Solon 1

Triste il convito senza canto, come
tempio senza votivo oro di doni;
ché questo è bello: attendere al cantore
che nella voce ha l’eco dell’Ignoto.
Oh! nulla, io dico, è bello più, che udire
un buon cantore, placidi, seduti
l’un presso l’altro, avanti mense piene
di pani biondi e di fumanti carni,
mentre il fanciullo dal cratere attinge
vino, e lo porta e versa nelle coppe;
e dire in tanto grazïosi detti,
mentre la cetra inalza il suo sacro inno;
o dell’auleta querulo, che piange,
godere, poi che ti si muta in cuore
il suo dolore in tua felicità.

– Solon, dicesti un giorno tu: Beato
chi ama, chi cavalli ha solidunghi,
cani da preda, un ospite lontano.
Ora te né lontano ospite giova
né, già vecchio, i bei cani né cavalli
di solid’unghia, né l’amore, o savio.
Te la coppa ora giova: ora tu lodi
più vecchio il vino e più novello il canto.
E novelle al Pireo, con la bonaccia
prima e co’ primi stormi, due canzoni
oltremarine giunsero. Le reca
una donna d’Eresso – Apri: rispose;
alla rondine, o Phoco, apri la porta. –
Erano le Anthesterïe: s’apriva
il fumeo doglio e si saggiava il vino.

Un pensiero su “Solon 1

  1. rileggo con una certa emozione questi versi di cui gran parte conosco a memoria. Riflessione ottimistica: qualcuno condivide qualcosa con qualcun’altro..o ? Non importa, il mondo cambia,ci si invecchia, ci fanno vivere un po’ più a lungo per desiderare di andarcene da qui. Ma come? Uti conviva satur? Direi piuttosto dopo aver ridimensionato un po’ tutto, anche la presunzione della cultura…vanitas vanitatum

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