Entrò, col lume della primavera
e con l’alito salso dell’Egeo,
la cantatrice. Ella sapea due canti:
l’uno, d’amore, l’altro era di morte. Continua a leggere
Solon 1
Triste il convito senza canto, come
tempio senza votivo oro di doni;
ché questo è bello: attendere al cantore
che nella voce ha l’eco dell’Ignoto. Continua a leggere
Micronote 2
1. Non esistono Stati che non perseguano il proprio interesse. La questione è far emergere un interesse comune a tutti gli Stati. Non è detto che sia la pace universale.
2. Nessuno Stato può permettersi di lasciare libertà di entrata a tutti quelli che la desiderano. Non è una questione di giustizia.
3. Molti giornalisti radiotelevisivi sono fermamente convinti che “meteorologico” si pronunci “metereologico”, e che “accelerare” si pronunci “accellerare”, ecc. Continua a leggere
Le sette piaghe della Scuola
Il diverso
Rivoli, rivoletti, canaletti, fiumiciattoli. Vicino a casa mia c’è anche una Via delle acquette. Prima del dilagare del cemento in queste acque vivevano i gamberi di fiume. La gente libera i carassi, che riprendono la vita di un tempo, e dopo qualche generazione non saranno più rossi, avrannno ripreso la livrea originaria. In questo gruppetto che nuota pigramente nella fredda lenta corrente invernale c’è un diverso. Ma i carassi non fan caso al colore delle squame.
Inculcare
Chissà cosa intende Berlusconi per inculcare. L’espressione probabilmente va intesa in rapporto all’uditorio del lider máximo, composto da cattolici. Infatti spesso nei documenti del magistero ecclesiastico sull’educazione si è usato il verbo inculcare. Certo, esso non appare molto adatto a suggerire l’idea di una educazione liberale. Ma qui il discorso, come sempre quando la classe politica italiana si occupa di scuola, oscilla tra l’ideologico e l’elettoralistico. Dal canto mio, mi sono sempre professato un difensore della scuola italiana statale e pluralistica, nella quale lo studente deve anzitutto apprendere nozioni e sviluppare capacità. E basta leggere alcune delle mie Croniche per capire che sono un conservatore (della sostanza). Tuttavia, pur ritenendo la Sinistra gravemente corresponsabile del degrado della scuola, mi sembra che oggi una scelta di campo sia necessaria: è assolutamente evidente che Berlusconi considera la scuola statale un covo di comunisti (il che è falso), e che l’unica materia cui presta attenzione è la storia, cioè la disciplina che i politici italiani sentono come la più vicina ai propri interessi. Poveri noi! Nello stesso momento in cui qualsiasi insegnante sperimenta di non essere in grado di inculcare assolutamente nulla nei suoi allievi, a cominciare dagli elementi basilari delle discipline, e questo anzitutto per la totale assenza di prestigio sociale e autorità della funzione docente, il capo del governo proclama che la scuola di Stato inculca principi diversi da quelli delle famiglie.
Allora noi, cittadini italiani di fede islamica, che crediamo fermamente che l’unica verità sia nel sacro Corano, e che tutta la società debba informarsi alla nostra Tradizione, noi pretendiamo che ci venga riconosciuto il diritto di avere nostre scuole, dove le ragazze siano velate e separate dai maschi, scuole nostre che possano rilasciare diplomi riconosciuti dallo Stato italiano.
Il Messaggero
Non si può dire che a Kader Abdolah difetti l’audacia. Lo scrittore iraniano che scrive in nederlandese ha appena dato alle stampe una sua versione del Corano e una vita romanzata di Maometto, questo Il Messaggero (De boodschapper, 2008, trad. it. di E. Svaluto Moreolo, Iperborea 2010). L’operazione che il non credente Abdolah vorrebbe compiere è ambiziosa, troppo. Egli vorrebbe rendere disponibile all’immaginario occidentale il materiale coranico, svolgendo una operazione di mediazione culturale che a mio avviso non è possibile. Proprio mentre l’immenso deposito dell’immaginario cristiano va dileguandosi, e infiniti giovani europei non sono più in grado di comprendere il significato dell’arte sacra cristiana, Abdolah pensa di iniettare materiale islamico nell’Occidente laico. Essendo egli stesso un laico non credente. Continua a leggere
Canale Mussolini
Canale Mussolini (Mondadori 2010) è un romanzo storico corale che si collega apertamente al Mulino del Po di Bacchelli. Il lettore avvertito coglie subito il nesso a p. 21, dove legge delle origini della famiglia Peruzzi: “Un nonno o un bisnonno – non so se per parte di padre o di madre – pare fosse stato in Russia con Napoleone e al ritorno si fosse fatto uno di quei mulini ad acqua, sa, quelli sui barconi galleggianti che stazionavano sul Po e l’acqua, da sotto, faceva girarte le pale”. Il riferimento di Pennacchi non poteva essere più chiaro. Epos padano dei coloni fascisti dell’Agro Pontino, negli anni Trenta. E certo vi è molto di Lazzaro Scacerni in personaggi come Pericle Peruzzi: forza fisica, coraggio e audacia non sono caratteristiche che abbondano nei personaggi dei romanzi italiani, lo scrittore italiano contemporaneo non ama queste doti: non le sa maneggiare senza creare mostri, perciò le evita. Va a lode di Pennacchi aver costruito un grande romanzo su personaggi contadini, forti e pure fascisti. Il romanzo tuttavia non è un’apologia del fascio, grazie anche alla voce narrante che è quella di un membro della famiglia Peruzzi, un custode delle memorie che consente allo scrittore la distanza della non-identificazione con le ragioni di una parte. Il romanzo di Antonio Pennacchi mi pare poi meritevole per il fatto di essere totalmente al di fuori di qualsiasi logica del risentimento, ed esente da ogni ricerca di capri espiatori e vittime. [Come il romanzo anche il più intimo e psicologistico possa costituire un meccanismo vittimario è un tema su cui vorrei avere il tempo di riflettere]. Un primo passo verso una memoria storica condivisa? Troppo tardivo, forse. Infine mi sono compiaciuto di trovare tra i coloni una vecchia Toson da Zero Branco. Non mi capita spesso di leggere in un romanzo il nome del mio paese natale.
Padania
Dell’antica Padania qual era prima dell’arrivo dei Romani rimangono misere tracce, piccole reliquie disseminate e scarse. Come la zona dello Storga, a poche centinaia di metri da casa mia. Ma anche la Padania dissodata e coltivata che si vedeva cinquant’anni fa non c’è più. Scomparsa, o profondamente alterata. Provate a contemplare la pianura veneta dalla cima del monte Grappa, sacro alla Patria. Se l’aria è tersa, lo spettacolo della campagna divorata dal cemento è sconvolgente. Contemplata di notte, sembra conquistata dalle nere armate di Mordor. Ma spesso, soprattutto d’inverno, guardando dall’alto si vede un bianco nulla, e in alto splende il sole. Il fitto manto dell’inquinamento atmosferico è un immenso sudario.
Rileggo Simone Weil 81
Il cristianesimo primitivo ha fabbricato il veleno della nozione di progresso mediante l’idea della pedagogia divina che forma gli uomini per renderli capaci di ricevere il messaggio del Cristo. Questo s’accordava con la speranza della conversione universale delle nazioni e della fine del mondo come fenomeni imminenti. Ma poiché nessuna delle due si era verificata, dopo sedici o diciassette secoli questa nozione di progresso è stata prolungata al di là del momento della rivelazione cristiana. Quindi doveva rivoltarsi contro il cristianesimo. (III, 349-350) Continua a leggere




