Cancro

Gli uomini sono naturalmente inclinati al bene; in modo che a tutti, quando non cavano piacere o utilità dal male, piace più el bene che el male; ma perché la natura loro è fragile, e le occasione che gli invitano al male sono infinite, si partono facilmente per interesse proprio dalla inclinazione naturale. Però non per violentargli, ma per ritenergli in sul naturale suo, fu trovato da’ savi legislatori lo sprone e la briglia, cioè el premio e la pena; e’ quali quando non si usano in una republica, rarissimi cittadini di quella si truovano buoni; e noi ne veggiamo in Firenze tutto dí la esperienzia.

(Francesco Guicciardini, Ricordi I, 1)

Ogni giorno noi in Italia facciamo esattamente l’esperienza che Guicciardini faceva nella sua Firenze: nella nostra Repubblica i premi e le pene non sono distribuiti secondo un ordine razionale, ma secondo un ordine che, usando l’espressione che l’Italia stessa ha regalato al mondo, io chiamo mafioso. Perciò è rarissimo imbattersi in cittadini che si possano a buon diritto chiamare buoni.
Quest’ordine mafioso è insieme localistico e perversamente comunitaristico, e universale, poiché pervade l’intera società esprimendo ovunque il prevalere degli interessi particolari e locali. Il suo imporsi è favorito potentemente dal crollo di due delle istituzioni fondamentali di uno Stato: Giustizia e Istruzione. La loro corruzione impesta l’Italia in modo molto più perverso della spazzatura materiale di Napoli. Dirò solo una cosa dell’Istruzione. Il fatto che in Italia non uno dei concorsi universitari sia un concorso vero, perché in tutti, senza eccezione, i vincitori sono predeterminati dalle consorterie e dai poteri accademici, e che conseguentemente questo patente imbroglio sia accettato come inevitabile da tutti, priva il ceto intellettuale italiano che occupa l’Università di qualsiasi prestigio morale, e di qualsiasi possibilità non solo di impartire lezioni, ma anche solo di dare indicazioni che abbiano una minima relazione con l’etica. Si tratta di un cancro morale, che sta portando l’Italia allo sfacelo etico. E senza una sostanza etica una nazione non si regge, non è tale, non è nemmeno un popolo, ma è quel vulgo disperso che nome non ha che Manzoni ci mostra nell’Adelchi.

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