Rileggo Simone Weil 57

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La fede (quando si tratta di un’interpretazione soprannaturale del naturale) è una congettura per analogia fondata sulle esperienze soprannaturali. Così coloro che posseggono il privilegio della contemplazione mistica, avendo sperimentato la misericordia di Dio, e sapendo di avere questa esperienza in comune con altri, suppongono che, poiché Dio è misericordia, il mondo creato è opera di misericordia – πίστις, credenza. Ma quanto a constatare direttamente questa misericordia nella natura, bisogna rendersi ciechi, sordi, empi per credere che sia possibile. Anche gli Ebrei e i Musulmani, che vogliono trovare nella natura le prove della misericordia divina, sono spietati. E spesso anche i cristiani.
Per questo la mistica è l’unica fonte della virtù di umanità. Perché non credere che dietro il sipario del mondo vi sia una misericordia infinita, o credere che questa misericordia sia davanti al sipario, l’uno e l’altro rendono crudeli. (III, 117-118) Continua a leggere

La pena e il sacro

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Qualche giorno fa un tribunale veneto, dopo un processo con rito abbreviato per un delitto di omicidio, ha emesso la sentenza. Il crimine giudicato è orrendo: Michele Fusaro rapisce Iole Tassitani, la tiene prigioniera per alcuni giorni, e infine la uccide. Dopo averla uccisa fa a pezzi il cadavere. Viene scoperto e arrestato grazie alla testimonianza di un giovane immigrato. Nessuna infermità mentale.
La sentenza del tribunale: 30 anni. La famiglia della vittima e l’opinione pubblica sono indignate: si sa come vanno le cose da noi, dopo qualche anno il condannato comincia a godere di permessi, e infine i 30 anni si accorciano, e di molto. Continua a leggere

Tutto scorre

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È un romanzo-saggio Tutto scorre… di Vasilij Grossman (1963, trad. it. di G. Venturi, Adelphi 1987). La storia di un anziano prigioniero politico che alla morte di Stalin torna alla vita civile dopo 27 anni di gulag serve a rivelare la natura dello stato sovietico e la condizione della Russia, sempre priva di ciò che per gli esseri umani è la cosa più importante, la libertà. Sono poco più di duecento pagine, ma di che densità e problematicità! Bellissimo il ritratto delle molte facce di Lenin, tragica la descrizione della persecuzione dei contadini e della morte per fame imposta agli Ucraini. Il tutto sospeso tra il ricordo infantile delle terre del sud dove il protagonista ragazzo, vagando tra boschi e radure, scorgeva le tracce lasciate dalla popolazione che abitava quei luoghi un secolo prima, i Circassi annientati dalla colonizzazione russa dell’Ottocento, e la contemplazione dei luoghi ove si è abbattuto il furore dello Stato comunista, dove non è rimasto niente.
Tutto passa, il senso del titolo è quello di un tragico divenire, ove nessuno dei colpevoli di crimini orrendi è veramente inchiodato alle proprie tremende responsabilità per le inumane violenze, per la distruzione colpevole nessuno è chiamato a pagare. Non c’è una compensazione: il protagonista che infine ritrova anche la casa della sua infanzia ridotta ad un cumulo di macerie, rimane però intimamente libero, è rimasto un essere umano.

E improvvisamente, il cinque marzo, Stalin morì. Quella morte venne a intrufolarsi nel gigantesco sistema di entusiasmo meccanizzato, d’ira e d’amore popolare, stabiliti su ordine del comitato di rione. Stalin morì senza che ciò fosse pianificato, senza istruzione degli organi direttivi. Morì senza l’ordine personale dello stesso compagno Stalin. Quella libertà, quella autonomia della morte conteneva qualcosa di esplosivo che contraddiceva la più recondita essenza dello Stato. Lo sconcerto invase le menti e i cuori. (p. 33)

È chiaro che l’essenza divina, infallibile, dello Stato immortale non solo opprimeva l’uomo, ma lo difendeva anche, lo consolava della sua debolezza, ne scusava la nullità; lo Stato assumeva sulle sue ferree spalle tutto il peso della responsabilità, liberava gli uomini dalla chimera della coscienza. (p. 36)

Quante cose aveva visto la Russia nei mille anni della sua storia. Negli anni sovietici poi, aveva veduto formidabili vittorie militari, grandiosi cantieri, nuove città, dighe che sbarravano il corso del Dnepr e della Volga, un canale che univa i mari, e possenti trattori, e grattacieli… Una sola cosa la Russia non aveva visto in mille anni: la libertà. (p. 59)

Origini selvagge

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«Il sacrificio è la forma più antica della pratica religiosa» . Da questo fatto si è cercato di dedurre l’esistenza di una sorta di «monoteismo primordiale», una rivelazione originaria dell’idea di Dio. Ma nella ripartizione «prometeica» e nel fascino orrendo per il sangue versato si manifesta qualcosa di meno edificante. Sarebbe forse consigliabile rinunciare del tutto a qualsiasi tentativo di spiegazione, dal momento che siamo chiaramente ricondotti in pieno Paleolitico. Non potremo mai disporre di testimonianze dirette sulle credenze religiose di questa epoca. Continua a leggere

Comunicazione facilitata 2

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Ma venne il momento in cui la comunicazione facilitata si svelò per quello che era.
Una dei facilitatori di Matthew Gherardi, Susan Rand, mostrò a Cathy (la mamma) un messaggio di Matthew che sosteneva di aver subito abusi sessuali da suo padre, Gerry. La Rand riportò le affermazioni di Matthew alla polizia. Gerry Gherardi, farmacista presso un ospedale per veterani, non sapeva nulla delle accuse contro di lui. “Andai a casa intorno alle 9.30”, disse. “Parcheggiai l’auto e subito Cathy venne di corsa e iniziò a parlarmi. Immediatamente mi disse di non entrare in casa, che c’era un mandato d’arresto per me, e che mi veniva mossa l’imputazione di aver abusato sessualmente di Matthew”. Gherardi proclamò la sua innocenza. Ma la scuola, i servizi sociali e la polizia credevano che le accuse venissero da Matthew. Continua a leggere

Comunicazione facilitata 1

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In questi decenni, le famiglie con figli autistici hanno vissuto ogni sorta di difficoltà. Prima l’imperante cultura psicodinamica e psicoanalitica a lungo ha colpevolizzato le stesse famiglie, e in particolare le madri, riconducendo l’autismo del figlio ad un inconscio rifiuto dello stesso da parte loro, aggiungendo dramma a dramma (con libri come La fortezza vuota di Bruno Bettelheim che hanno sparso un seme malefico in moltissime menti). Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 56

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Il desiderio è impossibile; distrugge il suo oggetto. Gli amanti non possono essere uno, né Narciso essere due. Don Giovanni, Narciso. Poiché desiderare qualcosa è impossibile, è necessario desiderare nulla.
L’avaro, per desiderio del suo tesoro, se ne priva. Se è possibile mettere senza restrizione alcuna tutto il proprio bene in una cosa nascosta nella terra – perché non in Dio?
Ma quando Dio è diventato altrettanto pieno di significato del tesoro per l’avaro, ripetersi con forza che non esiste. Provare che lo si ama anche se non esiste. (III, 95) Continua a leggere

L’uomo e il divino 2

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Certo, María Zambrano non sviluppa i concetti nel modo dell’antropologia mimetica e generativa, ma essi si stagliano nettamente: rapporto originario tra sacro e delirio di persecuzione, funzione costruttiva della realtà assegnata al sacrificio, costituirsi della stessa in centro e periferia… E anche (come in Denis De Rougemont) legame tra passione amorosa e sacro.
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