Comunicazione facilitata 2

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Ma venne il momento in cui la comunicazione facilitata si svelò per quello che era.
Una dei facilitatori di Matthew Gherardi, Susan Rand, mostrò a Cathy (la mamma) un messaggio di Matthew che sosteneva di aver subito abusi sessuali da suo padre, Gerry. La Rand riportò le affermazioni di Matthew alla polizia. Gerry Gherardi, farmacista presso un ospedale per veterani, non sapeva nulla delle accuse contro di lui. “Andai a casa intorno alle 9.30”, disse. “Parcheggiai l’auto e subito Cathy venne di corsa e iniziò a parlarmi. Immediatamente mi disse di non entrare in casa, che c’era un mandato d’arresto per me, e che mi veniva mossa l’imputazione di aver abusato sessualmente di Matthew”. Gherardi proclamò la sua innocenza. Ma la scuola, i servizi sociali e la polizia credevano che le accuse venissero da Matthew. Continua a leggere

Comunicazione facilitata 1

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In questi decenni, le famiglie con figli autistici hanno vissuto ogni sorta di difficoltà. Prima l’imperante cultura psicodinamica e psicoanalitica a lungo ha colpevolizzato le stesse famiglie, e in particolare le madri, riconducendo l’autismo del figlio ad un inconscio rifiuto dello stesso da parte loro, aggiungendo dramma a dramma (con libri come La fortezza vuota di Bruno Bettelheim che hanno sparso un seme malefico in moltissime menti). Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 56

weilquaderni

Il desiderio è impossibile; distrugge il suo oggetto. Gli amanti non possono essere uno, né Narciso essere due. Don Giovanni, Narciso. Poiché desiderare qualcosa è impossibile, è necessario desiderare nulla.
L’avaro, per desiderio del suo tesoro, se ne priva. Se è possibile mettere senza restrizione alcuna tutto il proprio bene in una cosa nascosta nella terra – perché non in Dio?
Ma quando Dio è diventato altrettanto pieno di significato del tesoro per l’avaro, ripetersi con forza che non esiste. Provare che lo si ama anche se non esiste. (III, 95) Continua a leggere

L’uomo e il divino 2

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Certo, María Zambrano non sviluppa i concetti nel modo dell’antropologia mimetica e generativa, ma essi si stagliano nettamente: rapporto originario tra sacro e delirio di persecuzione, funzione costruttiva della realtà assegnata al sacrificio, costituirsi della stessa in centro e periferia… E anche (come in Denis De Rougemont) legame tra passione amorosa e sacro.
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L’uomo e il divino 1

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Ne L’uomo e il divino di  María Zambrano (1955, trad. it. di G. Ferraro, Edizioni Lavoro 2008) si trovano molti passi che presentano una dimensione antropologica per me estremamente interessante, e che sembrano in qualche modo precorrere sviluppi a me cari.

è noto quanto facilmente l’attività persecutoria di un uomo verso un dio si trasformi nella più fervente adorazione. In quanto la relazione iniziale, primaria, dell’uomo con il divino non avviene nella ragione, ma nel delirio. La ragione incanalerà il delirio in amore. (p. 24)

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Il tiranno e il suo pubblico

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La figura del tiranno e la condizione della vita sotto la tirannide sono una creazione del mondo greco-romano, una rappresentazione che ha percorso l’intera storia dell’Occidente mantenendo dei caratteri che sono costanti. Questi caratteri tornano continuamente alla luce anche in situazioni in cui gli ordinamenti politici sono democratici. Ad esempio, la natura semi-ferina del tiranno, il suo portare costantemente una maschera, il suo disordine sessuale e le sue perversioni. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 55

weilquaderni

Poiché per la teologia cattolica la Santa Vergine occupa in cielo un posto capitale, non si tratta di Maria, ma di qualcosa che si trova con il Verbo in un rapporto analogo al rapporto di Maria con Gesù; altrimenti come la si potrebbe mettere al di sopra degli stessi angeli? E’ Demetra; la Grande Madre; Astarte, Cibele, ecc. La Santa Vergine si è incarnata in Maria come il Verbo in Gesù. Ed è proprio questo ciò che Platone chiama qui la Madre. Ma che cos’è? (III, 7) Continua a leggere

Da Nasser a Sadat

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Da Nasser a Sadat. Questo libro di Gennaro Gervasio (Jouvence 2007) reca come sottotitolo Il dissenso laico in Egitto. In realtà, il libro, che è un testo accademico per rigore e documentazione—ma anche per natura, derivando da una tesi di dottorato—si occupa dell’opposizione marxista nel periodo indicato dal titolo, ma in sostanza nell’intero Novecento.
È la storia del fallimento dei comunisti egiziani e di tutta la sinistra marxista, determinato da una complessità di fattori, fra i quali il più rilevante è senz’altro l’intellettualismo della sinistra stessa, la sua incapacità di cogliere le tendenze profonde del popolo e delle masse contadine in particolare. Qualcosa che, pur nelle differenze, non è privo di legami con quanto è avvenuto in Italia. Il frazionismo della sinistra, il suo eterno perseguire le analisi corrette che dovrebbero garantire il successo e si scontrano con altre analisi corrette in una lotta senza fine. Mentre nelle viscere della società egiziana cresce l’islamismo, e alla fine espelle la sinistra dagli unici luoghi in cui aveva una specie di egemonia, ovvero le università. Questo non è un libro militante, nonostante la profonda empatia con l’Egitto e la sua cultura, e non è nemmeno un libro ostile al marxismo. E’ un testo rigoroso e scientifico, che proprio per questo, nella sua estrema sobrietà, fa pensare e riflettere.

Del sentimento tragico della vita 5

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Alla convinzione di aver sempre una soluzione, si accompagna il tema delle funeste conseguenze. Prendete un qualsiasi libro di apologetica, cioè di teologia avvocatesca, e vedrete con quale frequenza v’imbatterete in epigrafi che dicono: « Le funeste conseguenze di questa dottrina ». E le funeste conseguenze di una dottrina proveranno, tutt’al più, che tale dottrina è funesta, ma non che è falsa, poiché resta da dimostrare che il vero sia ciò che più ci conviene. Continua a leggere

Virgilio

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Insomma, se noi guardiamo alla forma dei contenuti dell’Eneide come al luogo ideale di uno scontro tra valori tutti nel loro ambito aspiranti alla totalità, ma incomponibili nelle loro pretese – e se consideriamo la vittoria di alcuni di essi non dovuta alla loro trionfale superiorità sugli altri bensì alla loro maggiore fecondità, adombrata nel volere divino e nel Fato -, allora il rispecchiamento compiuto dall’epos virgiliano non risulta essere alla fine esaltazione della restaurazione augustea, ma riflessione (modulata in toni diversi) sul perché dolorosamente qualcosa si afferma al di sopra di un altro. Continua a leggere