Leggi, leggi, leggi!

oz.jpg L’atto del leggere aperto, del leggere costitutivamente disposto alla comprensione dell’altro mediata dal testo, è in sé stesso un atto pacifico. In quanto gratuito, non finalizzato all’affermazione di sé come invece è sempre in qualche misura l’atto dello scrivere, è a questo spiritualmente superiore. Vi è, di contro, un leggere chiuso, che può essere anche molto intenso, ma in cui il soggetto è tutto teso alla propria identità, singola o collettiva.
Se l’identità è collettiva, l’atteggiamento che ne consegue è il conformismo. Questo leggere chiuso può apparire in tutta evidenza e banalità nelle immagini di una scuola coranica di stampo islamista, ma trova molteplici forme di realizzazione anche nell’autoaffermato pluralismo di una società come la nostra, la cui ideologia è unica, pervasiva e monodirezionale. Il fatto che sia un’ideologia flaccida non significa che sia innocente. Un demone flaccido è pur sempre un demone, come ci ha fatto ben capire Conrad, e non dei migliori…
La chiusura e l’apertura sono disposizioni che si formano nella prima fase della vita, e sono sempre indotte da fattori ambientali, e dipendono dall’incontro dei giovani con persone-modello, chiuse o aperte. Qui sarebbe decisiva la scuola, nella quale dovrebbero operare moltissimi maestri di apertura, spiritualmente dotati, capaci di indicare una via. Ma il Sistema Scolastico non ama, pare, persone del genere, e nei requisiti per l’insegnamento non compare mai l’apertura mentale, realtà invero palpabilissima, che si coglie in dieci minuti di conversazione, ma che non è misurabile, come tutto ciò che conta veramente e che esprime la natura relazionale del soggetto umano. E ciò che il Sistema non ama tende all’estinzione. Perciò nella nostra scuola è difficile oggi imbattersi in una persona dalla mente aperta (mentre vi sono molti che sono convinti di possederla, e sono invece mere espressioni del pensiero collettivo, che è un non-pensiero). È difficile incontrarla tra i docenti, impossibile tra i Dirigenti, cinghie di trasmissione del pensiero unico, che, se mai hanno il tempo e la voglia di leggere, possono accedere solo ad un leggere chiuso.
Che quel filone della grande cultura islamica che ha prodotto Averroè sia fondamentale per comprendere Guido Cavalcanti e Dante è risaputo, e non voglio insistervi. Anche Boccaccio peraltro, come dimostra il bel libro di A. Gagliardi Giovanni Boccaccio. Poeta Filosofo Averroista (Rubbettino, Cosenza 1999) ha il grande di Cordova, perseguitato dagli integralisti islamici del suo tempo, come interlocutore principale. Ma Averroè nel grande insieme della cultura islamica è periferico, e la sua importanza storica è stata più grande per l’Occidente che per l’Islam stesso. Le fedi religiose assunte in modo integrale nell’ordine sociale per tenerlo unito infine dividono e portano alla morte. La via della grande sapienza è l’unica che possa portare gli umani a superare le divisioni e il reciproco risentimento. Ma la via della grande sapienza, purtroppo, è accessibile soltanto a pochi. Ai molti restano le religioni, nelle loro varie forme, incluse le laiche. A questo proposito, mi piace citare un bel passo di Amos Oz, da Una storia di amore e di tenebra (Feltrinelli, Milano ) Il prof. Yosef Klausner con tutta la sua erudizione non è ancora giunto ad una visione veramente aperta e universale, perché è un erudito, non un sapiente: ma, anche se il suo riconoscimento del valore dell’altro passa ancora attraverso la negazione della sua alterità (Gesù non è dei loro, è uno dei nostri), egli appare sulla buona strada. La strada della buona lettura.

Lunghi anni dedicò lo zio Yosef alla redazione del suo libro su Gesù Nazareno, in cui sosteneva — suscitando lo scalpore tanto dei cristiani quanto degli ebrei— che Gesù era nato ebreo e morto ebreo, senza affatto l’intenzione di fondare una nuova religione. Anzi, di più: Gesù egli lo considerava come “seguace della dottri­na ebraica nel senso più pieno dell’espressione”. Ahad ha-Am pregò Klausner di espungere questa e altre frasi, sì da non suscita­re nel mondo ebraico uno scandalo tremendo, e in effetti la pub­blicazione del libro a Gerusalemme nel 1921 suscitò un gran fer­mento sia fra gli ebrei sia in ambiente cristiano: gli ortodossi accu­sarono Klausner di “essere stato corrotto a suon d’oro e argento dai missionari, per tributare tali onori a ‘quell’uomo’”, mentre i missionari anglicani a Gerusalemme dal canto loro chiesero all’ar­civescovo di sospendere dal sacerdozio il dottor Danby, il missio­nario che aveva tradotto in inglese Gesù Nazareno, un libro “intri­so del veleno dell’eresia, che presenta il Nostro Salvatore come una specie di rabbino riformato, un comune mortale, un ebreo in tutto e per tutto che non ha nulla a che fare con la Chiesa”. La fa­ma internazionale dello zio Yosef venne soprattutto da questo li­bro, e dal seguito che scrisse anni dopo, Da Gesù a Paolo.
Un giorno, zio Yosef mi disse più o meno così: “A scuola, mio caro, per certo t’insegneranno a provare disgusto per questo ebreo tragico e meraviglioso, sempre che non ti raccomandino fi­nanco di sputare mentre passi davanti a una sua immagine o a una sua croce. Quando sarai grande, mio caro, avrai spero la compiacenza di mettere sotto il naso infuriato dei tuoi mentori il Nuovo Testamento, sì da dimostrare loro che quest’uomo era carne della loro carne e sangue del loro sangue, nient’altro che un ‘giusto’ o un ‘taumaturgo’, era sì un sognatore, totalmente privo di prospet­tiva politica, e tuttavia gli andrebbe riconosciuto un posto nel pantheon dei grandi d’Israele, accanto a Baruch Spinoza, anche lui scomunicato e bandito, e anche lui degno di essere riammesso fra noi: da qui, da questa Gerusalemme che si rinnova, dovremmo levare la nostra voce e dire tanto a Gesù figlio di Giuseppe che a Baruch Spinoza: ‘Tu sei nostro fratello, tu sei nostro fratello’. Sap­pi dunque che quei loro detrattori non erano altro che ebrei del passato, dagli angusti orizzonti e dalla scarsa intelligenza, come i vermi nella rapa. E tu, mio caro, per non diventare, non sia mai, come uno di loro —leggi dunque dei buoni libri, leggi, leggi, leggi! (pp. 87-88)

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2 risposte a "Leggi, leggi, leggi!"

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