L’Amore e l’Occidente

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Letto nel 1978, L’Amore e l’Occidente di Denis de Rougemont (1939, trad. it. di L. Santucci, Rizzoli 1977) mi è subito apparso come un libro per me capitale. E’ stato un punto di svolta nella mia comprensione della letteratura e della civiltà occidentali e soprattutto una formidabile spinta a pensare. E’ uno di quei libri che spargono attorno a sé una forte luce, e che possono anche accecare quelli che non sono stati dotati dei giusti occhiali. Ancora oggi è un rimedio sovrano contro ogni catarismo, ogni gnosticismo.

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L’incarnazione del Verbo nel mondo – della Luce nelle Tenebre -: è questo l’inaudito evento che ci libera dall’infelicità di vivere. È questo il centro di tutto il cristianesimo, e il focolare dell’amore cristiano che la Scrittura chiama agapé.
Evento senza precedenti, e « naturalmente » incredibile. Giacché il fatto dell’Incarnazione è la negazione radicale d’ogni specie di religione. E’ lo scandalo supremo, non solo per la nostra ragione che non può ammettere codesta impensabile confusione dell’infinito e del finito, ma soprattutto per lo spirito religioso naturale.
Tutte le religioni conosciute tendono a sublimare l’uomo, e approdano a condannare la sua vita « finita ». Il dio Eros esalta e sublima i nostri desideri, riassumendoli in un unico Desiderio, che giunge a negarli. La meta finale di questa dialettica è la non-vita, la morte del corpo. Essendo la Notte e il Giorno incompatibili, l’uomo creato che appartiene alla Notte, non può trovar salvezza che cessando d’esistere, e « perdendosi » in seno alla divinità. Ma il cristianesimo, attraverso il dogma dell’incarnazione del Cristo in Gesú, capovolge questa dialettica da cima a fondo.
(p. 110)

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4 risposte a "L’Amore e l’Occidente"

  1. Eh si Fabio, questo è veramente uno dei grandi libri che aprono alla filosofia della storia e della cultura, più ancora, alla vita dello spirito che si diffonde nell’arte. Lo stesso Girard, in “Menzogna romantica…” ha dovuto riconoscere il suo debito. A questi due potrei avvicinare “L’anima romantica e il sogno” di Beguin, per ampiezza di sguardo, almeno per il carattere potentemente sintetico che la sua lettura mi ha regalato a suo tempo.

  2. Pur essendo uno dei grandissimi libri del Novecento, in Italia lo conoscono in pochi. Penso dipenda dal suo carattere non “laico” (e nemmeno clericale). Esattamente dai motivi che me lo rendono caro.

  3. Su un piano diverso per profondità, se t’interessa la critica cosiddetta “tematologica”, sto leggendo un libro che ti consiglierei sull’altro grande mito letterario della modernità.
    Paolo Orvieto, Il mito di Faust, Edizioni Salerno.
    Ha molte conoscenze, ampiezza di vedute, sensibilità culturale.

  4. Negli anni Sessanta del desiderio-senza-ostacoli, « l’amore e l’Occidente » era uno dei miei libri da comodino, anzi da sacco a pelo. :-)

    L’ho ritrovato nella mia biblioteca insieme a un vecchio numero di “Planète” del 1970, dedicato a Mounier e alle sue riflessioni, ancora attuali , in tempi così confusi, sul senso della libertà.

    Sono scritti che rimandano all’Incarnazione continua, che non è un mito ( “Et incarnatus est” – ricordava Mounier in ‘Pérsonalisme et christianisme’ ).
    Libri da rileggere… nel tempo. E quasi « fuori tempo », contro la corrente e la dissipazione dei tempi.

    Insomma, tra i non-conformisti degli anni Trenta, Denis de Rougemont fu anche lui – come si disse di Mounier – « un cristiano nel tempo, il contrario d’un cristiano che viene a patti col suo tempo ».

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