La mia religione 8

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Καὶ εὐθὺς ἦν ἐν τῇ συναγωγῇ αὐτῶν ἄνθρωπος ἐν πνεύματι ἀκαθάρτῳ καὶ ἀνέκραξεν λέγων· τί ἡμῖν καὶ σοί, Ἰησοῦ Ναζαρηνέ; ἦλθες ἀπολέσαι ἡμᾶς; οἶδά σε τίς εἶ, ὁ ἅγιος τοῦ θεοῦ. καὶ ἐπετίμησεν αὐτῷ ὁ Ἰησοῦς λέγων· φιμώθητι καὶ ἔξελθε ἐξ αὐτοῦ. καὶ σπαράξαν αὐτὸν τὸ πνεῦμα τὸ ἀκάθαρτον καὶ φωνῆσαν φωνῇ μεγάλῃ ἐξῆλθεν ἐξ αὐτοῦ.
Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: “Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù lo sgridò: “Taci! Esci da quell’uomo”. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Che cos’è uno spirito impuro, immondo, uno πνεῦμα ἀκάθαρτον? Per molti secoli, i cristiani non hanno avuto dubbi: l’essere umano può essere invaso e posseduto dai demoni, intesi come creature personali, che parlano e intendono un solo fine, la distruzione dell’umano e la negazione del bene. L’esorcismo è di conseguenza una pratica della Chiesa, dal tempo degli Apostoli a oggi. A oggi? Mi piacerebbe sapere quanti siano i preti cattolici che credono ancora nel demonio come persona, ai demoni come angeli ribelli. Il demoniaco è stato ricondotto totalmente nell’antropologia. E questo è necessario, ed è un bene. E tuttavia la categoria del diabolico deve essere reinterpretata e mantenuta. In questo senso, l’opera di René Girard è di grande rilevanza. Continua a leggere

Benedicti exitus

Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum.
Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam.

La realtà è questa: il pontificato nel mondo globale è infinitamente più gravoso di un tempo. Impegni di ogni genere e viaggi faticosi, che ai predecessori di Giovanni Paolo II erano ignoti. Non sono più pontificati per vecchi, se non a rischio di apparire disumani. L’abbandono di Benedetto significa per me l’affermazione del valore prioritario della persona umana e della sua dignità universale. In questa universalità rientra anche chi ricopre il ruolo di papa. Questo gesto è anche un gesto di positiva desacralizzazione, un gesto cristianissimo. Complessivamente, l’opera di Ratzinger, come teologo, come inquisitore e come papa non mi è piaciuta molto: mi è sembrata stare sempre sotto l’ombra della paura dell’infedeltà al dogma. Il suo gesto finale, invece, mi sembra pregno di forza spirituale, nella debolezza di un corpo in via di spegnimento. Solo, mi resta un dubbio: Scola ha avuto un ruolo in questo esito?

La mia religione 7

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καὶ ἐξεπλήσσοντο ἐπὶ τῇ διδαχῇ αὐτοῦ· ἦν γὰρ διδάσκων αὐτοὺς ὡς ἐξουσίαν ἔχων καὶ οὐχ ὡς οἱ γραμματεῖς.

Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

Come insegnano gli scribi? Gli scribi hanno come valore fondamentale il testo cui fanno riferimento, e che sommergono di interpretazioni nello stesso momento in cui affermano la sovranità del testo stesso, e la purezza del suo significato, da loro stabilito e trasmesso, che consegnano ai loro uditori. Autorità di apparato e autorità singolari, o carismatiche. Quella di Gesù è un’autorità singolare, non derivante dall’appartenenza ad una struttura cui l’autorità stessa sia inerente – come è degli scribi, depositari di un sapere tecnico. Quasi tutte le autorità nelle quali ci imbattiamo nel corso della nostra vita, e per moltissimi tutte, sono autorità strutturali-tecniche, prive di qualsiasi carisma. Inevitabilmente, questo avviene anche all’interno della Chiesa. E questo tuttavia non significa generalmente che il carisma dell’autorità sia una cosa buona di per sé. Esso è anche del demonio, per così dire, e lo hanno posseduto anche uomini e donne malvagi. Ma come è deprimente, per lo più, la conoscenza e frequentazione degli uomini di Chiesa, quanto rara tra di loro l’autorità autentica, che è un barlume nel presente della luce irradiata da Gesù. Essi sono scribi. Del resto, anche quella di Lui era misconosciuta da molti, e così anche nella Chiesa tu vedi fare carriera i mediocri, gli obbedienti, e coloro il cui spirito di servizio è in verità solo spirito di asservimento.

