Italiani in Canada

Il Canada è stato per molti italiani una meta di immigrazione. Anche in tempi non lontani. Per qualcuno anche ora. Le problematiche connesse a tutti i fenomeni del tipo di cui oggi da noi si dibatte con poca saggezza e con molta approssimazione si riflettono nelle pagine di Bibliosofia dedicate alla letteratura italo-canadese (e non solo). Si riflettono anche in antologie come quella qui presentata.

Uomini e topi

Se si considera la figura del topo nell’immaginario occidentale dell’ultimo secolo, quale appare mediato dal cinema e dalla televisione, non si può non rimanere stupiti. Dal Topolino di Disney a Geronimo Stilton passando per Topo Gigio e per una moltitudine di roditori umanizzati, tutti appaiono eroi positivi, mentre i loro principali antagonisti, i gatti, svolgono il ruolo di villains.
Ora, questo è un colossale rovesciamento della realtà, ove il topo nelle sue varie specie, dal topolino delle risaie al ratto delle chiviche, è stato per l’umanità una peste, che consuma le risorse alimentari, porta malattie, rovina i libri, ecc. ecc. Un animale da cui l’umanità si è sempre dovuta difendere. Mentre il gatto è stato un animale benefico, non a caso compagno dell’uomo da migliaia di anni. Qui ovviamente non regge l’obiezione che in natura c’è posto per tutti, perché nel suo meraviglioso ordinamento anche il topo e la zanzara svolgono un’utile funzione: l’umano non è naturale, e non lo sono nemmeno i film. Qui il problema sta nell’ordine culturale.
Le mamme che portano i bimbi a vedere il film Ratatouille, quando tornano a casa aprono per il loro gattone una scatoletta di salmone, mentre se vedessero in un angolo della cucina un piccolo topino si metterebbero a strillare come aquile.
Mi pare che si possa affermare che il rovesciamento dei ruoli nello spettacolo ha un significato apotropaico-rituale. Si inserisce in quell’universo di pratiche con cui l’umanità rappresenta il reale in forma rovesciata proprio per scongiurare che ciò che è rappresentato esca dal piano della pura rappresentazione e si incarni nella sfera del mondano.

Sulla trascendenza 6

di Eric Gans

Il riferimento di Badiou al “residuo” del favoloso che aderisce all’immaginazione basata sulla realtà si collega a quanto dicevo circa l'”assurdità” dell’interfaccia tra il mondano e il trascendente. L’ipotesi originaria spiega la pertinenza di questa particolare “assurdità”. La resurrezione è, una volta ancora, una trascendenza mediata da, o modellata su, l’atto della rappresentazione: come in Girard le vittime mitiche che sembrano evitare la morte, Gesù accede dalla condizione mortale degli abitatori del mondo reale all’immortalità del segno, con la differenza che egli è descritto esplicitamente come umano e insieme innocente prima della sua miracolosa resurrezione. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 20

Casi frequenti (enumerarli, classificarli) in cui affermando una verità su un certo piano, la si distrugge. Nel momento in cui la si dice (ovvero la si dice su un certo piano) non è più vera. Essa è vera solamente dietro (o al di sopra di) l’affermazione contraria. Non è dunque percepibile che agli spiriti capaci di cogliere simultaneamente molteplici piani sovrapposti di idee. Essa è incomunìcabìle nel senso che il linguaggio è a una o al massimo a due dimensioni (a due se è scritto, ma la pagina è un limite). Questa è la ragion d’essere dell’esoterismo. Euridice. Verità che sono false non appena le si guarda. (I, 312) Continua a leggere

Sulla trascendenza 5

di Eric Gans

Noi pensiamo necessariamente per proposizioni e per questa ragione non possiamo sfuggire al metafisico, che è puramente un sinonimo del trascendente: una frase dichiarativa crea una realtà “fittizia”, “prossima a” (meta) o indipendente dal mondo fisico. Ma non dobbiamo seguire la tradizione metafisica che dà il linguaggio proposizionale o dichiarativo per scontato. Continua a leggere

Cancro

Gli uomini sono naturalmente inclinati al bene; in modo che a tutti, quando non cavano piacere o utilità dal male, piace più el bene che el male; ma perché la natura loro è fragile, e le occasione che gli invitano al male sono infinite, si partono facilmente per interesse proprio dalla inclinazione naturale. Però non per violentargli, ma per ritenergli in sul naturale suo, fu trovato da’ savi legislatori lo sprone e la briglia, cioè el premio e la pena; e’ quali quando non si usano in una republica, rarissimi cittadini di quella si truovano buoni; e noi ne veggiamo in Firenze tutto dí la esperienzia.

(Francesco Guicciardini, Ricordi I, 1) Continua a leggere

Sulla trascendenza 4

di Eric Gans

Un rilievo che viene solitamente fatto contro la negazione materialistica della specificità umana è che un robot o un computer non ha alcun stato mentale interno. I computer usano segni, ma essi sono i nostri segni: per il computer essi sono tanti byte—in realtà, non esiste affatto un “per il computer”. Come affermano Beauregard ed altri, il sostenere che la nostra mente sia soltanto l’attività del nostro cervello è un atto di fede, non una verità scientifica. Continua a leggere

Sulla trascendenza 3

di Eric Gans

Data la minimalità della sua ipotesi fondativa, l’antropologia generativa non si deve preoccupare dell’esistenza di un universo “spirituale” al di là della sfera delle parole e del significato. La sola, perché minimale, forma di trascendenza necessaria ai nostri propositi è quella della rappresentazione stessa. Continua a leggere

Sulla trascendenza 2

di Eric Gans

Al di là degli attacchi virulenti di stampo voltairiano, che non influenzano la questione della trascendenza, il punto di fondo delle argomentazioni del versante ateistico è che quello che conosciamo della materia e della sua organizzazione non offre alcuna evidenza di un creatore-disegnatore, ovvero di una mente creatrice del mondo dotata di intenzionalità. Ogni cosa, dal Big Bang al sorgere della vita a quello dell’umanità, può essere ragionevolmente attribuita alle proprietà auto-organizzative della materia, quali in particolare si manifestano nell’evoluzione darwiniana della vita. Continua a leggere