Sbarbaro 1960 1

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Taci, anima stanca di godere
e di soffrire – all’uno, all’altro vai
rassegnata –
Ascolto e mi giunge una tua voce.
Non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d’ira o di rivolta
e neppure di tedio.
                                      Ammutolita
giaci col corpo in una disperata
indifferenza.
                          Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se adesso
il cuore s’arrestasse, se sospeso
ci fosse il fiato…
                                Invece camminiamo.
E gli alberi son alberi, le case
sono case, le donne
che passano son donne e tutto è quello
che è – quello che è.

La vicenda di gioia e di dolore
non ci tocca. Perduto ha la voce
la sirena del mondo e il mondo è un grande
deserto.
                                    Nel deserto
io guardo con asciutti occhi me stesso.

Da L’opera in versi e in prosa,a cura di G. Lagorio e V. Scheiwiller, Garzanti 1985, p.61

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