I grandi cimiteri sotto la luna

Avatar di Fabio BrottoBrotture

ber.jpgI grandi cimiteri sotto la luna (1937), da cui traggo il sottostante passo nella traduzione di G.Spagnoletti, edizione Il Saggiatore del 1996, è un libro di denuncia della micidiale fusione tra fanatismo, idiozia, falsa coscienza che produce le grandi catastrofi della storia. Il cattolicissimo Georges Bernanos vi denuncia il comportamento dei franchisti e delle gerarchie ecclesiastiche colluse con essi. Alle pagine 32-35:

L’ira degli imbecilli riempie il mondo. Essa è meno temibile, senza dubbio, della loro pietà. L’atteggiamento più inoffensivo dell’imbecille di fronte al dolore o alla miseria è quello dell’indifferenza stupida. Guai a voi se, con la cassetta degli strumenti in spalla, egli rivolge le sue mani impacciate, le sue mani crudeli verso queste cerniere del mondo! Ma, appena finito di tastare, tira fuori ora dalla cassetta un paio di forbici enormi. Da uomo pratico, accetta facilmente l’idea che il dolore, come la povertà, non sia che un vuoto…

View original post 964 altre parole

Il significato nascosto dell’architettura classica

Avatar di Fabio BrottoBrotture

her.jpgQual è il significato nascosto dell’architettura classica? Il significato nascosto dell’architettura classica è il titolo della traduzione italiana (di C.Rodriguez, Bruno Mondadori, Milano 2001) del libro di George Hersey The Lost Meaning of Architecture. Speculations on Ornament from Vitruvius to Venturi (1988). Un libro bellissimo, che come spesso avviene per la produzione accademica americana ha molto da dire in proprio, e che risulta assai interessante e coinvolgente anche per lettori che, come me, non nutrono un interesse specifico per l’architettura, ma uno generale per i fenomeni culturali che abbiano un forte risvolto antropologico, soprattutto quando vi siano implicati il fattore religioso e quello sacrificale (che sono, a ben guardare, un unico fattore).  La prefazione all’edizione italiana, di M. Biraghi, è molto girardiana, anzi spira entusiasmo girardiano, mentre Hersey di Girard cita solo La violenza e il sacro in una nota. Basta leggere il titolo del secondo capitolo, però, per afferrare l’idea…

View original post 200 altre parole

L’uomo sulla bicicletta blu

copRealismo magico nordico? Ovvero, chi sta sognando chi, in questa storia che appena letta si vorrebbe iniziare a leggere nuovamente, per il fascino che ne promana, come se volesse assorbire anche noi, come il protagonista, nello specchio, farci passare nel mondo oltre lo specchio. Scritto in stato di grazia, sotto l’influenza di alcune vecchie foto, scattate decenni prima dal padre dello scrittore, che sono incastonate nel testo,  L’uomo sulla bicicletta blu di Lars Gustafsson (2012, trad. it. di C.G. Cima, Iperborea 2015) è un libro pieno di echi letterari e filosofici, che risuona come una sinfonia che giunga ai nostri orecchi da una stanza segreta. Il sottotitolo, che dice molto, è Sogni da una vecchia macchina fotografica. La vicenda è collocata nel 1953, e in parte si svolge due decenni prima, in un intreccio di tempi che pone anzitutto la questione sul tempo stesso. Vi è la modernità rappresentata nella stessa professione di Janne Friberg, il protagonista in apparenza sconfitto dalla vita e dall’identità pericolante: è un rappresentante della Elektrolux, incaricato della vendita di un tecnologico robot da cucina che si chiama Assistent. Friberg ha trascorso una giornata vagabondando per le campagne sulla sua bicicletta con questo robot che dovrebbe riuscire a vendere a qualche famiglia di contadini, ottenendone al massimo sorrisi e qualche caffè. Sta scendendo ormai la sera quando fa un ultimo tentativo: una grande casa, un vero maniero, lo attira, e là, in quella dimora che dentro è molto più ampia di quel che si direbbe da fuori, accade una serie di eventi che si dipanano tra la realtà e il sogno, tra il presente e il passato. Emergerà un fatto di molti anni prima, un incidente ferroviario che il giovanissimo Friberg ha fotografato, e che ha impedito ad una ragazza, di nome Irene, di raggiungere la sua destinazione. Questa Irene è la protagonista del piano temporale precedente, che si  interseca col presente di Janne. Ma Irene si chiama anche la baronessa Grane, la signora della casa. Che rapporto vi è tra le due Irene? E gli inquietanti racconti, imbevuti di credenze arcaiche, del capitano del Färna II alla Irene ragazza, e l’incarico che le assegna di consegnare un misterioso pacchetto al padrone della ferriera, che relazione hanno col presente di Janne? Il lettore è catturato dalla magia del testo, e  si lascia voluttuosamente sprofondare nelle nebbie nordiche di Gustafsson.

