La cura del bambino autistico (5)

L’ultima parte del libro di Martin Egge si intitola Dalla parte degli autistici, e consiste in una disamina di tre casi celebri di autistici resi famosi dai libri che essi stessi hanno scritto. Sono Birger Sellin, Donna Williams e Temple Grandin. Non è un caso che l’attenzione e lo spazio maggiori siano da Egge dedicati a Birger Sellin, che ha scritto Prigioniero di me stesso utilizzando la tecnica della comunicazione facilitata, che, come abbiamo mostrato qui e qui, è priva di alcun fondamento e sostanzialmente menzognera. Ora sappiamo bene che il pensiero che passa nel computer e circola poi come prodotto da una mente autistica è essenzialmente il pensiero del facilitatore, colui che siede accanto alla persona con autismo, e senza la cui assistenza e presenza fisica la persona autistica non scriverebbe nulla o quasi nulla.  Ma non è un caso che Birger Sellin sia il più interessante dei tre per Egge, seguito da Donna Williams, che subì gravi maltrattamenti dalla madre, mentre Temple Grandin, mente scientifica e sostenitrice di una visione comportamentale, viene per ultima. Si tratta sempre della difesa dei mitologemi psicoanalitici, liquido amniotico da cui quelli come Egge sono incapaci di fuoriuscire. La comunicazione facilitata non ha retto ad alcuna verifica rigorosa. Ma questo ad Egge non interessa, e il perché è reso palese a pag. 157: “Troviamo qui una somiglianza tra la funzione dell’analista di fronte allo psicotico e quella del facilitatore con l’autistico, che, con la sua presenza fisica, deve limitarsi ad assisterlo nello sviluppo del suo pensiero”.  Citando un testo del 1996 (un po’ vecchiotto per la questione), Egge afferma che “la comunicazione facilitata ci aiuta a comprendere la psicodinamica dell’autismo precoce permettendo così di avvicinarlo alle altre psicosi e confermando le teorie piscoanalitiche elaborate su di esse.” (p. 159)

Concludo questa critica de La cura del bambino autistico con una perla (nera) egghiana che si può gustare a pag. 193. “Come tutti  [corsivo mio] gli autistici Temple ha sempre odiato essere toccata e abbracciata sebbene desiderasse la sensazione positiva di una pressione sul suo corpo”. Tutti gli autistici? Ma questo è un luogo comune, come quello secondo cui i bambini autistici rifuggono dal contatto oculare. Molti lo fanno, ma alcuni no, e nondimeno sono autistici. Mio figlio ha sempre amato moltissimo il contatto fisico, e guardato negli occhi la gente. Ma è sempre stato un autistico grave, e non è il solo.

Dunque, se volete vedere quanto pervasiva e disturbante sia la psicoanalisi, e quanto abbia intralciato e intralci un positivo approccio all’autismo nelle sue varie forme, leggete con attenzione il libro di Martin Egge.

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