Micronote 59

gufin

1. La ragione è ostracizzata, dall’Oriente al curvo Occidente.

2. There is a track beside
the roses that smell and lie,
a track that darkness hides,
you’ll see before you die.

3. 1099
Quando il crociato entrò in Gerusalemme
scorsero rossi i fiumi nelle strade.
Il Dio della storia del teologo
recita eterno il suo monologo.

4. Si dice che molti giovani musulmani radicalizzati siano totalmente ignoranti in materia di sacro Corano. Non stento a crederlo. Prendiamo dunque qualche giovane e meno giovane cattolico radicalizzato (ne conosco alcuni) e interroghiamolo sulla sacra Bibbia. Anzi, no, è troppo: facciamogli qualche domandina sul Nuovo Testamento. Temo che tra i due gruppi emergeranno singolari affinità in asineria.

5. Pretismo, categoria interessante.

6. CITAZIONE
Si chiudono le porte ad una ad una,
ogni spazio si stringe ed il respiro
diventa bruna attonita parola.
Passò la nave mia piena di vento,
passa la nave mia colma d’oblio.

7. ROMANZO IN DUE VERSI
Quello sognava il canto delle rose
ma un nero amore infine lo distrusse.

8. Noto che un tempo le autorità religiose cattoliche additavano una provenienza divina delle sventure, come della pioggia o dell’arsura, mentre ora dell’origine tacciono, attribuendo il male ai soli uomini, per la loro parte. La natura per loro anche è innocente, sono gli umani a costruire dove e come non dovrebbero. Continuando però la Chiesa a chiedere soccorso a Dio, anche durante lo svolgersi di calamità naturali, come se Dio comunque tenesse sempre in mano tutte le fila degli eventi (come rimanesse valido il detto per cui non si muove foglia che Dio non voglia).
Quando poi i disastri sono storici, come le guerre, allora il concetto di Dio della Storia apre un abisso insondabile. Solitamente ti rispondono con l’accoppiata fede-mistero: l’uomo di fede s’inchina di fronte al mistero divino, sacrificium intellectus. Ma a quel punto ogni fede per la ragione sta sullo stesso piano, perché l’elemento fideistico in ogni caso le sfugge, e delle varie fedi la ragione può solo vagliare gli effetti, non la verità in cui la fede è fede.

9. Per me l’esperienza della libertà è stata ed è anzitutto questa: non avere alcuno sopra di me a determinare l’agenda delle mie letture.

10. La cosa più ridicola che vedo in Italia è la convinzione di molti che vi sia una spaccatura, un abisso, tra cittadini e classe politica, idea bislacca da cui sgorga la comica espressione “mandiamoli tutti a casa!”. Quasi che l’italiano comune fosse un aggregato di comportamenti virtuosi. Io invece vedo intorno a me molta cialtroneria, furberie, meschinità, interessi particolarissimi, e soprattutto un sovrano disprezzo di ogni regola. Finitela dunque coi sogni di palingenesi giacobine, cretini!

11. La nottola di Minerva spicca il volo al crepuscolo. Va bene, Hegel, ma ancora più importante è il fatto che la dea di cui la nottola è la nottola sia sempre armata, non di penna e carta, ma di lancia ed elmo. La sapienza ha bisogno delle armi.

12. Con gli slogan, soprattutto con quelli che individuano capri espiatori e colpevoli di ogni nefandezza, si muovono le masse e si prendono voti. Ma qui si dovrebbe pensare a come costruire uno sviluppo nuovo per l’Italia in un mondo di iperpotenze mondiali: con un sistema dell’istruzione che produce un numero crescente di semi-analfabeti sarà dura. Soprattutto se il semi-analfabetismo è già radicato nella classe politica e produce sempre più slogan e meno pensiero, in un circolo nefando.