Psychopolitics

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«La realtà politica è fluttuante, soggettiva, fatta di casi particolari, duttile e adattabile, non-euclidea. La politica non è logica. Essa è psicologica.» (p. 5)  Da questa visione si sviluppa il dialogo tra Jean-Michel Oughourlian e Trevor Cribben Merril in Psychopolitics (originale francese 2010 – versione inglese Michigan State University Press 2012). L’altro punto fondamentale che Oughourlian assume a base del suo ragionamento è l’idea schmittiana della politica come designazione del nemico. Il terzo elemento è ovviamente la teoria mimetica di René Girard.
Secondo lo psichiatra girardiano francese, la politica attuale deve fronteggiare una crisi mimetico-sacrificale di proporzioni globali avendo a sua disposizione solo strumenti vecchissimi: trovare capri espiatori e nemici individuati chiaramente e credibili sta diventando sempre più arduo, e la politica tenta affannosamente invano di trasformare gli enormi problemi che attanagliano il mondo in nemici.

«La politica sta esaurendo le sue forze. I nemici che essa designa uno dopo l’altro risultano essere dei miraggi e il loro “sacrificio” si dimostra inefficace. Allora la politica è tentata, sotto la spinta dell’Estrema Sinistra, e nel nome della correttezza politica, di scegliere un nemico potente, formidabile e onnipresente: il Denaro!
Il denaro, afferma il meccanismo politico, deve essere tenuto sotto controllo. Il denaro viene accusato di nascondersi nei paradisi fiscali. Allora si dichiara guerra ai paradisi fiscali e si stila una lista nera dei Paesi colpevoli di essere paradisi fiscali. E appare evidente com Cina e Inghilterra siano molto desiderose di smantellare i paradisi fiscali degli altri, ma non i propri.
E tuttavia il denaro deve essere attaccato, tracciato, controllato, sottoposto ad una equa redistribuzione, moralizzato! Un’impresa vasta, che è destinata a fallire per due ragioni, una aneddotica e legata alla storia, l’altra fondamentale.
Cominciamo dalla prima: prima della creazione dell’Europa e della globalizzazione, la moneta era controllata dagli Stati. Il controllo della moneta rendeva possibile prevenire la sua fuga… e questo certamente non ha funzionato bene come ci si aspettava. Oggi, informatizzazione e globalizzazione rendono tecnicamente impossibile esercitare un qualsiasi controllo sulla moneta. E così l’unico modo di attrarre il denaro è quello di sedurlo. Mi si permetta di offrire un faceto paragone tra denaro e donne: per secoli, per millenni, se una giovane donna attirava lo sguardo di un uomo, la possibilità è stata quella di proporre il matrimonio… a suo padre. Questo poteva suscitare situazioni comiche del tipo di quelle descritte nelle commedie di Molière, o qualche volta situazioni tragiche. Oggi ciò è impensabile: se vi piace una donna, dovete conquistare il suo amore. Non è più possibile ottenere denaro o donne se non per mezzo di seduzione, almeno nella nostra civiltà occidentale.
La seconda ragione è infinitamente più seria: designando il denaro come il nemico, come la parte colpevole, come la causa di tutte le nostre disgrazie e della crisi sacrificale che siamo incapaci di arginare, traformiamo la moneta in qualcosa di diverso dalla moneta o da un mezzo di pagamento. Noi stiamo portando alla luce il lato diabolico, mimetico del denaro e nel far questo noi corriamo un rischio più grande di quanto possiamo immaginare.» (pp. 41-42)

Ma cosa propone Oughourlian alla politica, che non può rinunciare alla propria essenza, ovvero alla funzione di designare i nemici? Propone che essa sostituisca al nemico esterno il nemico interno, anzi interiore: noi stessi. Questo avrebbero fatto i leader politici che lo psichiatra francese assume a modelli: Mandela, Gandhi, Luther King. Qui il ragionamento mi pare debole. E certo il processo di conversione globale della politica, ammesso che fosse possibile, non disporrebbe del tempo sufficiente ad evitare quell’apocalisse che, sulla scorta dell’ultimo Girard, Oughourlian vede imminente.

