Federalismo?

In una sua mail il mio amico Alberto Astolfi, che vive negli Stati Uniti, mi scrive: “Spiegare ad un americano la questione del federalismo in Italia è quasi impossibile. Ieri un mio collega dell’Università di Grousehunting mi ha chiesto se la Lega Nord vuole ancora l’indipendenza della pianura padana, come è scritto nel suo stesso nome di partito, o vuole uno Stato federale come gli USA, e quindi non vuole più l’indipendenza. Federalismo e indipendenza non sono assolutamente la stessa cosa, insisteva. E io ho tentato in tutti i modi di spiegargli che in Italia le parole non hanno lo stesso valore che hanno in USA, che da noi uno può dire una cosa e intenderne un’altra, e che tutti  lo sanno l’uno dell’altro e quindi per noi non è un vero problema, e che indipendenza non significa per noi quello che pensano gli Americani, e nemmeno federalismo, e che nemmeno nipote di Mubarak vuol dire realmente nipote di Mubarak, e nemmeno una menzogna è una menzogna. Ma lui proprio non riusciva a capire”.

Ceto medio

Il ceto medio a reddito fisso è tra l’incudine e il martello. Paga le tasse sul reddito e non ha modo di evaderle, e sa che tutti gli altri, in massa, evadono. Sa che la Destra  protegge gli evasori, e sa che la Sinistra pensa di far pagare i più ricchi in base al reddito dichiarato, che non è quello reale, perché ha in testa solo l’IRPEF. Sa dunque che chiunque vinca le prossime elezioni porterà avanti il processo della sua proletarizzazione.

Roma ladrona

La più immediata preoccupazione fu poi quella del denaro, e, a un esame circostanziato, il più giusto parve trarlo proprio di dove ne derivava la causa di scarsezza. Due miliardi e duecento milioni di sesterzi erano da Nerone stati sperperati in largizioni. Ne ordinò Galba il recupero presso ciascuno, ai singoli solo lasciando la decima parte dei donativi. Ma n’era a costoro rimasto si è no tal decimo, prodighi com’erano stati dell’altrui come già del proprio, ai più rapaci e ai più disperati restando non terreni o capitali, ma unicamente gli strumenti del vizio. Addetti al recupero furono trenta cavalieri, ufficio insolito, e per gli intrighi e per il numero di implicati gravoso. In ogni dove vendite all’incanto e compratori, e la città sconvolta dagli atti giudiziari. D’altronde era un’allegrezza da non dire vedere ridotti così al verde quelli da Nerone impinguati come i già prima da lui spogliati. Dimessi di carica furono in quei giorni i tribuni Antonio Tauro e Antonio Nasone delle coorti pretorie, Emilio Pacense delle urbane, Giulio Frontone dei vigili. Ma non valse il rimedio per gli altri, cominciato a insinuarsi il timore d’essere l’un dopo l’altro buttati fuori per una politica di paura, di sospetto contro tutti.

Tacito, Storie I, XX  (trad. F Mascialino, Zanichelli1983)

Berlusconi sacro

Anche il più convinto adoratore di Berlusconi dovrà ammettere che questo fatto è un fatto: Il Presidente del Consiglio ha telefonato in quanto tale alla Questura di Milano, per ottenere che la minorenne Ruby Rubacuori, easy girl professionale, extracomunitaria marocchina, fosse affidata alla ventiseienne signora Nicole Minetti, dichiarando che la suddetta giovine era nipote del faraone egizio Mubarak I. La suddetta dopo pochi minuti, una volta fuori dalla Questura, è stata dalla Minetti scaricata ad un’altra signora, dalla professione onorata. Questo nudo fatto non lo contesta nessuno. Continua a leggere

Telecracy

L’intervento di Berlusconi durante la trasmissione di Gad Lerner L’Infedele è particolarmente interessante sotto molti profili, e andrebbe analizzato con calma e attenzione. In esso si intrecciano molti elementi diversi, di natura politica, antropologica, sociologica e psicologica. Mi pare evidente, tuttavia, il fatto che la questione principale riguarda la televisione e il suo ruolo. Questo è assolutamente decisivo, al punto che possiamo azzardare questa formulazione: l’Italia è una democrazia parlamentare solo in apparenza, ma nella sostanza è una repubblica televisiva, ovvero una telecrazia. Tutti i politici sanno bene che la vittoria o la sconfitta derivano dall’uso che si riesce a fare della televisione (da noi l’internet ha ancora un potere limitato, e per così dire paratelevisivo – in ogni caso la telematica esautora ancor più i parlamenti). Tutto si decide in tv, e soprattutto è là che si conquista o si perde il consenso. Continua a leggere