13. Ogni concezione del rapporto tra i generi che consideri ciascuno dei due come dotato a priori di caratteristiche comportamentali determinate nei confronti dell’altro genere, o di una visione a priori dell’altro, è una concezione fallace, perché il maschile e il femminile possono essere pensati sempre solo nella loro relazione reciproca: questo femminile produce questo maschile e insieme ne è prodotto. Pensate forse che l’innegabile culto maschile della forza si sarebbe potuto dare se per milioni di anni le femmine degli ominidi non avessero mostrato una maggior disponibilità verso i maschi più potenti e aggressivi del gruppo? Lo stesso discorso deve essere fatto sul tema del corpo delle donne: pensare che esso sia una pura gestione maschile in termini di dominio, con la donna in posizione meramente passiva e oggettificata, è una vera insensatezza. 
14. 1. Risentimento piccolo-borghese + 2. bisogno di capri espiatori + 3. cultura massificata e venerazione della tecnologia + 4. aspirazione alla catarsi globale + 5. bisogno di figure mistico-autoritarie = Movimento 5 Stelle.
15.  Casomai, Zenone, farò parlare te al posto mio. Sai che io sono amico di Epicuro, e antepongo il caso al destino.
16. Nell’homo sapiens tecnosocialis, la nuova sottospecie nata in seguito al diffondersi della Rete, si assiste a importanti mutazioni psichiche. Una delle tante riguarda il concetto di bello, che il tecno-sentimentalismo – altro elemento fondamentale – sta gradualmente identificando col simpatico, come dimostrano i dilaganti commenti del tipo “bellissima”, “come siete belli”, ecc., indirizzati ad immagini di persone anziane, decrepite, obese, ecc.
17.  Editor: – Questa scena col Grande Inquisitore appesantisce inutilmente la narrazione.
Dostoevskij: – Ma, io, veramente…
Editor: – Tagliare, tagliare assolutamente!
18. Omnia immunda immundis.
19. I miei anni li conto da sempre in autunni.

20. La vita di un’onda è breve, ma non più lunga è quella degli umani. L’unica esperienza del nulla che ci è concessa è quella della sparizione di ciò che abbiamo amato, persone, animali, cose, della loro resistenza totale a qualsiasi invocazione, a qualsiasi richiamo che non sia quello illusorio della memoria puntellata da vecchie foto. Possiamo evocare solo pallidi fantasmi, che ci ricordano che presto anche noi non saremo.

