Rileggo Simone Weil 47

weilquaderni

La morte degli esseri cari è una purificazione, se non si crede alla loro immortalità.

Dio invia la sventura indistintamente ai cattivi e ai buoni, così come la pioggia e il sole. (Egli non ha riservato la croce al Cristo). Egli non entra in contatto con l’individuo umano in quanto tale se non mediante la grazia puramente spirituale che corrisponde allo sguardo volto verso di lui, cioè nella misura esatta in cui l’individuo cessa d’essere tale. Nessun avvenimento è un favore di Dio; soltanto la grazia. (II, 212)

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Spiritualizzazione radicale che significa, progressivamente dematerializzazione, disindividualizzazione, disincarnazione, decreazione. Che cosa si purifica con la morte dell’essere caro (sempre che non si creda nel suo continuare come collocato in una sfera di immortalità)? Il che cosa deprivato delle sue caratteristiche somatiche, psichiche e particolari, di ciò che lo rende Fabio o Simone, non può che identificarsi nel tutto, nell’essere di ogni cosa che è, nell’universale brachman, nel nulla. In ciò in cui la relazione che ci costituisce come umani viene totalmente superata e scompare. E’ una prospettiva nella quale non si vede come sia possibile affermare che il figlio del falegname giustiziato sia Dio.

2 risposte a "Rileggo Simone Weil 47"

  1. Molto interessante l’accostamento che propone tra purificazione e derelazionarsi del soggetto. Credo sia nelle vere intenzioni della Weil. Sicuramente lo è in tutte quelle eresie alle quali lei stessa ha tratto linfa per le sue meditazioni. Può anche darsi sia l’esito obbligato di ogni spiritualismo (non credo nella variante bergsoniana). Lo spiritualismo non solo impedisce di affermare la divinità del Cristo ma, se vera, la sua tesi, anche e di più impedisce una piena affermazione dell’umanità degli uomini. Infatti, se la purificazione dell’uomo avviene attraverso la dematerializzazione, disincarnazione, non si vede perché occorra partecipare alla vita terrena e di conseguenza chiunque affretti la dipartita dell’uomo attraverso le catastrofi della storia merita il riconoscimento di muoversi nel senso voluto da Dio. Lo stesso varrebbe per chi sceglie il suicidio. Una prospettiva inquietante.

  2. Credo interssanti, in questo senso, l’aspirazione della Weil a “vivere di sola luce” come gli alberi (che però traggono elementi vitali dalla terra), e anche il modo in cui è morta per consunzione. Ho anche l’idea che questo sia molto legato al suo rifiuto del desiderio…

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