Eros e Priapo

Di Eros Barone

Carlo Emilio Gadda scrive “Eros e Priapo” (sottotitolo: “Da furore a cenere”), uno dei suoi libri più originali, nell’immediato dopoguerra. Si tratta di una specie di saggio sulle motivazioni psicologiche profonde che permisero al fascismo di durare vent’anni. Al centro di questa interpretazione sessuologica della figura del Duce vi è la rabbia dell’ingegnere-scrittore di fronte alla fenomenologia della sconfitta del Logos (la ragione) da parte dell’irrazionale, del disordine, dell’italica insipienza. Continua a leggere

Moralismi

zab

Una comunicazione de Il Covile, attualmente molto impegnato nella lotta contro il moralismo della Sinistra italiana, riporta una lettera aperta di Ubaldo Casotto pubblicata sul Riformista, che mi sembra degna di un’attenta analisi. Userò il metodo a me caro delle parentesi quadre. Continua a leggere

Sbarbaro 1960 1

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Taci, anima stanca di godere
e di soffrire – all’uno, all’altro vai
rassegnata –
Ascolto e mi giunge una tua voce.
Non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d’ira o di rivolta
e neppure di tedio. Continua a leggere

Liberazione

mar

La diciottesima notte dopo capodanno—il ventiquattresimo giorno dell’assedio di Budapest—, una giovane donna decise di abbandonare il rifugio in un grande edificio accerchiato nel cuore della città, di attraversare la strada trasformata in campo di battaglia e di raggiungere, in ogni modo e a qualsiasi costo, l’uomo che quattro settimane prima era stato murato, insieme a cinque compagni, in un angusto scantinato dell’edificio di fronte. Quell’uomo era suo padre, e la polizia politica si ostinava, pur nel culmine del caos e dello sfacelo, a cercarlo con un zelante e puntiglioso accanimento.
Quello di Liberazione di Sandor Marai (Szabadulás, 1945, trad. it. di L. Sgarioto, Adelphi 2008) è un incipit in cui è contenuto un romanzo intero, uno di quegli incipit che promettono una lettura forte. Scritto nei mesi immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando il destino dell’Ungheria si stava delineando agli occhi attoniti dei suoi figli, Liberazione racconta il momento in cui su Budapest passa il fronte tedesco-sovietico, e per molti giorni i suoi abitanti vivono nel sottosuolo, mentre sulle loro teste si combatte di casa in casa.
La protagonista assoluta è una giovane donna, Erzsébet Sós secondo i suoi documenti falsi, un personaggio femminile disegnato con grande finezza, minutamente ombreggiato, per così dire, e rappresentato in tutte le sue tensioni emotive e intellettuali. Lei attende l’arrivo dei sovietici come portatori della fine della guerra, passa gli ultimi giorni dell’assedio in un grande locale sotterraneo, assieme ad una folla di rifugiati, tra incursioni dei tedeschi e delle “croci frecciate” ungheresi, finché, rimasta sola in compagnia di un paralitico, incontra un giovane ed elegante soldato dell’Armata Rossa. Il primo “liberatore”. Il disperato tentativo di dialogo con lui finisce in una violenza sessuale. Ma questa violenza e le sue conseguenze sono rappresentate in modo molto complesso, perché complesso è l’animo della ragazza, nel quale su tutto domina la pietà, anche quella nei confronti del giovane siberiano, che uscita all’aperto troverà ucciso da una pallottola in testa.
Le tragedie del Novecento, l’abisso nichilistico sotteso alle ideologie rumoreggianti, le pulsioni elementari degli umani e il mistero del loro comporsi nella guerra e del loro sfociare nella trascendenza: in questo romanzo compatto e lineare tutto è trattato con equilibrio quasi miracoloso. Lo ritengo un capolavoro.

A Berlusconi

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Dedico a Berlusconi il Ricordo 36 di Francesco Guicciardini.

È molto laudato apresso agli antichi el proverbio: Magistratus virum ostendit; perché non solo fa cognoscere per el peso che s’ha, se l’uomo è d’assai o da poco, ma ancora perché per la potestá e licenzia si scuoprono le affezione dello animo, cioè di che natura l’uomo sia; atteso che quanto l’uomo è piú grande, tanto manco freno e rispetto ha a lasciarsi guidare da quello che gli è naturale.

I confini dell’anima 3

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Oggi si leggono romanzi a milioni, si vedono film a centinaia, si guardano fotografie o si scrutano “documenti” a migliaia, e il risultato è che il pubblico è invaso e sommerso dalle immagini eteroclite di una “realtà” di cui non è più possibile sapere che cosa sia né che cosa significhi; tanto è vero che si finisce col dovervi appendere dei cartelli indicativi o dei commenti ideologici più o meno banali e più o meno improvvisati. Della società cui egli si rivolgeva con la sua narrazione, invece, il romanziere dell’Ottocento supponeva non soltanto che essa fosse disposta ad ascoltare senza pregiudizi il suo racconto, ma una vera e propria comunità di esperienze e di aspirazioni. Stendhal diceva che i suoi romanzi aspettavano il lettore del 1935; e anche se l’osservazione non fosse sardonica, sarebbe pur sempre per una “società” di happy few che egli avrebbe scritto; ma in realtà quello che glieli faceva scrivere, quei romanzi, era la fiducia nei pochi con cui egli si sentiva in comunità di spirito già nel 1830 e, ancora più sicuramente, lo stato degli animi e delle fortune nella società post-napoleonica. Continua a leggere

Voto in condotta

zab

Riforma Berlinguer, Riforma Moratti, Riforma Gelmini. Ho il sospetto che la parola riforma sia usata a sproposito. In ogni caso, il loro susseguirsi e abbattersi periodico sulla scuola italiana ha un che di nevrotico-coatto. Dirò con sarcasmo, perché l’insulto pubblico all’intelligenza è diventato una vera persecuzione. Chi vuole intendere intenderà, del resto da insegnante ho predicato per trent’anni alle canne del deserto (e non mi riferisco agli studenti). Continua a leggere

I confini dell’anima 2

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“Questo gli Dei causarono, e ordirono sventura agli uomini / perché ci fosse per le genti avvenire materia di canto” dice Alcinoo in Omero a tutto commento del racconto di Ulisse.

Non che la parola – il canto – sia il solo modo di esprimere la realtà qual è veramente vissuta. Ma le forme d’espressione non verbali, dal gesto alle istituzioni e ai costumi (ethos) di una società, fino agli edifici, alle pitture e alla musica, sono certo sottese e sostenute dall’impulso della parola, che è impulso di scelta, di ordine e di comunicazione: logica. Continua a leggere

I confini dell’anima 1

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“Per quanto cammini, i confini dell’anima non li puoi trovare” dice Eraclito.
Siccome è escluso che Eraclito concepisse l’anima come un luogo di complicazioni “psicologiche”, noi possiamo forse commentare le sue parole dicendo: “Non puoi trovare nell’anima altro che l’anima, non certo mai lo scontro con i limiti di una cosiddetta realtà, giacché a ogni moto dell’anima corrisponde precisamente un allontanarsi di tali limiti”. Nei pensieri non si trova mai altro che la necessità del loro concatenarsi, nei sentimenti il modo del loro associarsi e variare, nelle passioni altro che la natura del loro impeto. Continua a leggere