Formica lugubris 2

Sulla superficie dell’acervo, l’attività è frenetica. E c’è un continuo arrivo di cacciatrici, che con le mandibole trascinano ogni sorta di invertebrati: qualsiasi insetto, bruco o verme può essere cibo per le formiche dei boschi, che sono carnivore. Il comportamento degli animali sociali (dagli insetti agli uccelli ai mammiferi) mi affascinava negli anni della mia fanciullezza e mi affascina ancora, per la relazione tra il singolo e l’insieme. Il valore dell’individuo, la sua possibilità di differenziarsi dal branco per qualche carattere solo suo, tra gli insetti sociali è pari a zero, mentre la sua disposizione al sacrificio nell’interesse della collettività è massimo. Sono animali totalitari.  La formica lugubris, poi, non tollera altre specie di formiche entro il suo territorio, e le stermina tutte, anche quelle vegetariane, che non rappresentano alcuna forma di concorrenza. Non va per il sottile, non accetta di convivere con gli altri. Ma è natura questa, non cultura.

Formica lugubris 1

Per tutti gli anni Sessanta, a Venezia, ho avuto a disposizione poche specie di formiche, e in fondo non troppo interessanti: tetramorium caespitum, pheidole pallidula, lasius mixtus. Ma durante le vacanze estive in montagna tutto cambiava, e la mia attenzione era quasi interamente riservata alla formica sanguinea e alla formica lugubris: due specie guerriere, numerose e potenti. Qualche giorno fa, sulle Prealpi trevigiane, ai margini del bosco mi sono imbattuto in alcuni acervi di formica lugubris, e mi sono ricordato di quei tempi lontani, quando introducevo il braccio nudo nel gran mucchio di aghi di pino, e lo ritraevo coperto di piccole guerriere inferocite e odoroso di acido formico. Odore familiare, intermittenza del cuore.

Olimpismo



Il primo dei Principi fondamentali dell’Olimpismo, scritti all’inizio della Carta Olimpica, recita: «L’Olimpismo è una filosofia di vita, che esalta e combina in un tutto armonioso le qualità del corpo, della volontà e della mente». Infatti a guardare i corpi anabolizzati degli atleti vien proprio da dire: quanta bella filosofia di vita! Gran filosofia di vita, indubbiamente: del gigantismo, dello sviluppo abnorme, dell’inganno medico-assistito, ecc. – degna consorte dell’ipertrofia capital-finanziaria. La menzogna sportiva eretta a sistema si trova oggi benissimo a Londra, nella patria originaria dello sviluppo industriale, come quattro anni fa si era trovata benissimo nella Pechino capital-comunista.

CZ 125

Da buon veneziano, presi la patente tardi, nel 1975, a 24 anni. E il mio primo mezzo di trasporto fu una moto, quella che si vede in questa foto, scattata con una Kodak Instamatic nel luglio del 1976: una CZ cecoslovacca, la moto più economica che allora si potesse acquistare in Italia. Non potevo viaggiare in autostrada, perché aveva solo 125 cc di cilindrata. Bicilindrica a miscela, rumorosa e abbastanza puzzolente. Le scattai questa foto durante una sosta dalle parti di Ferrara. Ero partito all’alba alla volta dell’Argentario, da solo e con la moto stracarica (tenda canadese, materassino gonfiabile, sacco a pelo, ecc.). Feci il passo di Raticosa. Arrivai verso sera alla meta, col sedere indolenzito. L’anno dopo mi comprai una Fiat 126, e passai la moto a mio fratello, che non la trattò molto bene, sicché ebbe breve vita, poveretta.

