Tesi per la fine del problema di Dio

Tesi per la fine del problema di Dio

Diciamo che è più interessante il saggio di Sergio Quinzio  del 1973 che nel libro segue le Tesi di Ferdinando Tartaglia, pubblicate per la prima volta nel 1949. Il libretto Adelphi che ho davanti, Tesi per la fine del problema di Dio, è del 2002, e lo scritto di Quinzio si intitola Ferdinando Tartaglia e la profezia del «puro dopo».  Le pretese di rifondare la filosofia, o di dare una svolta al pensiero, accampate sovente da grandi filosofi del passato, impallidiscono di fronte alla smisuratezza tartagliana: «Se finora non c’è mai stato Dio, non ci poteva essere mai stata neanche teologia, ma solo favole per bambini invernali e addormentati; adesso, cominciando ad esserci Dio, può cominciare anche il discorso teologico, sul serio» (p. 62) Ma la montagna delle Tesi partorisce solo il topolino del puro dopo, che appare irrelato a tutto ciò che precede, sennò non sarebbe puro. Ma è affermato nell’oggi in cui sta Tartaglia, il profeta, affamato di vero assoluto. Un oggi, in cui, non si capisce perché, quello che in precedenza era impossibile diviene improvvisamente possibile. E si rende possibile in Tartaglia: «Ma voi sapete che io oggi ho ragione, e possibilità di sciogliere l’uomo dal padre e dalla madre e fargli nuovo destino». Se tale è la smisuratezza di Tartaglia, sarebbe molto interessante cercare, girardianamente, il suo modello-rivale.

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