Incontro di civiltà

Avatar di Fabio BrottoBrotture

kuschel.jpgNell’attuale clima di scontro di civiltà può essere stimolante la lettura del saggio di Karl-Josef Kuschel “L’Ebreo, il cristiano e il musulmano s’incontrano”? “Nathan il saggio” di Lessing (Queriniana, Brescia 2006). Un libro che svolge una penetrante analisi del famoso pezzo teatrale di Lessing, individuandone i presupposti teologici e mostrandone l’attualità. La tesi centrale è che le tre religioni abramitiche debbono guardare alla comune origine, rinunciare ad affermare il possesso esclusivo della Verità, e accettare l’idea che anche l’altro ha i suoi padri, e che non può abbandonarli. Ne consegue un umanesimo teologico, che pone di fronte a ciascun uomo il Bene, e di esso comprensioni solo parzialmente differenti: differenze che possono apparire poco significative. E, in effetti, l’etica e soprattutto la sapienza nell’ambito delle tre fedi sembrano poter costituire un’unità.

“I cristiani e gli ebrei sono cristiani
o ebrei prima che uomini?
Ah, se in voi trovassi
un altro…

View original post 108 altre parole

Satyricon 2.0

gianmario_villalta_satyricon_2_0Questa è una stroncatura, atto che compio raramente. Non posso altrimenti. Uno scrittore decide di mettere al posto di Encolpio, Ascilto e Gitone, gli eroi di Petronio, un terzetto composto da due ricercatori universitari (di cui uno gay) e una studentessa appetitosa e disponibile, e scrivere un Satyricon dei nostri italici giorni, intitolandolo, guarda un po’,  Satyricon 2.0 (Mondadori 2014). Ideona, quella di Gian Mario Villalta: una storia che si dichiara romanzo, ovvero finzione, già inizialmente e meta-letterariamente nelle parole della voce narrante, che è il ricercatore-morto-di-fame Giuseppe-Encolpio, una storia che è anzitutto dunque un gioco letterario, ma che vorrebbe anche satireggiare la nostra contemporaneità economica e culturale misera e vuota. L’ideona non funziona, a tratti il ridicolo delle situazioni diventa ridicolo di una scrittura che si pretende saputa ma è macchinosa, e soprattutto ha la colpa, il vizio capitale di molta narrativa italiana contemporanea: non saper creare personaggi credibili, ma solo macchiette, o figure evanescenti e intercambiabili. Basta vedere quella malavita cinese che definire da operetta sarebbe un insulto all’operetta. Troppo sesso non necessario, a differenza di quello presente nell’augusto   modello, ma soprattutto incapacità di trasferire quel modello, in ciò che poteva essere trasferibile con una qualche credibilità, nella situazione dell’Italia di oggi. Perché spendere altre parole? Romanzo senza coerenza, pretenzioso, un romanzaccio da dimenticare.

Diario scritto di notte

Avatar di Fabio BrottoBrotture

phpThumb_generated_thumbnailjpgGustaw Herling è stato poco conosciuto e letto in Italia. Nel secondo dopoguerra, e poi per decenni, chi si è distinto per indipendenza di pensiero e scarsa propensione alla mitologia di sinistra non ha trovato molto ascolto da noi, nel paese degli ideologismi e degli intellettuali militanti. Come per Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, e qualche altro, così anche per Herling, autore con Un mondo a parte (1951) di uno dei migliori libri sui lager sovietici. La lettura del suo Diario scritto di notte (Feltrinelli, Milano 1992, trad. D. Tozzetti – ma è solo una scelta di brani) rivela un intelletto fine e una grande qualità di scrittura. Riporto un pezzo su Nicola Chiaromonte.