In marcia con i ribelli

In marcia con i ribelli

Situazione: un Paese gigantesco, diviso da millenni in caste, con diseguaglianze economiche e sociali inimmaginabili, con un’economia e una potenza militare in crescita tumultuosa, e con una religione induista in piena involuzione integralista, ha al suo interno popolazioni tribali antichissime per un totale di 100 milioni di persone. Queste persone, gli adivasi, vivono presso le foreste e nelle foreste, in un rapporto di simbiosi. Ma sotto le colline coperte di alberi giacciono minerali in quantità enorme. Solo il valore della bauxite, da cui si ricava l’alluminio, è stimato in migliaia di miliardi di dollari. E l’industria indiana in espansione e la straripante industria cinese hanno fame di bauxite. Che fine faranno le foreste e i loro abitatori? Non se ne parla molto in Occidente, del resto le cose di cui preoccuparsi sono infinite. La risposta, tuttavia, è già scritta. Si potrà essere buddisti o musulmani, cristiani o atei, induisti o sikh, o marx-leninisti: la risposta è scritta. Arundhati Roy ha vissuto insieme ai guerriglieri maoisti che combattono tra villaggi e foreste, ben sapendo lei – e scrivendolo – che il maoismo non garantirebbe alle tribù degli adivasi alcun futuro davvero differente. Ha conosciuto l’umanità e la ferocia, soprattutto quella delle forze dell’ordine, che lei giudica un ordine profondissimamente iniquo. E ha scritto questo bel libretto In marcia con i ribelli (Broken Republic, 2011, trad. it. di G. Garbellini, Guanda 2012). C’è una guerra strisciante, in India, una guerra di annientamento contro le tribù. Con analogie strutturali con le situazioni simili che nel mondo si sono verificate nel corso dei secoli, ove i più deboli vengono schiacciati perché ostacolano l’appropriazione di ricchezze, solitamente minerali. La Roy conclude il suo bel libro con la speranza che gli oppressi in India possano vincere una battaglia di portata globale, io invece penso che il combattente più debole possa trionfare solo a condizione di avere alle spalle qualcuno di molto potente che lo rifornisca di armi e lo sostenga, come per i Viet-Cong è avvenuto da parte di Nord-Vietnam, Cina e URSS, e recentemente in Libia. Questi fattori in India non esistono, perciò l’insorgenza tribale, che rischia di trovarsi contro anche il proletariato industriale, è destinata al fallimento.

Sinistra (?) contro Destra (?)

Il PDL e il PD sostengono entrambi il Governo Tecnico. Gli votano continuamente la fiducia. Dunque, non possono dire all’elettorato di non condividerne la politica economica, altrimenti la loro posizione sarebbe del tutto insostenibile, e addirittura assurda. Se però si sostiene una politica economica importante e incisiva, significa che nella sostanza la si condivide: anzi, che nella sostanza essa è la propria stessa politica economica, escluso qualche elemento secondario. Dunque, la politica economica che hanno presente i due partiti è sostanzialmente la stessa. Di fronte all’elettorato non potranno presentarsi con politiche economiche davvero differenti. Se il PDL cavalcasse populisticamente il ritorno alla lira, ad esempio, gli si chiederebbe perché abbia sostenuto Monti, e prima perché Berlusconi abbia firmato un anno fa la lettera di intenti della BCE, e il PDL non potrebbe dare risposte sensate. Ne consegue che, essendo in realtà unica la politica economica, le differenze che giustifichino lo scontro si dovranno trovare su altri piani. E il piano sarà soprattutto quello dei cosiddetti diritti civili. Caduta ogni idea di giustizia, la Sinistra imborghesita e dominata dal pensiero radical-borghese punterà sui diritti civili. Per questo, Bersani non può fare a meno di Vendola, cioè esattamente di quel massimalismo in versione post-operaia che ha fatto crollare precedenti Governi, e che minerà alla radice anche il suo. Anche perché gli elettori di Vendola (lui anche, forse, ma tanto è in grado di narrare qualsiasi cosa) questa politica tecnica non l’amano affatto. Per questo, assisteremo ad una campagna elettorale pesantemente sbilanciata sui gay e i loro diritti, che sarà utilizzata in modo del tutto strumentale e da tutte le parti.