A ritroso

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Grazie alla preziosa e documentata ricerca pubblicata nel 2004 da Renato Ghedina “Basilio” (edizioni dell’ Union de i Ladis de Anpezo), sono potuto risalire di figlio in padre al primo membro sicuro della famiglia di mia madre, Teresa Ghedina. La cosa più interessante ai miei occhi – a parte il fatto che molti uomini e donne non si sposavano, e chi si sposava aveva moltissimi figli, dei quali solo una parte viveva a lungo –  è che alcuni procreavano ad età piuttosto avanzata, anche in seconde nozze con donne ovviamente più giovani. Per questo fatto le generazioni dei miei Ghedina dal 1360 non sono poi molte. Ma risalire fino al medioevo mi dà un certo qual brivido, e vorrei poter fare lo stesso anche per il lato paterno. Sono contento di scoprire che un mio antenato, che nacque intorno al 1385, si chiamasse Giacomo come mio figlio. Un po’ meno gioisco scoprendo la comune origine delle famiglie Ghedina e Ghedini. Potrei avere qualche stilla di sangue in comune col noto avvocato…

Teresa, 1920

Gino 1894

Gaetano 1857

Giuseppe 1825

Gaetano 1804

Giuseppe 1777

Gaetano 1741

Pietro 1701

Mattia 1650

Simon 1606

Zuane 1581

Simon 1540

Battista 1508

Gaspar 1465

Andrea 1420

Giacomo 1385

Zaneto 1360.

Roma

Roma

Lungo più di 700 pagine, questo romanzo di Émile Zola (del 1896, questa versione italiana pubblicata dalle edizioni Bordeaux nel 2012 deriva da una traduzione del 1923, pubblicata nelle edizioni Sten, anonima: fatto singolare ma non tanto) è tante cose insieme: un atto di amore per l’Italia, una resa dei conti dell’autore con la Chiesa cattolica e il Papato, un atto di fiducia positivistico-modernistico nel futuro dell’umanità, la costruzione di un testo narrativo-argomentativo, e infine una vera e propria guida di Roma, che ci restituisce una grandiosa immagine della città negli ultimissimi anni dell’Ottocento. E c’è anche una storia di amore e veleno. Il protagonista è Pierre, un giovane prete intellettuale e modernista, reduce da un precedente viaggio a Lourdes (narrato nell’omonimo romanzo, subito messo all’Indice), che si reca a Roma per difendere un suo libro, nel quale auspica una rigenerazione del Cattolicesimo, una metamorfosi radicale che lo trasformi nella religione della democrazia. A Roma  Pierre, che finirà per trattenervisi per alcuni mesi, incontra personalmente Leone XIII, scopre gli intrighi della corte papale e i problemi del nuovo Regno d’Italia, e infine si convince di dover abbandonare ogni illusione circa la nuova religione del futuro: Cattolicesimo e Papato sono giunti alla fine del loro percorso storico. Una predizione fallace, sembrerebbe.

La mia religione 6

καὶ λέγων ὅτι πεπλήρωται ὁ καιρὸς καὶ ἤγγικεν ἡ βασιλεία τοῦ θεοῦ· μετανοεῖτε καὶ πιστεύετε ἐν τῷ εὐαγγελίῳ.

e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo.

Poiché convertitevi-μετανοεῖτε, cioè cambiate la vostra mente, è detto ad Israeliti, questa parola non significa invito ad adottare un altro dio. L’unico dio è Dio, e non possono esistere più monoteismi, ciascuno dei quali rivendica il diritto di essere considerato l’unico autentico, vero e puro. Veramente, può accadere che il Dio di cui ci si proclama servi, e in nome del quale si scende in guerra con chi professa fede in un altro Dio unico, o in molti dèi, non sia che l’assolutizzazione del proprio Desiderio. Perversione del monoteismo: io sto col Bene, dunque chi non sta con me sta col Male. Chi non sta con me è malvagio, e con lui non si può negoziare, perché la sua malvagità e corruzione sono totali, e non c’è nulla da salvare in lui: si può solo eliminarlo, anzi si deve.

Ma il contenuto fondamentale del buon annuncio, dell’evangelo, qual è? Il contenuto è la vicinanza del regno di Dio, a cui si è invitati a credere. La conversione è qui: chi pensava che il regno di Dio fosse lontano ora crede che sia vicino. Ma il problema è: cosa significa il regnare di Dio? Poiché Dio e il suo regno non possono essere separati, la questione del regnare di Dio porta a quella sulla natura di Dio, sulla sua pensabilità e rappresentabilità nell’orizzonte concettuale e culturale contemporaneo. Come nella stessa tradizione cristiana è reso evidente dagli appellativi di Padre e di Figlio, ogni teologia è insieme necessariamente e dialetticamente un’antropologia.

