Eros

Eros è questa fame dell’altro, che vuole fare dell’altro lo stesso. Ovvero, l’alterità dell’altro desiderato non è che lo specchio in cui il desiderante contempla se stesso. Come nella famosa canzone di uno dei padri dell’amore occidentale, Bernart de Ventadorn:

Più non ebbi potere di me,
né più fui mio dall’istante
che mi lasciò guardare nei suoi occhi,
in uno specchio che molto mi piace.
Specchio, dopo che in te mi specchiai,
mi hanno ucciso i profondi sospiri
e così mi perdetti, come si perdette
il bel Narciso nella fonte.

L’Amore e l’Occidente di Denis De Rougemont resta per me un testo fondamentale. Massificato e involgarito, oggi rimane questo principio, da cui tutti i media e la società nel suo profondo sono pervasi: il principio per cui nel rapporto amoroso l’amante non ama l’altro da sé, ma sé stesso amante. E prevalentemente negli uomini se stesso amante, nelle donne se stessa amata.

Fuga dal campeggio

In fuga dalla tendopoli di Manduria (Infophoto)

Si vedono foto eloquentissime, come quella pubblicata sul Corriere, che raccontano la grande e subitanea fuga dalla neonata tendopoli di Manduria. Un abominio: Maroni pensava davvero che centinaia di giovani tunisini se ne sarebbero stati buoni buoni e fermi nel campeggio, desiderosi solo di farsi identificare e magari rispedire a casa? Il ministro leghista si è dimostrato impreparato ad un’emergenza che non dovrebbe nemmeno essere considerata tale. L’Africa si sta muovendo, e le immagini della facilità con cui si può entrare in Italia e muoversi nel suo territorio incentiverà altri flussi, moltiplicherà gli arrivi. Altro che il bossiano “fuori dalle palle”, icastico riassunto di una strategia raffinata e intelligentissima. Il problema dell’Africa in espansione demografica incontrollata è gigantesco, e le menti dei governanti italiani piccine piccine.

Morte

Fondamentale difficoltà di ogni gnosticismo, quella di giustificare l’esistenza della pluralità (e di amarla), e di accettare fino in fondo la vita in questo mondo, la creaturalità. Di qui l’ambiguità del pensiero della morte. Non è infatti la morte in sé ad essere ambigua, ma il pensiero gnostico della morte stessa. Poiché per la gnosi la perfezione e la felicità e il diritto di essere amato assolutamente è solo del Principio, dell’Uno, del Dio il cui pensiero salva. Ma ciò da cui occorre essere salvati è in ultima istanza la morte, che in quanto morte del corpo è anche la via di passaggio alla realtà superiore. Ma del passaggio di che cosa, se la pluralità e la distinzione degli enti fra di loro e da Dio è il male? E che cosa dunque infine deve essere salvato? La rivelazione cristiana è quella dell’amore del Dio infinito per gli umani enti limitati, che non li rende infiniti, ma conservati nella loro finitezza in forma più alta. Via paradossale, e per la sapienza greca, e per la visione scientista, semplicemente folle. Per quanto ellenizzata sia la metafisica cristiana, si giunge sempre ad un punto in cui tra Cristianesimo e pensiero metafisico si apre un baratro, che solo fantasie creatrici come quella dantesca riescono, in qualche modo, a colmare.

La Montagna

La montagna, come il mare, è un oggetto di contemplazione infinito. Le montagne sono molte, ma ognuna rappresenta la Montagna, l’unica. E la Montagna può essere vista in tre modi, e si offre a tre domande. Ci sono i suoi piedi, e la domanda è: che cosa c’è ai suoi piedi? C’è il suo ventre, e la domanda è: chi abita dentro la montagna? E c’è la cima, e la domanda è: che cosa si vede dalla cima? La risposta a quest’ultima è anzitutto: altre montagne. Ma ognuna delle tre domande ne genera altre.

