Sulla trascendenza 2

di Eric Gans

Al di là degli attacchi virulenti di stampo voltairiano, che non influenzano la questione della trascendenza, il punto di fondo delle argomentazioni del versante ateistico è che quello che conosciamo della materia e della sua organizzazione non offre alcuna evidenza di un creatore-disegnatore, ovvero di una mente creatrice del mondo dotata di intenzionalità. Ogni cosa, dal Big Bang al sorgere della vita a quello dell’umanità, può essere ragionevolmente attribuita alle proprietà auto-organizzative della materia, quali in particolare si manifestano nell’evoluzione darwiniana della vita.

Io affermo che questa linea di argomentazione è semplicemente irrilevante. Essa non coglie correttamente la questione reale, che non dovrebbe essere posta—da entrambe le parti—nei termini dell’esistenza o non esistenza di un “disegnatore”. La religione concerne l’umano, e l’esistenza di Dio in reami non abitati dall’umanità possiede tutt’ al più un significato allegorico.
Il Cristianesimo rende esplicito questo con le parole di Giovanni “In principio era il Verbo”, riscrivendo ciò che era già fortemente implicito nell’originale del Genesi, dove Dio crea l’universo col linguaggio. Speculare su ciò che Dio stesse o non stesse facendo al momento del Big Bang, o se abbia creato solo un universo o una miriade di universi alternativi (per rispettare il “principio antropico”), è l’equivalente contemporaneo della discussione sul sesso degli angeli. Quanto alle “prove” dell’impossibilità o improbabilità di Dio, basta dire che se Dio esiste senza dubbio sarà capace di sistemare a suo piacimento tutte le cose, compresa l’impossibilità logica di essere allo stesso tempo onnisciente e onnipotente. Suggerire, come alcuni fanno, che se Dio esistesse realmente egli avrebbe quasi certamente fatto il mondo in modo differente riflette l’arroganza cosmologica che gli scienziati manifestano ogni volta che dimenticano che presentare l’indeterminazione quantistica e la decomposizione della materia in quark come la ontologia definitiva significa dichiarare la fine della storia (della scienza).
Questo non vuol dire affermare che, data l’incapacità della scienza di pronunciarsi sulla natura dell’universo in maniera definitiva, noi dovremmo assumere la posizione “agnostica” per cui noi semplicemente “non sappiamo” se Dio esista. Quello di cui abbiamo bisogno è una prospettiva del tutto differente, una prospettiva antropologica.
Preliminarmente ad ogni tentativo di offrire una comprensione dei qualia dell’esperienza o dell’operazione della volontà, un’ipotesi antropologica dell’origine umana deve fornire un quadro plausibile entro il quale i fenomeni trascendenti possano essere concepiti come emergenti entro una situazione mondana. Quindi l’antropologia fondata sull’ipotesi originaria pone come sua priorità la concezione di uno scenario minimale per il sorgere della sfera trascendente in un evento originario. (2 – continua)

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