Micronote 57

  1. gufinIl piccolo-borghese dell’era tecnotronica, versione riverniciata di quello novecentesco e oggi nuovamente dilagante in Europa, come il suo predecessore tende all’idea categorica. È convinto che (per misteriose ragioni) la verità delle cose si sia rivelata a lui e a quelli come lui, e che di conseguenza tutti coloro che non la riconoscono o la mettono in dubbio siano malvagi, nemici e traditori.
  2. Mi par di capire che il sogno dell’italiano medio sia quello di mandare a casa qualcuno, almeno una volta nella propria vita. Io manderei a casa quello, lui quell’altro: dev’essere una pseudo-medicina per identità fragili.
  3. Il vivente si adagia, si adagia
    sotto il sole si adagia, si adagia,
    il morente si adagia, si adagia,
    sotto il baobab si adagia si adagia,
    il leone si adagia si adagia,
    ha mangiato, e si adagia, si adagia,
    la mia capra nell’ombra si adagia,
    lei nell’ombra si adagia, si adagia,
    Ma il mio cuore, lui no, non si adagia,
    Il mio cuore è un grillo, non si adagia.
    (canzone Hadza)
  4. Passiamo col tempo, non ci fermiamo. Qualcuno di noi ragiona, la maggior parte si attacca alle ragioni collettive, pensa di pensare e non sa nulla.
  5. Due cose alla maggior parte degli Italiani non dicono nulla: gli alberi e i libri.
  6. Cerco la disarmonia con me stesso, con gli altri, col mondo.
  7. Vaghe promesse, immagini mortali,
    e ogni penna caduta dalle ali.
  8. Gli disse un discepolo: “Parlaci del fuoco!”
    Rispose: “Se tu ami il fuoco devi prepararti ad amare anche la cenere”.
  9. Né leggono, né pensano, né sanno, ma parlano.
  10. Mentre gli appetiti appartengono alla sfera naturale, e la società può regolarli solo parzialmente, strutturandoli in modo da renderli inoffensivi per la collettività, i desideri sono esattamente ciò che tiene insieme la società stessa. Ed ognuna alimenta i suoi, secondo modalità ideologiche. Deve alimentarli da un lato, ma dall’altro deve moderarli, contenerli affinché non diventino esplosivi. Così i desideri di un giovane spartano erano differenti da quelli di un giovane italiano di oggi, mentre i loro appetiti sono, nella sostanza, più o meno gli stessi. Il motivo per farci moderare i desideri può essere il bene della famiglia (e fin qui un italiano ci arriva), o più in generale il bene della collettività e della nazione (e qui un italiano fatica enormemente ad arrivare).
  11. Ricordo la mia catechista nell’anno 1962, parrocchia dei Gesuati a Venezia, una signora di mezza età, insignificante . Ci permetteva di farle delle domande. Ne ricordo alcune che le feci. Ad esempio questa: “Gesù era un uomo giovane, e anche gli apostoli. Perché i papi sono sempre vecchi?”. E quest’altra, molto più interessante e metafisica: “In paradiso non si va col corpo, solo con l’anima. Allora i beati come fanno a vedersi tra di loro se non hanno gli occhi?”. Devo dire che la risposta alle mie domande (gli altri ragazzini dimostravano meno ardor di conoscenza delle realtà supreme) era quasi sempre “è un mistero”. Ovviamente, il filosofo in erba era del tutto insoddisfatto.
  12. Qual è il livello di rischio per la mia incolumità personale che si deve manifestare perché il mio non-intervento in una situazione di altrui pericolo spossa sfuggire alle invettive mediatiche da parte dei sempre numerosi deprecatori dell’indifferenza dilagante? Esiste un tale livello di rischio? Se, ad esempio, vedessi un delinquente con un coltello in mano che sta incitando il suo dogo argentino a sbranare un bambino, e non mi lanciassi in soccorso del piccolo, sarei un indifferente o un pauroso? Perché paura e indifferenza non sono affatto la stessa cosa, diciamo. E i deprecatori di indifferenza/paura possono tutti evocare gloriosi esempi di sprezzo del pericolo da parte loro?
  13. Da almeno 30 anni gli indirizzi generali della scuola italiana sono stati affidati ai pedagogisti (di regime). Il risultato è sotto gli occhi di tutti, del tutto evidente. È stata condotta una guerra totale, una vera Kulturkampf, contro due Nemici: cultura critica e studio. Che infatti nei programmi ministeriali e nelle Buone Scuole non compaiono mai. Per questo, anche, il destino dell’Italia è segnato.
  14. La nostra Repubblica, essendo nata dalla Resistenza (e da un referendum un po’ torbido), e la resistenza partigiana essendo, come tutti sanno, una forma specifica di guerra, non poteva RIPUDIARE LA GUERRA. E dunque non la ripudia affatto. Ripudia solo la guerra di aggressione, la guerra fascista: non quelle di liberazione, perché si contraddirebbe, e nemmeno quelle difensive. Non poteva essere la nostra, e non è, una costituzione nonviolenta e pacifista.
  15. Quando ero ragazzo, non sopportavo Cassius Clay, e a ogni suo incontro mi auguravo che fosse sconfitto. Ora lo vedo come uno dei massimi esempi della operazione tipica della religione mediatica mondiale vigente, che consiste nella unificare in un unico soggetto le due figure del santo e del circense.
  16. ESPATIA
    Anche i secondi sogni hanno una fine.
    L’erba s’ingrigia, la corrente è gonfia
    e tu ritrovi il cane antico che trascina
    la sua memoria a riva, e ha la forza
    di muovere la coda e di morire.
  17. Sono al supermercato, è venerdì e compro pesce. Tre branzini, 25 euro. Compro anche vari altri prodotti. Alla cassa l’addetto, dopo che io ho riempito i miei due sacchetti, mi dice: “sono 23 euro e 50 centesimi”. “Ma,” gli dico, “guardi che il conto è sbagliato, solo il pesce costa 25 euro”. Lui mi guarda con occhi bovini, e prima ancora di controllare esclama: “Onesto!”. Lo stupore del cassiere segnala una condizione generale preoccupante. Qui tutti pensano che la correttezza minimale sia rara, rarissima, una cosa da eroi, da deficienti, o da persone bislacche. Questo significa che non solo nei rapporti tra il cittadino e le istituzioni, ma anche nei rapporti quotidiani ed elementari tra le persone, sta svanendo quella fiducia di base senza la quale l’intero sistema si sbriciola e sprofonda nel caos.
  18. Quando parli degli esseri umani, ricorda sempre che l’unico di loro che tu conosci dall’interno sei tu.
  19. Uno dei detti più menzogneri che siano mai stati coniati da mente umana è “chi cerca trova”.
  20. Cosa mi avranno inoculato da bambino per rendermi immune dal tifo calcistico e dall’interesse per gli sport in genere? Non lo so, ma mai di una vaccinazione un umano fu più riconoscente.
  21. Scrive Edoardo Albinati a p. 976 del suo farraginoso “romanzo” La scuola cattolica: “Il coito lascia un uomo identico a se stesso. Il che lo rende invidioso o preoccupato dei clamorosi cambiamenti che il medesimo atto può invece produrre in una donna”. Come dire: guarda come un po’ di frequentazione della cultura psicoanaliticheggiante può ridurre il cervello di uno scrittore.
  22. Se si cancella la differenza essenziale tra l’umano e l’animale, cadrà inevitabilmente anche quella tra l’animale e il vegetale. Se ogni animale viene pensato come dotato di soggettività, e lo stesso concetto di animale superiore è abbandonato, allora anche il protozoo sarà pensato come un soggetto. E se il protozoo sarà pensato come soggetto, perché non la diatomea, il cardo, la margherita, e l’insalata che ora sto per mangiare, e la cui vita ho violentemente interrotto?
  23. Se i Cinque stelle festeggiano e tripudiano
    chiedetene ragione ai governanti
    ciechi, furbastri, ottusi e tracotanti,
    che allevarono masse di ignoranti.
  24. C’è chi ama l’invettiva e chi intona Casta Diva.
  25. Penso che il mondo sia pieno di gente che sotto sotto pensa ancora di comprenderlo, e di avere ancora in mano il Senso della Storia. E spesso sono persone che criticano selvaggiamente le altrui costruzioni del mondo, senza rendersi conto che anche loro ne sostengono una. Anche non volendolo.gufin