19 gennaio

Lo conobbi nel 1956, quando, con Silone, fondò “Tempo Presente”. Parlava di sé malvolentieri, tuttavia ne avevo già sentito parlare molto dagli altri. All’inizio degli anni trenta aveva deciso di andarsene dall’Italia. Nell’ambiente dell’emigrazione…

View original post 569 altre parole

Varuna

Avatar di Fabio BrottoBrotture

$T2eC16d,!zQE9s3stYN9BR((GSyyZ!~~60_35Suona cupo il titolo Varuna, che Jiulien Green ha dato a questo suo romanzo del 1936 (ho qui l’edizione TEADUE del 1996, con la traduzione nientemeno che di Camillo Sbarbaro, quella originale, credo per Longanesi – chi l’avrebbe mai detto!). La storia però fa respirare (si fa per dire) il lettore un po’ più liberamente di quanto non avvenga solitamente con gli anossici libri di Green. Sarà forse perché l’atmosfera della prime delle tre storie che costituiscono l’intreccio è un po’ favolosa: medioevo, misteriosi “uomini del mare” donatori di una simbolica catena, il diavolo… Ma nella sostanza Green è sempre Green, e quella catena che passa di mano in mano, inconsutile e viva, attraverso le ere e le generazioni, è l’emblema della colpevolezza umana, e della inesorabilità del destino. È una catena che allude a quella delle rinascite dell’induismo, una catena i cui anelli sono i giri della volta stellata…

View original post 38 altre parole

Morte d’un personaggio

Avatar di Fabio BrottoBrotture

1709164Angelo, il protagonista baldanzoso e incosciente de L’ussaro sul tetto, Una pazza felicità, e Angelo, non è che un’ombra dell’Averno in Morte d’un personaggio (Mort d’un personnage, 1949 – edito in Italia da Passigli Editori, Antella-Firenze 1996, trad. M.E. Della Casa). La morte qui non è la sua, ma quella della sua innamorata Pauline de Théus, la giovane donna indipendente e audace dell’Ussaro. La ritroviamo molto vecchia, ospite del nipote che si chiama anche lui Angelo, e che la accudisce teneramente fin nelle sue più misere necessità corporali, fino alla fine. Nulla la interessa nel mondo, dopo la fine del primo Angelo, il suo amore. Nessuna relazione umana le è autenticamente possibile, se non su di un piano epidermico, nel senso pieno del termine. Jean Giono compie in questo libro un’operazione temeraria: il personaggio Pauline secondo me doveva essere considerato letterariamente morto con…

View original post 139 altre parole

Aprire Venere

Avatar di Fabio BrottoBrotture

apr.jpgSono appena 105 pagine compresi gli indici quelle del libro di Georges Didi-Huberman Aprire Venere (1999, traduzione italiana di S.Chiodi per Einaudi 2001), ma si vorrebbe che ce ne fossero altre. È un saggio affascinante per chi, come me, della storia dell’arte si interessa più per i contenuti delle opere che per la loro forma. O meglio per chi si chiede perché quei soggetti, e non altri, perché in quella forma e non in un’altra. Perché, ad esempio, tutte quelle scene mitologiche per alcuni secoli d’arte pittorica e plastica.
Che violenza e sacrificio in qualche modo siano sempre dietro l’angolo lo so da Girard e da altri. Qualcuno di questi altri non nomina Girard, ma fa riferimento, in fondo, allo stesso ordine di realtà. Ad esempio, si legge alla pagina 30 del testo di Didi-Huberman:

…la Venere celeste è anche, per definizione, la Venere nata dal sesso mozzato del Cielo: essa…

View original post 190 altre parole

Ragione e antiragione nel nostro tempo

Avatar di Fabio BrottoBrotture

41kHnkX9XdL__SX198_BO1,204,203,200_La ragione in lotta è il titolo di una delle tre lezioni tenute nel 1950 all’università di Heidelberg da Karl Jaspers, riunite sotto il titolo comune di Ragione e antiragione nel nostro tempo (SE, Milano 1999). Ne traggo queste righe.

L’insegnamento della filosofia ha luogo sul fondamento e con il presupposto di uno studio scientifico specializzato, che conservi la tradizione filosofica e si ponga il compito di promuovere il sapere concernente le categorie e i metodi del pensiero, sapere che non è ancora di per sé filosofia ma lavoro artigianale, senza il quale la filosofia non giunge a chiarezza – inoltre ha il compito di scoprire, nell’immensa mole del pensato, il semplice, l’essenziale. Una filosofia che si isolasse rinuncerebbe alla ragione. La filosofia come disciplina particolare resta problematica. In quanto insegnamento si limita a destare l’attenzione. Lo studio della filosofia ha quindi luogo attraverso lo studio delle scienze e nella…

View original post 148 altre parole