominio del Mercato tecnotronico-mediatico. Nel loro continuo riformulare l’autocomprensione dello scrittore radicale che provoca e “sconvolge il borghese” sono mero carburante della macchina capitalistica, tanto quanto i rockers e i rappers di ogni specie e levatura. Continua a leggere

Topia

Tra gli anni Sessanta, Settanta e i primi Ottanta ho conosciuto molti che si professavano “rivoluzionari” e “comunisti”, che sognavano l’avvento in Italia di una “fase rivoluzionaria”. Erano fra loro molto diversi, ma avevano tutti una cosa in comune: credevano fermamente che in alcuni luoghi della Terra si vosse verificata la Rivoluzione, e che vi vigesse il Comunismo. In quei luoghi gli umani erano felici in quanto lavoratori, e si andava costruendo l’Uomo Nuovo. Prima l’Unione Sovietica, poi la Cina, quindi Cuba, il Vietnam del Nord, ecc. ecc. L’Utopia in cui questi uomini e donne  vivevano era in realtà una Topia. Gli Italiani hanno guardato sempre alle Rivoluzioni degli altri: molto alla Francese e alla Russa, poco a quella Americana. Hanno prodotto in proprio la Rivoluzione Fascista, a cui molti hanno guardato, a loro volta, dai loro Paesi. Ma molti sostengono che quella non fu una vera Rivoluzione. In ogni caso, caduta l’Unione Sovietica, divenuta la Cina un immenso opificio del Capitalismo Internazionale e un grande agente sui Mercati Finanziari, demistificato il culto dei Barbudos e dimenticato il Vietnam che pensa solo all’economia, impresentabile la Corea del Nord, resterebbero gli  Islamisti…

Decenza

Qualcuno trova “indecente” il Palio di Siena. Lo trova indecente perché i poveri cavalli vi subiscono violenza e rischiano la morte. La cultura vittimaria contemporanea si espande, ma rimane incoerente al suo interno e scarsamente critica. In realtà, essa non può che avere una natura parziale, e non vede mai l’intera scena. Per il semplice fatto che anch’essa è costantemente alla ricerca di oggetti da vittimizzare. Così, i teneri animalisti che vorrebbero sopprimere il Palio di Siena non si chiedono come viva la povera vacca il cui latte stanno sorseggiando al bar. Forse non sanno nemmeno che negli allevamenti industriali da cui quel latte proviene le vacche vivono in spazi ristretti, e sono costrette ad alimentarsi in modo totalmente innaturale per un ruminante, con pastoni che contengono di tutto, soprattutto mais che in natura la vacca non mangia (i ruminanti non mangiano semi). Sono fecondate artificialmente, perché per fare il latte una vacca deve prima partorire. Dunque, l’esistenza di un gran numero di vitelli destinati a diventare fettine in breve tempo è condizione necessaria perché vi sia un’ampia disponibilità di latte. Consumo di latte e strage di vitelli sono legati indissolubilmente. Perché una vacca deve avere meno diritti di un cavallo?

Un vecchio pensiero 2

La critica al consumismo negli anni Sessanta e Settanta è fallita, questo è un dato evidente. Occorre vederne i perché. Se continuerà anche oggi, davanti alla Globalizzazione, ad essere la stessa critica, ovvero un’espressione del risentimento di quella parte dei ceti intellettuali che sentono di avere meno parte della torta (intesa come centralità) di quella cui pensano di avere diritto, la critica non farà molta strada. Più che di intrinseca bontà della società dei consumi, penso che si possa parlare del minor male costituito, rispetto alle altre forme possibili, dal libero mercato che vi è connesso. Si tratta sempre di realtà storiche transeunti, e sfaccettate. Continua a leggere

Delfini cattivi

Tra gli animali attualmente più mistificati nell’opinione pubblica ci sono i delfini. Ti fanno credere che se la godano ad esibirsi nei delfinari, mentre i poveri animali dei circhi e degli zoo soffrono le pene dell’inferno. La gente non pensa che i delfini non sono fatti per una piscina, ma per le distese del mare. E li vedono come innocui giocolieri, non come quegli efficientissimi predatori che sono. E quasi ci si scandalizza scoprendo che i delfini tursiopi uccidono regolarmente i loro piccoli cugini, i marsuini o focene, come si vede in questo filmato. Ma sono cetacei dai denti aguzzi, certo più simili ai lupi che agli agnelli.