Dacca e i Curdi

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Un ragazzo e due ragazze bengalesi sono seduti ad un tavolo del ristorante Holey Artisan Bakery di Dacca. Tutti e tre sono musulmani e vestiti all’occidentale. Irrompe un gruppo di terroristi-martiri sunniti. Tutti e tre i ragazzi bengalesi sono in grado di recitare versetti del Corano. Al maschio è offerta la libertà, che lui eroicamente rifiuta pagando il suo gesto con la vita. Alle femmine no, e sono senz’altro uccise. Perché questa differenza di trattamento? Quei giovani non sono tutti ugualmente islamici? Non conoscono forse il Corano? È del tutto evidente che qui secondo i fondamentalisti vi è una questione di genere: nel senso che al maschio nella loro visione è concessa da Dio una serie di libertà e autonomie che invece da Dio alla femmina sono negate. Un uomo può anche vestirsi, se crede, in maglietta e jeans, una donna no. Se lo fa tradisce l’Islam ed è nei fatti una rinnegata, e va trattata come tale, i rinnegati devono morire. Qui si coglie un punto centrale: la questione del ruolo della donna nelle società islamiche, del suo stato di sottomissione al maschio. È proprio per la centralità di questo elemento critico che gli occidentali dovrebbero appoggiare in ogni modo il popolo che all’interno del mondo musulmano ha visto il massimo grado di emancipazione della donna, e che potrebbe essere un faro per quel mondo: il popolo curdo. Dubito fortemente, dati i precedenti, che l’Occidente si muoverà con intelligenza.

