In marcia con i ribelli

In marcia con i ribelli

Situazione: un Paese gigantesco, diviso da millenni in caste, con diseguaglianze economiche e sociali inimmaginabili, con un’economia e una potenza militare in crescita tumultuosa, e con una religione induista in piena involuzione integralista, ha al suo interno popolazioni tribali antichissime per un totale di 100 milioni di persone. Queste persone, gli adivasi, vivono presso le foreste e nelle foreste, in un rapporto di simbiosi. Ma sotto le colline coperte di alberi giacciono minerali in quantità enorme. Solo il valore della bauxite, da cui si ricava l’alluminio, è stimato in migliaia di miliardi di dollari. E l’industria indiana in espansione e la straripante industria cinese hanno fame di bauxite. Che fine faranno le foreste e i loro abitatori? Non se ne parla molto in Occidente, del resto le cose di cui preoccuparsi sono infinite. La risposta, tuttavia, è già scritta. Si potrà essere buddisti o musulmani, cristiani o atei, induisti o sikh, o marx-leninisti: la risposta è scritta. Arundhati Roy ha vissuto insieme ai guerriglieri maoisti che combattono tra villaggi e foreste, ben sapendo lei – e scrivendolo – che il maoismo non garantirebbe alle tribù degli adivasi alcun futuro davvero differente. Ha conosciuto l’umanità e la ferocia, soprattutto quella delle forze dell’ordine, che lei giudica un ordine profondissimamente iniquo. E ha scritto questo bel libretto In marcia con i ribelli (Broken Republic, 2011, trad. it. di G. Garbellini, Guanda 2012). C’è una guerra strisciante, in India, una guerra di annientamento contro le tribù. Con analogie strutturali con le situazioni simili che nel mondo si sono verificate nel corso dei secoli, ove i più deboli vengono schiacciati perché ostacolano l’appropriazione di ricchezze, solitamente minerali. La Roy conclude il suo bel libro con la speranza che gli oppressi in India possano vincere una battaglia di portata globale, io invece penso che il combattente più debole possa trionfare solo a condizione di avere alle spalle qualcuno di molto potente che lo rifornisca di armi e lo sostenga, come per i Viet-Cong è avvenuto da parte di Nord-Vietnam, Cina e URSS, e recentemente in Libia. Questi fattori in India non esistono, perciò l’insorgenza tribale, che rischia di trovarsi contro anche il proletariato industriale, è destinata al fallimento.

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One thought on “In marcia con i ribelli

  1. Ciao prof,, Penso che tu abbia centrato il punto, a nessuna grande potenza interessa salvaguardare i diritti delle popolazioni tribali dovunque si trovino in India, in Mato Grosso o in Africa o in altri posti dove tuttora esistono. Il loro valore intrinseco come rappresentanti di una diversità culturale o come abitanti di zone ambientalmente integre che dovrebbero venire salvaguardate proprio perchè rappresentano un unicum irripetibile, non ha alcuno appeal per quelli che vedono nel mondo solo il proprio tornacònto e non ragionano sul fatto che in questo mondo ci vivono pure loro e sul dopo, quando arriveranno le future generazioni che grazie al grande egoismo che permea da sempre i potenti si ritroveranno con un mondo sempre più oltraggiato e privato di quelle differenze che lo rendono meravigliosamente unico. La sopraffazione ha sempre avuto la meglio sui deboli e sugli indifesi e non credo che il futuro, malgrado le conquiste fatte in vari campi dello scibile cambi la natura umana anzi, troveranno modi e argomenti più spregiudicati per soffocare ulteriormente ogni voce fuori dal coro. Buona serata Franca

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