Ferretto

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È dei primi anni Cinquanta questo ritratto a olio che mio nonno Gino Ghedina dipinse di Ferretto, un frequentatore dell’osteria sopra la quale era l’appartamento in cui vivevamo in quel tempo, a Venezia. Lo ricordo bene, Ferretto, sempre alle soglie dell’ubriachezza, ma un po’ più in qua, sempre benevolo e gentile verso di me e di mio fratello Paolo. Mentre il suo amico, con cui era sempre insieme, e di cui non ricordo il nome, ci faceva paura. Ferretto era piccolo e magro, e il suo amico grande e grosso, un omaccione con una voce profonda e roca. Quando ci vedeva, l’omaccione ci diceva sempre «ve cusìno in farsóra» (vi cucino in padella). Lui intendeva scherzare, ma noi eravamo piuttosto intimiditi. Ai primi di luglio, la mia famiglia partiva per la montagna, due mesi di villeggiatura. Non abbiamo avuto un’auto per tutti gli anni Cinquanta. Mia madre preparava un cestone che veniva spedito in anticipo, e poi si prendeva il treno, la littorina che dondolava molto, procurandomi la nausea, coi sedili ricoperti di un velluto che mi dava molto fastidio al tatto. I bagagli a mano, numerosi e pesanti, ce li portava Ferretto alla stazione di S. Lucia.

Micronote 23

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  1. I casi sono due: o i digiuni della sete di Pannella sono falsi, oppure la sua fisiologia è superumana, e va studiata dagli scienziati.
  2. La più grave malattia che affligge gli intellettuali è il considerare imbecilli tutti gli umani tranne se stessi.
  3. La Fiat e il Vaticano
    Si tengono per mano
    Insieme a Mario Monti
    Per risanare i conti.
  4. Conflitto di interessi, conflitti di interessi, conflitti interessanti, interesse in conflitti, interessi in conflitti. Continua a leggere

La mia religione 5

Καὶ εὐθὺς τὸ πνεῦμα αὐτὸν ἐκβάλλει εἰς τὴν ἔρημον. καὶ ἦν ἐν τῇ ἐρήμῳ τεσσεράκοντα ἡμέρας πειραζόμενος ὑπὸ τοῦ σατανᾶ, καὶ ἦν μετὰ τῶν θηρίων, καὶ οἱ ἄγγελοι διηκόνουν αὐτῷ.

Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato dal satana; stava con gli animali selvatici, e gli angeli lo servivano.

Non si può servire a due ragioni: non si può avere un modo di pensare emancipato, demitizzato e scientifico in tutti gli ambiti della vita, e pensare in modo religioso-mitologico nei piccoli spazi dedicati alla fede. O meglio, teoricamente non si potrebbe, ma è quel che avviene nella maggioranza di coloro che si dichiarano cattolici. In Italia, del resto, più che in altri Paesi, pesa tuttora l’eredità della persecuzione del Modernismo, della totale stroncatura di ogni velleità di pensiero libero all’interno della Chiesa. Ci fu un tentativo nuovo negli anni intorno al 1968 e negli anni seguenti fino al 1978. Fino all’avvento del papa polacco, che stese sull’Italia cattolico-progressista e liberale una cappa di paura. Per gli intellettuali cattolici non appartenenti al clero le possibilità da allora sono state due: rientrare nei ranghi, per occuparsi solo di quel che il Magistero affida al laicato, sempre visto come gregge ad autonomia limitata, obbediente ai pastori; oppure rinchiudersi in conventicole segrete o nell’isolamento personale. Io ho percorso la seconda via: da un primo periodo in conventicole all’attuale isolamento personale. Qualcosa mi ha espulso (ἐκβάλλει – si tratta dello stesso verbo usato dagli evangelisti ad indicare l’azione di Gesù che caccia i demoni, e l’esser spinto di Gesù nel deserto) nel mio attuale  ἔρημον.
Nel deserto Gesù non ha interlocutori umani: da un lato gli animali selvatici, la natura; dall’altro gli angeli e il satana. La tentazione proviene dalla mimesi di cui il satana è l’espressione suprema. In questo senso, l’umano è presente nel deserto più che in qualsiasi altro luogo. Il deserto, infatti, esiste come rappresentazione, è relativo all’umano fin nel suo nome. Nel deserto acquista la massima potenza il desiderio di essere nel suo contrario, nella folla luogo dei rispecchiamenti e del potere. Esattamente quel desiderio che Gesù respinge.