Siam pronti alla morte

Morire per Bengasi? Ebbene, sì. Qualcuno ha detto che se oggi fossero vivi Mazzini e Garibaldi il primo sarebbe a Bruxelles a denunciare con veemenza la viltà dell’Europa, il secondo sarebbe in prima linea a Bengasi, a fianco dei patrioti libici. Che si muoia per Kabul e non per Bengasi significa solo questo: gli Stati antepongono gli interessi ai princìpi. Ma spesso sbagliano nel determinare il loro stesso interesse.

“Siam pronti alla morte” cantiamo, ma non è vero. L’Italia non chiama, noi vogliamo vivere tutta la nostra consumistica vita.

Tecnologia, democrazia

La tragedia giapponese si è sovrapposta brutalmente a quella libica, dando forse un colpo decisivo alle speranze degli insorti contro Gheddafi. Nutro il forte dubbio che il Governo italiano stia tergiversando e manovrando per ricucire i rapporti con Gheddafi, forse addirittura sperando in una sua totale vittoria. La cosa sorprendente in tutto il guazzabuglio per me è questa: essendo il Paese occidentale maggiormente coinvolto per ragioni storiche ed economiche, gli eventi ci hanno colti di sorpresa. La nostra intelligence non vale dunque assolutamente nulla, agenti e funzionari dovrebbero essere cacciati a calci nel sedere. D’altra parte, interessi economici (sempre a breve, lo sguardo lungo in questo campo manca) e principi democratici sembrano spesso in conflitto. Il paradosso è che stiamo combattendo da anni in Afghanistan, probabilmente per lasciarlo in mano ai talebani e ai signori della droga, e di fronte a ciò che avviene a due passi da noi giriamo lo sguardo dall’altra parte. Continua a leggere

Napolitano e il consumismo

Nel suo citatissimo intevento dell’8 maggio, Napolitano ha detto: “Ma credo che per raggiungere una parità sostanziale sia necessario incidere essenzialmente sulla cultura diffusa: sulla concezione del ruolo della donna, sugli squilibri persistenti e capillari nelle relazioni tra i generi, su un’immagine consumistica che la riduce da soggetto ad oggetto, propiziando comportamenti aggressivi che arrivano fino al delitto. Per favorire il cammino verso una parità sostanziale, molto devono fare la scuola e i mezzi di comunicazione attraverso i valori che trasmettono, e una rilevante responsabilità cade su quanti hanno ruoli preminenti in tutti gli ambiti e le professioni ; alle donne in particolare, tocca offrire validi modelli di comportamento. Non solo a quante hanno particolari funzioni e visibilità, ma a tutte le donne spetta, nella quotidianità della loro vita, il dovere di contrastare luoghi comuni, di esigere rispetto e considerazione”.

Sorgono domande. Qual è la cultura diffusa? Non è quella del politicamente corretto? I comportamenti aggressivi (del solo maschio?) sono alimentati davvero dalla cultura consumistica? La scuola non è quasi totalmente femminilizzata? I media non sono pieni di giornaliste e di conduttrici?

Io penso che la cultura consumistica sia cresciuta in parallelo con l’emancipazione femminile, e che esse siano interdipendenti, e che i luoghi in cui quella cultura non è approdata (come l’Afghanistan) siano anche quelli in cui l’oppressione delle donne è maggiore. Mi sbaglio? Non credo.

 

Ammutinamento morale

Al tempo della contestazione globale sessantottesca, Ignazio Silone pone delle questioni che mi sembrano ancora attuali nel clima presente.

Può il nostro Sistema autotrascendersi?

Può esservi un reale passaggio tra le generazioni?

Può aver luogo un ammutinamento morale in grado di rinnovare la politica e la società?

La mia risposta è un triplice no.

Solon 2

Entrò, col lume della primavera
e con l’alito salso dell’Egeo,
la cantatrice. Ella sapea due canti:
l’uno, d’amore, l’altro era di morte. Continua a leggere

Solon 1

Triste il convito senza canto, come
tempio senza votivo oro di doni;
ché questo è bello: attendere al cantore
che nella voce ha l’eco dell’Ignoto. Continua a leggere

Micronote 2

 1. Non esistono Stati che non perseguano il proprio interesse. La questione è far emergere un interesse comune a tutti gli Stati. Non è detto che sia la pace universale.

2. Nessuno Stato può permettersi di lasciare libertà di entrata a tutti quelli che la desiderano. Non è una questione di giustizia.

3. Molti giornalisti radiotelevisivi sono fermamente convinti che “meteorologico” si pronunci “metereologico”, e che “accelerare” si pronunci “accellerare”, ecc. Continua a leggere

Le sette piaghe della Scuola

Le strutture fatiscenti

La burocrazia dominante

L’inadeguatezza dei dirigenti a tutti i livelli

La demotivazione degli insegnanti

L’ottusità della classe politica

La pseudopedagogia

Le Riforme

Inculcare

Chissà cosa intende Berlusconi per inculcare. L’espressione probabilmente va intesa in rapporto all’uditorio del lider máximo, composto da cattolici. Infatti spesso nei documenti del magistero ecclesiastico sull’educazione si è usato il verbo inculcare. Certo, esso non appare molto adatto a suggerire l’idea di una educazione liberale. Ma qui il discorso, come sempre quando la classe politica italiana si occupa di scuola, oscilla tra l’ideologico e l’elettoralistico. Dal canto mio, mi sono sempre professato un difensore della scuola italiana statale e pluralistica, nella quale lo studente deve anzitutto apprendere nozioni e sviluppare capacità. E basta leggere alcune delle mie Croniche per capire che sono un conservatore (della sostanza). Tuttavia, pur ritenendo la Sinistra gravemente corresponsabile del degrado della scuola, mi sembra che oggi una scelta di campo sia necessaria: è assolutamente evidente che Berlusconi considera la scuola statale un covo di comunisti (il che è falso), e che l’unica materia cui presta attenzione è la storia, cioè la disciplina che i politici italiani sentono come la più vicina ai propri interessi. Poveri noi! Nello stesso momento in cui qualsiasi insegnante sperimenta di non essere in grado di inculcare assolutamente nulla nei suoi allievi, a cominciare dagli elementi basilari delle discipline, e questo anzitutto per la totale assenza di prestigio sociale e autorità della funzione docente, il capo del governo proclama che la scuola di Stato inculca principi diversi da quelli delle famiglie.

Allora noi, cittadini italiani di fede islamica, che crediamo fermamente che l’unica verità sia nel sacro Corano, e che tutta la società debba informarsi alla nostra Tradizione, noi pretendiamo che ci venga riconosciuto il diritto di avere nostre scuole, dove le ragazze siano velate e separate dai maschi, scuole nostre che possano rilasciare diplomi riconosciuti dallo Stato italiano.

Padania

Dell’antica Padania qual era prima dell’arrivo dei Romani rimangono misere tracce, piccole reliquie disseminate e scarse. Come la zona dello Storga, a poche centinaia di metri da casa mia. Ma anche la Padania dissodata e coltivata che si vedeva cinquant’anni fa non c’è più.  Scomparsa, o profondamente alterata. Provate a contemplare la pianura veneta dalla cima del monte Grappa, sacro alla Patria. Se l’aria è tersa, lo spettacolo della campagna divorata dal cemento è sconvolgente. Contemplata di notte, sembra conquistata dalle nere armate di Mordor. Ma spesso, soprattutto d’inverno, guardando dall’alto si vede un bianco nulla, e in alto splende il sole. Il fitto manto dell’inquinamento atmosferico è un immenso sudario.