Tra Berlusconi e Vendola

Il vertice della Chiesa Cattolica vive nel terrore di uno Zapatero italiano al potere. Questo la rende disponibile ad ingoiare ogni rospo morale, perché sul piatto della bilancia ad equilibrare il peso di Berlusconi scostumato e delle sue donnine stanno le varie istituzioni e rapporti economici e privilegi, ecc., a cominciare dalla scuola cattolica. Insomma: meglio un Berlusconi dongiovanni depravato che un Vendola che promuova testamenti biologici, matrimoni gay e cose del genere. Incudine e martello.

Per me il problema non è nemmeno questo, il declino del prestigio morale della gerarchia cattolica, tra preti pedofili e appoggio a Berlusconi. Il problema è quello del laicato cattolico, le cui voci sono state per anni deboli in pubblico, assenti o quasi dai media. Il pensiero cattolico è rappresentato da preti e vescovi, e basta. La pubblica opinione dentro la Chiesa italiana è stata soffocata da decenni di wojtilismo, e l’unico intellettuale cattolico che venga ascoltato è Messori, ahimè.

Berlusconi e i Tunisini

Per spiegare ad un alieno chi sia il nostro attuale Presidente del Consiglio non potrei trovare niente di meglio di questa intervista ad una televisione tunisina, una tv con la quale ha avuto un qualche legame, per così dire. Qui l’uomo c’è tutto, senza residui. Nei giorni della caduta di Ben Ali, questo video è da esaminare con molta attenzione. E chissà che ne pensano i leghisti.

Oliviero Toscani

Il nuovo calendario di Oliviero Toscani, con 12 foto di 12 pubi femminili, ha suscitato un vespaio di polemiche. Ma non dovrebbe, perché l’ “arte” da tempo è ridotta ad arte della trovata, a escogitazione di novità e provocazioni, ed in ultima istanza a puro nulla. E quest’ultima opera di Toscani è semplicemente una schifezza che non dice nulla, e non provoca nulla. Ma ottiene lo scopo di Toscani e di tutti quelli come lui: porsi nel Centro, ove convengono gli sguardi e i desideri della Periferia. Espressione dello zeitgeist dell’era berlusconiana, Toscani è un corruttore dell’arte della fotografia, ma solo uno dei tanti. Forse un po’ più fortunato grazie a Benetton, corruttore del gusto estetico su scala planetaria, uno tra i tanti.

Autismo di casta

L’autismo di mio figlio Guido è stato per me una chiave di conoscenza. Ho imparato tantissime cose, e la mia prospettiva anche filosofica è cambiata, ha subito una (parziale) dislocazione. Mi ha fatto porre con una radicalità nuova la questione della definizione dell’umano.

Sul piano dell’idea della società, d’altro canto, mi si è fatto più chiaro che mai come ogni gruppo sociale, ogni classe e ogni casta in Italia viva in un perenne atteggiamento di autodifesa e di autogiustificazione. Così, neuropsichiatri che 10 anni fa erano convinti che l’autismo fosse una psicosi, scatenata dal rifiuto del figlio da parte della madre, oggi consegnano ai genitori diagnosi di sindrome autistica (spesso con perifrasi incomprensibili) e li rimandano a casa senza dire loro una parola sulla natura dell’autismo, senza una minima spiegazione, consegnando le famiglie alla confusione, alla lacerazione, ai ciarlatani su internet.

Un vecchio pensiero

Lo si sa da tempo immemorabile: la formazione dell’anima umana termina con la morte. Solo se l’anima è aperta, però. Ma questo pochi lo sanno. I più, chiusi, si fermano a vent’anni, o anche prima. Non crescono più. Le loro anime sono simili a quegli alberi macilenti e stentati che crescono su terra povera, in climi inospitali. Ma loro non lo sanno. Lo stupido psicologismo contemporaneo, che ci vorrebbe tutti eguali, nulla sa di queste cose. E oggi nel mondo occidentale non si formano uomini, ma strumenti, o eterni bambini.