L’uomo e il divino 2

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Certo, María Zambrano non sviluppa i concetti nel modo dell’antropologia mimetica e generativa, ma essi si stagliano nettamente: rapporto originario tra sacro e delirio di persecuzione, funzione costruttiva della realtà assegnata al sacrificio, costituirsi della stessa in centro e periferia… E anche (come in Denis De Rougemont) legame tra passione amorosa e sacro.

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Ma prima che possa sorgere qualche domanda rivolta agli dèi, c’è un aspetto della relazione universale che ha sempre preceduto qualsiasi figura e funzione divina: il sacrificio. (33-34)

La funzione del sacrificio era molteplice, ma aveva principalmente un fine: suscitare una manifestazione. Gli dèi sono sempre presenti, ma non si vedono; non si lasciano vedere. Potremmo anche dire che una delle caratteristiche della divinità è di non lascirsi vedere, cosa della quale si trova la traccia in quella passione dell’anima umana che rivive la lunga passione preistorica nei confronti del sacro: l’amore. L’amore è sorto in tutta la sua forza di fronte a ciò che non si lascia vedere, salvo in rari e preziosi istanti che raggiungono, così, la categoria di manifestazoni divine, quando una realtà abbagliante appare nella sua fugacità, come manifestazione di qualcosa di infinito.
La manifestazione del divino è sempre istantanea. E in più si può affermare che la nozione di “istante” viene dal divino, o dalle sue conseguenze nella vita più moderna: la felicità, quei rari istanti di felicità nella vita meramente umana che corrispondono agli istanti segnati dall’apparizione degli dèi, quando essi, cedendo infine al sacrificio, si lasciavano vedere. Di tutto questo rimane una traccia compiuta nella passione amorosa, che frattanto può istruirci sulla preistoria della vita umana, sul soffrire e sull’agire dell’uomo di fronte alle sue divinità seminascoste . (34-35)

Il sacrificio è l’atto o la serie di atti che fanno sorgere questo istante in cui il divino si fa presenza; è la chiamata, potremmo dire la costrizione,esercitata su questa realtà nascosta affinché appaia. Non è una parola, ma anzitutto un’azione nella quale la parola gioca il suo ruolo. (36)

Ogni voce di comando, ogni relazione di autorità tra gli uominiserba nel fondo una tracciadel rituale del sacrificio. (ibid.)

L’apparizione degli dèi fu sempre legata all’azione del sacrificio. E il fatto che l’uomo esista, che possa manifestarsi come tale e rivelarsi a se stesso, ottenendo una certa libertà e uno spazio per svilupparsi, è dipeso inizialmente da questa apparizione degli dèi. Senza la manifestazione del divino, in qualsiasi forma si sia attuata, l’uomo non avrebbe potuto ottenere, per quanto strano possa sembrare, questa sua evidente anche se precaria indipendenza. (36 -37)

L’apparizione degli dèi, il fatto che ci siano dèi, configura la realtà, traccia una prima specificazione che più tardi, quando verrà scoperta la logica, costituirà i generi e le specie. (37)

E così, la realtà intera, “le circostanze” nella loro totalità, si configurano in un centro e in una periferia. Il centro è il luogo del sacro, che si illumina attraverso il sacrificio. (37-38)

3 risposte a "L’uomo e il divino 2"

  1. cosa si intende per divinità seminascoste dell’uomo?
    che in ogni uomo c’è una parte di divinità?
    mi torna in mente la trasmissione di cui ti scrivevo, la tribù (africana) doveva benedire il raccolto e la famiglia e i bambini e gli animali e allora tutti gli uomini innalzavano un inno, una preghiera al loro dio, e questa preghiera corale era qualcosa di estremamente bello da vedere e da sentire, trasmetteva qualcosa di …divino e forte insieme, qualcosa di mistico…
    ma allora le popolazioni vivevano a stetto contatto con la natura e le sue avversità, il sacrificio era una cosa inevitabile in certi casi, faceva parte della sopravvivenza…c’era una fusione dell’uomo con la terra, con gli elementi e la loro forza, che oggi non esiste più.

  2. l’ho tolta…non riuscivo a tenerla…ma perchè non si riesce a dare mano libera all’istinto?
    forse sarebbe pericoloso?
    quante cose vorrei fare, ma poi ci ripenso..
    l’uomo è maledettamente limitato.
    per questo amo così tanto gli animali :-)

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