Quel che manca a Mancuso

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Scrive sulla Repubblica di oggi Vito Mancuso, nell’articolo intitolato Perché questo è il tempo di riscoprire la confessione: «È solo dalla connessione organica e fiduciosa con il mondo naturale che gli esseri umani  possono ritrovare il coraggio di essere liberi: liberi dal potere economico e politico, liberi dal pervadente erotismo mercantile che imprigiona i corpi rendendoli merci, liberi dalle ossessive connessioni alla rete che li irretisce, di nuovo felici di stare soli, di tacere, di respirare, di essere.» Meravigliosa la capacità di Mancuso di accumulare in poche righe un gran numero di luoghi comuni, tenuti insieme da una zuccherosa e da me insopportabile retorica progressivo-veganeggiante. Egli accumula espressioni che per uno spirito critico sono stilettate: liberi dal potere economico e politico, ma certo, come no? È così semplice, basta poco. Liberi dall’erotismo mercantile che mercifica i corpi, nulla di più facile, i miliardi di consumatori di porno si persuaderanno subito. Felici di stare soli: bellissimo, già c’è qualche reality che lo spiega al volgo. Felici, oltre che di tacere e di respirare (oggi è pieno di gente in apnea, il potere economico ci vuol tutti così) anche di essere. Una felicità metafisica, addirittura. E da dove deriverebbe? Dalla connessione organica e fiduciosa con il mondo naturale. Questa è una perla, una gemma di sapienza mancusiana. Chissà a chi pensava quando ha scritto quelle parole ispirate. Ai contadini davanti alla carestia, agli abitanti di un’isola del Pacifico durante uno tsunami, agli abitanti di Pompei durante l’eruzione? O piuttosto agli ospiti di qualche resort immerso nella natura? Come ho scritto varie volte (ad es. qui), Quel che manca a Mancuso è anzitutto questo: una visione della natura che non sia filosoficamente dilettantesca. Mancuso pensa il naturale come intrinsecamente ordinato al bene e alla giustizia, armonioso e felice, e questo è semplicemente una forma di accecamento. La curvatura veganeggiante del suo pensiero si accentua sempre più, con esiti penosi. Peccato.

La strage di Orlando

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Considerazioni sulla strage di Orlando, così come mi vengono.
1. L’omofobia del terrorista Omar M. è strettamente legata alla sua identificazione nell’islamismo jihadista. Scindere i due elementi porta fuori strada: anche nei paesi islamici più tolleranti un locale come il Pulse Club di Orlando sarebbe del tutto impensabile, e le forme di omosessualità accettate socialmente in tutto il mondo musulmano sono solo quelle sommerse e invisibili. In nessun paese islamico può prosperare, manifestandosi e lottando per i suoi diritti, una comunità LGBT.
2. Attaccare l’Islam in quanto tale per fatti del genere è pericolosissimo, perché non fa altro che accrescere l’odio inter-religioso e spingere nuovi credenti nelle reti dell’ISIS. Chi tra gli occidentali vuole lo scontro totale con l’Islam come religione deve dichiarare di volere anche un mare di sangue, incommensurabile con quello che viene versato ora. C’è bisogno di un impegno culturale immane, al fine di superare quella che deve essere compresa come una guerra di culture in corso, anche entro l’Islam. La possibilità di un mare di sangue, tuttavia, solo un accecato oggi la può escludere.
3. L’Islam jihadista ha una forte capacità di contagio, grazie anche all’internet. La comunità musulmana nei paesi occidentali non sembra attualmente essere in grado di generare anticorpi adeguati.
4. Ritenere che il jihadismo sia un prodotto di povertà ed emarginazione è mera insensatezza: atti di violenza sfrenata vengono compiuti in nome di Dio da persone perfettamente integrate nelle società ricche, figli di genitori integratissimi, come Omar Mateen. Ergo, lo scontro è culturale, e il detonatore massimo è il sesso, il locus in cui agli occhi di una buona parte dei musulmani, e non dei soli jihadisti, si palesa la totale corruzione morale dell’occidente: nell’emancipazione della donna, nell’esistenza stessa di un mondo LGBT pubblico e socialmente accettato.
5. Domanda. Cosa accadrà in una globalità multiculturale in cui la comunità musulmana crescerà di numero, offrendo al suo interno l’humus culturale (anzitutto bloccando qualsiasi possibilità di studio storico-critico del Corano) per lo sviluppo di cellule mortifere?

