Rileggo Simone Weil 55

weilquaderni

Poiché per la teologia cattolica la Santa Vergine occupa in cielo un posto capitale, non si tratta di Maria, ma di qualcosa che si trova con il Verbo in un rapporto analogo al rapporto di Maria con Gesù; altrimenti come la si potrebbe mettere al di sopra degli stessi angeli? E’ Demetra; la Grande Madre; Astarte, Cibele, ecc. La Santa Vergine si è incarnata in Maria come il Verbo in Gesù. Ed è proprio questo ciò che Platone chiama qui la Madre. Ma che cos’è? (III, 7)

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Dal punto di vista della storia delle religioni e dell’antropologia, il culto cattolico di Maria è uno degli elementi più interessanti del Cattolicesimo, ed anche uno dei più problematici. E’ molto difficile dimostrare che dal punto di vista funzionale la Madonna (ovvero la Signora, e l’appellativo dice già tutto) non sia una dèa. Più in piccolo, lo sono anche i numerosi santi che svolgono la funzione di patroni, in luogo delle divinità minori del pantheon politeista.
La lettura simbolico-mistica weiliana accantona, tuttavia, l’aspetto della sessualità, la questione della divinizzazione del principio femminile, che nella religione mediterranea è in relazione a quello maschile, per cui fecondità e verginità si sviluppano dialetticamente, sempre nell’ottica della forza. Poiché sia il femminile generatore che quello che alla sessualità si nega (come Artemide) sono forti, e anche l’interdizione del sesso e del desiderio è un atto di forza, non di debolezza. Comunque la si rigiri, la debolezza vera e propria, in quanto deficit permanente di forza mai aperto al suo rovesciamento dialettico, è universalmente rifiutato e addossato alle vittime.

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3 risposte a "Rileggo Simone Weil 55"

  1. Ultimamente della Weil se n’è fatto un uso improprio. Se ne sono impossessati tutti. Ho dato una scorsa alla critica contemporanea sulla Weil e mi ha sorpreso trovare che ha molti detrattori ed estimatori. Insomma un po’ come la Yourcenar.

    “La Santa Vergine si è incarnata in Maria come il Verbo in Gesù. Ed è proprio questo ciò che Platone chiama qui la Madre. Ma che cos’è? (III, 7)”.
    Questa domanda arriva alla Weil da una dialettica intrisa di teosofia e misticismo proveniente dal secolo lungo, per usare un paragone storiografico che oggi suona come cliché.
    Sta di fatto che la mariologia antica aveva compreso il rischio che s’elevasse Myriam al rango di dèa.
    Alla Weil mi vorrei idealmente risponderle con un pensiero che apprezzerebbe: l’uomo non è uno spirito incarnato, tanto meno lo fu Myriam.

    Saluti narrativi!

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