Giudeocentrismo 4

(Eric Gans)

La connessione tra Ebrei e denaro ha radici storiche nell’esclusione degli Ebrei dall’economia agraria largamente non monetaria, aperta solo a coloro che possedevano fondi agrari e/o partecipavano alla vita religiosa cristiana. Le società europee del diciannovesimo secolo emanciparono gli Ebrei, consentendo loro di partecipare all’economia di mercato su un piede di quasi parità coi Cristiani. Continua a leggere

Giudeocentrismo 3

(Eric Gans)

Quello che Adamo apprende mangiando dell’albero della conoscenza è che, sebbene il linguaggio possa creare il mondo, esso non può precludere l’azione umana, dal momento che la libertà incarnata nel linguaggio implica la possibilità di disobbedire a qualsiasi interdizione. Poiché la comprensione di Adamo è implicita nel linguaggio stesso, Dio teme che l’auto-coscienza di Adamo ne farà il suo rivale. La peccaminosità di Adamo è analoga alla priorità degli Ebrei nella scoperta del Dio Unico. Sebbene, come la libertà umana, l’unicità di Dio sia una verità universale, proprio come l’asserzione originaria della libertà da parte di Adamo è la fonte di ogni peccato, così il popolo che per primo afferma il Dio Unico ipso facto richiama su di sé il risentimento degli altri. Continua a leggere

Giudeocentrismo 2

(Eric Gans)

Il Dio Unico è l’espressione dell’unicità dell’origine umana. L’“elezione” degli Ebrei quali “scopritori” del Dio Unico è una contingenza storica che non conferisce loro alcuno stato ontologico privilegiato. Gli Ebrei possono soltanto pretendere di essere i primi eredi della scena originaria ad afferrare la sua unicità e conseguentemente la sua universalità. Come ho indicato in Science and Faith, quando Dio si rivela a Mosè nell’Esodo, egli si nomina con una frase dichiarativa: Ehyeh asher ehyeh, Io sono quello / ciò che sono. Continua a leggere

Giudeocentrismo

Eric Gans, Chronicle of Love and Ressentiment 368

Quando mi sforzo di comprendere gli assillanti problemi di quella che si può ancora chiamare la civiltà occidentale, sono ricondotto al fatto inquietante che questi tendono a focalizzarsi sugli Ebrei.

Il recente conflitto a Gaza offre ancora un esempio della prontezza dell’intelligenza mediatica postmoderna a mettere in questione la legittimità di Israele. Due università della California del Sud, UCLA e UC Irvine, nelle scorse settimane hanno organizzato delle discussioni di esperti sul Medio Oriente che in realtà erano delle condanne unilaterali di Israele, compresa la negazione del suo diritto di esistere, salutata da slogan scanditi dalla folla. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 48

weilquaderni

Dio ci ha rivestito di una personalità – ciò che noi siamo – affinché noi ce ne svestiamo. (II, 214)
Lebbrosi. (…). La lebbra sono io. Tutto ciò che io sono è lebbra. L’io come tale è lebbra. (II, 215) Continua a leggere

Anoressia

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L’anoressia non è più un fatto di sole adolescenti femmine: sempre più sono i maschi coinvolti. Perché stupirsene? L’anoressia (prescindendo dai pochi casi originati da un trauma psichico) può essere spiegata solo ponendola in relazione a due elementi: il culto dell’immagine e il mimetismo competitivo, che nella nostra società sono inscindibilmente connessi. Anche quando l’individuo pensa sé e il suo rapporto al corpo nella forma dell’immediatezza (del tipo: mi faccio bella per piacermi), tale immediatezza percepita è solo illusoria, perché le forme dell’apparire e dell’apparire a se stessi sono socialmente mediate. Una società in cui sono valorizzate le donne grasse non produce anoressiche. Continua a leggere

Il canto delle crisalidi

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Vita, morte,
la vita nella morte;
morte, vita,
la morte nella vita.

Noi col filo
col filo della vita
nostra sorte
filammo a questa morte.

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Rileggo Simone Weil 47

weilquaderni

La morte degli esseri cari è una purificazione, se non si crede alla loro immortalità.

Dio invia la sventura indistintamente ai cattivi e ai buoni, così come la pioggia e il sole. (Egli non ha riservato la croce al Cristo). Egli non entra in contatto con l’individuo umano in quanto tale se non mediante la grazia puramente spirituale che corrisponde allo sguardo volto verso di lui, cioè nella misura esatta in cui l’individuo cessa d’essere tale. Nessun avvenimento è un favore di Dio; soltanto la grazia. (II, 212) Continua a leggere

Il calcio dei filosofi

A me il calcio non piace. Non lo seguo. Mi pare comunque pervertito rispetto a quello che era, come molte cose. Basti pensare ai giocatori assunti per due mesi, alle casacche che cambiano durante uno stesso campionato, ai medici sportivi e alla loro funzione reale, ecc. ecc. Ai miei occhi è una schifezza assoluta. Ma questa partita tra filosofi è un capolavoro assoluto.

http://www.youtube.com/watch?v=pavNpozrgM8

La persuasione e la rettorica

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Il senso delle cose, il sapore del mondo è solo pel continuare, esser nati non è che voler continuare: gli uomini vivono per vivere: per non morire. La loro persuasione è la paura della morte, esser nati non è che temere la morte. Così che se si fa loro certa la morte in un certo futuro – si manifestano già morti nel presente. Tutto ciò che fanno e che dicono con ferma persuasione, per un certo fine, con evidente ragione – non è che paura della morte. ( …)  Continua a leggere