Volpi e galline

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Dal punto di vista antropologico, lo studio del sentimento animalista dilagante nelle società occidentali è del più grande interesse. E vi sono episodi che, inseriti nel contesto generale della percezione animalista della realtà, sono particolarmente significativi e rivelatori. Qualche giorno fa, in provincia di Venezia, i piccoli animali di una cosiddetta “oasi” sono stati massacrati nel corso di due successive notti. Già dopo il primo evento si è scatenata la caccia al responsabile umano (non poteva che essere un umano, ovviamente), dipinto come una sorta di abominevole mostro assetato del sangue di creature innocenti. Dopo il secondo evento si è raggiunto il climax, con persone che sui social media esprimevano una brama di sangue, invocavano un occhio per occhio animale-umano. Il delirio animalista ha subito una doccia fredda quando un’accurata analisi dei cadaveri ha portato all’inoppugnabile conclusione che le morti sono state causate da canini aguzzi, non da improbabili uncini. Il colpevole è un canide di piccole dimensioni, quasi sicuramente una volpe. Ora, qualsiasi allevatore di polli, anche dilettante, sa benissimo cosa può fare una volpe in un pollaio o in un recinto quando riesca a penetrarvi. Non si accontenta affatto di prendere un pollo e via, se non avverte pericolo imminente può accadere che si lasci andare al piacere di uccidere. Perché non è mica vero quello che afferma la dottrina che viene inculcata ai bambini occidentali fin dalla più tenera età, e cioè che i predatori “uccidono sempre e solo quando hanno fame”, “uccidono solo le prede che possono mangiare”, perché “in natura non esiste spreco”, perché “la natura è un equilibrio perfetto”. A parte che se la natura fosse di per sé un equilibrio perfetto non vi sarebbe stata alcuna evoluzione, né alcuna estinzione di massa, compresa quella dei dinosauri, che certo non furono eliminati dagli umani, è evidente che i predatori cacciano e uccidono spinti dalla fame, ma è vero anche che nell’uccidere una preda provano piacere. E questo spiega come una volpe in un pollaio, o un lupo in mezzo ad un gregge di pecore, trovandosi a contatto con prede incapaci di difendersi e di fuggire, si lascino andare al piacere di uccidere, in una sorta di orgasmo, di estasi del sangue, al di là della stretta necessità alimentare. Del resto, applicare concetti umani come risparmio e necessità al comportamento animale è comunque una forzatura. Noi nel cervello di una volpe non potremo mai entrare: sappiamo però che se entra in un pollaio fa esattamente quello che si vede nel video, ammazza più polli che può. Le testimonianze di questo comportamento sono infinite, ma l’ideologia animalista le rifiuta in forza di un dogma.

 