Vespe

Cacce sottili nel giardino di casa: sui fiori di lavanda una piccola vespa (una dolichovespula di un qualche tipo, penso).
Il mio primo incontro ravvicinato con le vespe avvenne nel lontano 1964, in montagna nei boschi di Caviola. Cercavo formiche e coleotteri sollevando cortecce dei ceppi degli abeti tagliati, e incappai in un nido di vespe, che mi aggredirono immediatamente. Avevo i calzoncini corti (di velluto a coste) e mi presi dodici punture. I miei genitori al mio ritorno si dimostrarono stranamente terrorizzati, e ne rimasi stupito, perché io sentivo un gran dolore ma pensavo che mi sarebbe passato presto. Così venni a sapere che mio padre era violentemente allergico alla puntura delle vespe, e se punto anche solo da uno di questi insetti rischiava la morte per la reazione anafilattica, e tutte le volte che lo avevano punto era svenuto. Perciò i miei temevano che io potessi aver ereditato l’allergia, e quindi potessi morire da un momento all’altro (mio padre con dodici punture sarebbe morto). Invece non sono allergico al veleno delle vespe, delle formiche e delle tracine, e di altri insetti e creature come ragni e ragnetti che mi hanno punto. Sono bensì allergico a qualcosa: alle cozze e alle graminacee, e ad alcuni tipi umani.
Né l’episodio di Caviola ha ingenerato in me alcun odio o repulsione per le vespe, anzi: ne sono un ammiratore.
Purtroppo, ogni tanto devo ucciderne, quando mi fanno un nido sul muro di casa, ad esempio. Stasera dovrò usare l’arma chimica contro i calabroni che si sono insediati in casa mia. Non è possibile aprire una trattativa, purtroppo: la dichiarazione di guerra è già stata consegnata ai loro ambasciatori.

Memores Domini

Il sito web di Comunione e Liberazione ci offre una definizione dei Memores Domini, tra le cui file spicca Roberto Formigoni:

«L’Associazione Memores Domini riunisce persone di Comunione e Liberazione che seguono una vocazione di dedizione totale a Dio vivendo nel mondo. I fattori portanti nella vita dei Memores Domini sono la contemplazione, intesa come memoria tendenzialmente continua di Cristo, e la missione, cioè la passione a portare l’annuncio cristiano nella vita di tutti gli uomini.
Il Memor Domini “è un laico che liberamente vive una esistenza totalmente immersa nel mondo con una totale responsabilità personale” (Memores Domini – Intervista a Monsignor Luigi Giussani) e che si impegna alla missione vivendo il proprio lavoro professionale come il luogo della memoria di Cristo, traducendolo, cioè, in offerta. Continua a leggere

Olympic Spread

«L’augurio è che la vita politica» come lo sport «non sia un conflitto lacerante ma sia un confronto e una competizione leale». Questo riportano i media italiani come detto da Napolitano a Londra. Se la politica dovesse diventare come lo sport contemporaneo, ci troveremmo ad avere politici pieni di anabolizzanti e di sostanze varie. Già la nostra borghesia è alquanto incline alla cocaina…

«L’Olimpiade deve essere una prova per il nostro Paese della capacità di affermare quei valori e quelle virtù che costituiscono la parte più importante del patrimonio dell’Italia». Ben detto, Napolitano. Infatti in anni passati alle Olimpiadi trionfavano Paesi virtuosissimi, come la Germania Est, l’URSS, e oggi la Cina, dove l’idea dell’atleta è quella di un combattente di regime, opportunamente sostenuto dalla medicina sportiva. Quali poi siano quei valori e virtù che distinguerebbero l’atleta italico stento a vedere, ma forse il mio sguardo è offuscato.

Nota finale: recentemente proprio Spagna e Grecia hanno organizzato splendide Olimpiadi, e dopo qualche anno vedi un po’ come si sono ritrovate. Tra me e le Olimpiadi avverto uno Spread.