Credenze

L’umano sempre crede. Per quanto uno sia dedito alla più rigorosa scientificità, o filosofi razionalisticamente usando rasoi di Occam, giunge un punto in cui il suo sapere diviene credenza, spesso senza che egli se ne accorga. Eppure c’è sempre un saltus. Per esempio: Umberto Veronesi dice che le scimmie superiori condividono con noi quasi interamente il patrimonio genetico, e per questo hanno dei diritti, come del resto, secondo gli animalisti, li hanno tutti gli animali. Gli scimpanzé sono dei quasi-uomini, secondo una sua dichiarazione: “Uno scimpanzé che cos’è? Un essere vivente con una differenza minima nel genoma rispetto all’uomo. Talmente minima, i geni sono uguali al 99,5 per cento, che potenzialmente potrebbe essere un progetto di uomo. E allora perché non tutelare anche lui? La Chiesa in realtà ha una visione antropocentrica: solo l’uomo conta. Ma io che sono animalista e vegetariano mi chiedo, provocatoriamente, perché non tuteliamo anche gli embrioni degli scimpanzé, anch’essi sono progetti di esseri umani.” Continua a leggere

Amore

L’amore autentico è realizzazione di sé non nel possesso dell’altro ma nella contemplazione del suo essere altro dal sé, e non come un oggetto ma come un altro sé. Dunque, l’amore cristiano implica la differenza e la pluralità. In fondo, rimanda al compiacimento di Dio creatore, che considera buono ciò che non è Lui. È per questo che io diffido di tutte le posizioni che sostengono che l’unico oggetto degno dell’amore divino è Dio stesso: non vi sarebbe stata la Creazione.

Trombidium holosericeum

Un acaro dal bel colore, il simpatico Trombidium holosericeum. Mentre al parco assisto il mio figliolo autistico, che passa il tempo lanciando foglie e rametti nel fiumicello, il mio sguardo cerca micromondi. E vedo animaletti tra le rughe dei vecchi alberi. Lo chiamano ragnetto rosso, ma non ha nulla a che fare con l’omonimo fitofago, il Tetranychus urticae, che danneggia le piante. Questo ha un altro carattere, le sue larve sono vampire di aracnidi e insetti. Li lasciano vivi però, dopo aver succhiato il loro “sangue”.

Dismisura

La Torre di Babele non è un prodotto del moderno. E anche l’impero romano è una espressione di smisuratezza, come tutti gli imperi. La misura è un ideale filosofico per pochi.

Quando si pensa la dismisura, ogni aspetto della vita individuale e collettiva ne appare segnato. E anche la Chiesa cattolica, che ha mantenuto alcuni punti fermissimi, non ne è esente, sia nel suo pensiero che nella sua prassi concreta. Basta pensare alle migliaia di santi di Giovanni Paolo II, alla costruzione di San Pietro con le indulgenze vendute senza limite, all’idea che la popolazione mondiale possa crescere all’infinito, ecc. (cito tre aspetti casualmente, senza ordine temporale, e anche senza una valutazione di merito, come puri fatti). Aspetti che fanno ritenere che la dismisura sia costitutiva dell’umano in quanto tale, e destinata a durare quanto l’umano stesso.

Desiderio, dismisura

Il Desiderio è infinito. Nella sua natura è iscritta la mancanza del limite: esso tende al suo accrescimento, e passa continuamente da un oggetto all’altro. Ma non può essere concepito come una sostanza. Il Desiderio non sta per sé. È una funzione del soggetto, che l’apprende culturalmente: la sua non-animalità come soggetto umano sta esattamente nel suo desiderare, in luogo del puro appetire. Per questo la brama è senza fondo, e “dopo il pasto ha più fame che pria”, perché non sta per sé, ma è relazionale e mimetica, in altre parole sociale (il Deserto dei mistici è anzitutto una fuga dal regno della mimesi). Continua a leggere

Micronote 3

  1. La vita degli umani è breve, ed essi la impiegano quasi tutta in occupazioni vane.
  2. L’importanza dei beni culturali in Italia è rivelata dal fatto che il ministro Bondi per tre mesi non va a lavorare. E non si sa perché.
  3. Rimanere intellettualmente liberi in un ambiente di consorterie, mafie, logge, bande, schieramenti, ecc., è impresa sovrumana ed eroica.
  4. Ma perché le manifestazioni di piazza in Italia debbono sempre essere “colorate” e “gioiose”?
  5. La famiglia massacrata nella sua casa ad Itamar è israeliana, gli assassini palestinesi. Dunque la notizia non viene diffusa, e su quei morti nel mondo non piange nessuno. Se fosse stata una famiglia palestinese massacrata da fanatici ebrei, tutti i media del mondo si sarebbero scatenati. Continua a leggere