Ultra-destra contro Verdi

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Il leader del partito della Libertà (FpOe) Norbert Hofer sfiderà il verde Van der Bellen al ballottaggio del prossimo 22 maggio. Che per la prima volta nella storia dell’Austria non vedrà nessun candidato dei Socialdemocratici e dei Popolari. Potremmo paragonare, fatte salve le differenze, il prossimo ballottaggio  per l’elezione del presidente dell’Austria ad un’italica competizione Salvini-Grillo. Chi ama un approccio meditato e razionale alle grandi questioni politiche  potrebbe rabbrividire, ma i tempi sono questi. L’Europa si sta sfaldando proprio nel momento in cui dovrebbe rinsaldarsi. Le élites europee negli ultimi anni hanno ampiamente sottovalutato il peso emotivo esercitato sulle masse europee da una immigrazione musulmana di massa . Hanno anche dimostrato di non conoscere nulla della persistenza secolare di memorie di scontri di civiltà. (Vienna, in particolare, venne assediata due volte da un esercito turco musulmano, nel 1529 e nel 1683.) Nello stesso tempo, dobbiamo ricordare come tra Germania e Turchia ci furono momenti importanti di alleanza politico-militare,  soprattutto nella Prima Guerra Mondiale in cui Turchi, Tedeschi e Austriaci combatterono contro Francesi e Inglesi (e Italiani). La grande storia è un intreccio, che spesso forma nodi di Gordio. Dalla Crisi dei Migranti l’Europa uscirà con le ossa rotte, e certo con meno democrazia, questo è certo.

Vogliamo la verità!

12417511_982445308457736_1950511604102736113_nNel Vangelo secondo Giovanni (18, 38) Pilato, che di politica molto si intendeva, e il cui pensiero stava tutto dentro la politica, chiede a Gesù “Che cos’è la verità?”. Il Gesù giovanneo, solitamente eloquente, a questa domanda radicale non risponde.
Se la politica fosse il luogo della verità, avrebbe senso il “vogliamo la verità!” sull’omicidio Regeni. Come lo avrebbero tutti i “vogliamo la verità!” che in questi decenni si sono succeduti in Italia: sull’incidente di Ustica, sull’omicidio Moro, sulla strage dell’Italicus (e potrei continuare). Ma la politica non è il luogo della verità. La politica è il luogo del conflitto e della mediazione del conflitto.
Quando qualcuno, in genere collocato a sinistra, grida “vogliamo la verità!”, intende dire “vogliamo la verità che sappiamo già benissimo!”, perché è la verità del nemico, che il nemico nasconde, appunto perché è il nemico. L’emergere della verità, dunque, coincide con la sconfitta del nemico, ed è per questo che quella verità viene reclamata con tanta forza. L’ideale sarebbe il manifestarsi come incontrovertibile aletheia quella che la morte di Regeni è stata causata da funzionari della CIA e del Mossad: allora la fame di verità sarebbe saziata.
Il regime militare di Abdel-Fatah al-Sisi è avvertito come nemico, e questo è dovuto non alla sua natura spietata di per sé – il regime degli Ayatollah in Iran e quello saudita lo sono anche di più, gli oppositori in Cina sono spediti in galera e spariscono come in Egitto, ma contro di loro la mobilitazione di sinistra è sempre stata scarsissima – ma al fatto che non appare abbastanza nemico di Israele e dell’Occidente. Si tratta sempre della oicofobia di sinistra, ancorata al risentimento.

 

Francesco e i mercanti

popDice il Papa: «Tre giorni fa un gesto di guerra, di distruzione in una citta’ dell’Europa, gente che non vuol vivere in pace. Ma dietro di quel gesto c’erano altri, come dietro Giuda c’erano quelli che gli hanno dato denaro. Dietro quel gesto i fabbricanti di armi che vogliono non la pace, ma la guerra, non la fratellanza ma l’odio. Poveri quelli che comprano le armi contro la pace». Dunque, secondo il Papa, dietro eventi come questo, non c’è anzitutto un certo tipo di predicazione islamista, non c’è una certa interpretazione del Corano. Ci sono i mercanti. Ma se io odio gli infedeli, e per ucciderli mi compro un economico kalashnikov, la colpa delle morti è del trafficante che me lo vende o mia, quando sono io che premo il grilletto? E se pugnalo una ragazza ebrea per strada a Gerusalemme, la colpa è del fabbricante di coltelli da cucina?
Quello che mi preoccupa in queste estemporanee ma significative espressioni del pensiero bergogliano non è tanto l’idea che dietro il gesto dei terroristi ci siano altri, e questi siano i fabbricanti di armi. (Che le bombe dei terroristi islamici siano quasi sempre fatte in casa con ricette alquanto semplici, e non raffinati ordigni di industria bellica attuale, non sembra far riflettere il pontefice.) Quello che sommamente mi preoccupa è il riferimento a Giuda. Tutti gli studiosi seri sanno benissimo che i trenta denari, come tantissimi altri particolari delle narrazioni evangeliche, non sono un elemento storico ma una costruzione ideologico-teologica della comunità cristiana primitiva. In ogni caso, quelli che glieli avrebbero dati non sono mercanti o affaristi, sono persone molto, molto religiose. Quello che è certo è che la morte di Gesù è stata voluta dalle autorità religiose del suo tempo: lo scontro tra Gesù e quelle autorità religiose è stato fortissimo, e assolutamente determinante nella vicenda che lo portò alla morte. Nella narrazione evangelica, del resto, Gesù non si scontra mai con peccatori, affaristi, gente di malaffare, ma sempre e soltanto con uomini religiosi: farisei, sadducei, dottori della legge: gente pia, gelosa custode della tradizione. È stata la religione, e non il denaro, a portare Gesù alla sua fine. Le turbolenze che i Romani temevano, e che hanno portato Pilato alla sua decisione, erano suscitate nel popolo dall’attesa messianica. Certo, la religione non è mai allo stato puro, perché essa è sempre anche (e soprattutto) un fatto sociale: ci sono sempre anche intrecci di interessi di ogni tipo, soprattutto economici e politici. Ma allora, Francesco, per comprendere questo ti basta guardare dentro le mura vaticane.

 

Etica del fuoco

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Non sono offerte vie facili e sicure per affrontare e risolvere le questioni etiche che la techne dilagante pone agli umani. La conquista della capacità di controllare il fuoco da parte dei nostri antenati centinaia di migliaia di anni fa è stata il primo passo di un cammino di allontanamento da ciò che chiamiamo “natura”; il potere smisurato e crescente della tecno-scienza è la fase odierna di quel cammino del fuoco, che non può essere fermato, e nemmeno interamente e sicuramente regolato, se non nei sogni degli illusi.
Su questioni come la fecondazione artificiale, le manipolazioni genetiche, l’eutanasia, ecc. ecc, io penso che sia sbagliato e improduttivo ancorarsi a miti, credenze, idee scaturite nell’alto medioevo e sviluppate quando si pensava che il pianeta Terra fosse il centro dell’Universo, e questo fosse un Cosmo, ovvero un ordinamento perfetto e stabile. Il mondo che si dispiega davanti ai nostri occhi non presenta infatti i caratteri di un ordine,  sibbene di una infinita serie di sequenze, tra loro connesse in modo instabile. Se ordine e stabilità fossero la cifra del reale, non vi sarebbero state le estinzioni di massa, e nemmeno l’evoluzione della vita come la conosciamo.
Io penso che la certezza dogmatica che ogni problema etico abbia una soluzione, e si tratti solo di lavorare per trovarla, sia una certezza priva di fondamento. Alcuni problemi forse troveranno una risposta sufficientemente condivisa, altri no, rimarranno per sempre insolubili: e questi genereranno conflitti e divisioni, e ferite non suturabili. Lo sviluppo della tecno-scienza ci ha portati in una condizione in cui si può affermare che esistano questioni etiche per le quali probabilmente non si darà alcuna soluzione definitiva, e forse nemmeno temporanea, per il semplice fatto che la techne è un fuoco che corre e dilaga ad una velocità ben superiore a quella dell’etica. Si tratta di questioni sulle quali ciascuno non applica una procedura razionale se non nelle premesse, ma quando si viene al dunque compie in ultima istanza un atto di fede, religiosa od a-tea che sia. E questo impedisce un vero dialogo, un dibattito produttivo, e innesca invece conflitti asperrimi, come si vede oggi in Italia sull’idea di famiglia, sul matrimonio omosessuale, sulla maternità surrogata, e su varie altre problematiche. Il fuoco della tecnica non può essere sottomesso ad un’etica del fuoco.