21 Marzo 1944. Siamo arrivati stamattina. Molta pioggia. Solite formalità da parte del comandante la scorta e ufficiali del campo ospitante. 1½ a piedi e poi reticolato, altre sentinelle, altre baionette. Abbiamo ritrovato parte degli ufficiali partiti prima di noi. Grandi delusioni! Baracche piene di cimici, castelli a 12 posti scomodissimi. Sono con Tiveron. Dormiamo al 3 piano. Continua a leggere
familiaria
Taccuino di prigionia 23
11 Marzo 1944. Ho visto Lena ieri sera al “passeggio”. Mi ha raccontato un po’ della sua avventura. Cusumano e Braini suoi compagni di “bosco” son passati in seguito col Btg Pinerolo, datosi alla macchia. Pare che Braini sia stato ferito. Cusumano invece presentatosi ai tedeschi ritrovò il padre colonnello e restò in prigionia. Pure restarono Scotti, Arnaboldi, Capitanio, Reschiglian e qualche altro. Continua a leggere
1941
Nel 1941, nonostante alcuni rovesci italiani, sembrava che le sorti dell’Asse fossero buone. Non c’era ancora stata Pearl Harbour. Mio padre (il secondo da sinistra) passò in quell’anno alcuni mesi in Sicilia per addestramento, prima di essere inviato in zona di guerra in Jugoslavia. I quattro sembrano spensierati. Ma le facce dei soldati che vanno in guerra sono spesso radiose, anche nelle guerre di oggi. Per i motivi più vari, e per la giovinezza.
Taccuino di prigionia 22
Mio padre nell’agosto 1943, tenente di fanteria in Jugoslavia.
4 Marzo 1944. Scrivo dall’infermeria dello Stalag 327. Sono in una stanzetta con Iaccarino. Anche lui è stato ricoverato ieri sera, per orchite. C’è pace qua dentro. In camerata invece, dove ieri nel pomeriggio ci sono stato per pochi minuti, c’era una confusione terribile. Per fortuna è venuto subito a prelevarmi un maresciallo che mi portò al comando tedesco, dove, dopo la rivista al bottino (mi fregarono la fondina della pistola) mi ordinarono di venire all’Infermeria. I medici vollero sentire della mia permanenza al Lazarett e del trattamento usatomi. Continua a leggere
Taccuino di prigionia (21)
Przemysl – Pikolice 1944. [ricordi della fanciullezza a Zero Branco] L’aula della Sig. Furlanetto era poco luminosa e molto umida. Al primo piano, dietro il Municipio; bisognava salire da una scala in legno esterna. Nel piccolo cortile crescevano le ortiche e Paolo, il bidello, teneva le galline sotto quella tettoia, in una stia. Ma la tettoia era magazzino di legna da ardere e dei banchi da scuola tutti rotti. C’erano là sotto anche le damigiane dell’inchiostro e ramazze sporche di catrame. Ricordo in quel piccolo cortile la botte carrellata per innaffiare le strade. Quante cose doveva fare Paolo! Era bidello, custode, stradino. Doveva badare a tutte le aule che erano seminate una qua, una laggiù, un’altra a 500 m. e poi aveva anche tutti i locali del Municipio. Povero Paolo! Noi lo facevamo ammattire. Lui ci faceva correre minaccioso, con la frusta in mano. Era la frusta che adoperava per la Checca. Continua a leggere
Gomitoli
Taccuino di prigionia (20)
Con mia grande sorpresa ho trovato un secondo taccuino di mio padre, con annotazioni dell’anno 1944. Non c’è molto ordine, e il materiale è vario. Alcune note sono senza data completa, e si riferiscono al periodo in cui il tenente Nino Brotto è stato curato nel Lazaret di Przemysl in Polonia, nel febbraio 1944. Altre note riprendono più puntuali dal 3 marzo 1944. Le note senza indicazione del giorno riportano anche ricordi degli anni della fanciullezza, ai quali mio padre prigioniero e malato si attaccava con tutte le sue forze. Continua a leggere
Taccuino di prigionia (19)
29 Febbraio 1944. Stamane è uscito Lanzalone. Ieri sera in Kantine ho pagato io i 16 bicchieri di birra. Domani sera dovrei uscire con Alfons e i due medici per vedere Gigli in un film italiano. Ieri con Lanzalone sono stato a visitare Reymond Mario ten della Centauro. È ridotto male, poveraccio! Lui poi, così sentimentale, a vedere quell’altro leutnant vicino suo di letto che ci ha la mamma vicina sempre, gli vien da piangere. E prega la Madonnina e la invoca sempre.
Oggi l’andai a ritrovare. Aveva un febbrone alto e non voleva che bere. Gli hanno tolto 14 cm. di costola, da 4 mesi è a letto. Ha voluto che mi mangiassi il budino suo. Io speravo che avesse qualche libro. Mi annoio terribilmente. Non vedo l’ora di andarmene. Continua a leggere
Taccuino di prigionia (18)
23 Febbraio 1944. Forse tra qualche giorno uscirò dal “Lazaret”. La gola va bene. Soltanto ho qualche disturbo ai denti e poi mi sento molto debole.
Ho ridato alla “Sviesta” Clara il libro “Le avventure del cap. Hornblower” ed i giornali che si era interessata di farmi avere da quegli altri uff.li ricoverati. Ho passato qualche giorno leggendo. Da 4, 5 giorni mi hanno messo l’altoparlante in stanza; sicché sento la musica che i sigg. della stanza accanto i quali tengono la radio, mi fanno sentire.
Ho avuto 48 sloti da un uff. tedesco pagatore. Quando è venuto a farmi firmare credevo che volesse lui dei soldi e mi sforzai di fargli comprendere che non ne avevo. Invece poi… Continua a leggere
Taccuino di prigionia (17)
15 Febbraio 1944. Al. cioè quel sottotenente tedesco ha diradato le sue visite. Forse s’è annoiato. Forse avrà tovato qualche persona di compagnia. Nella sua stanza ci sta pochissimo. Non gli piace star assieme a quei medici. (Infatti al mio posto in quella stanza c’è andato un altro er doctor). Così mi disse Al.
È venuto quel soldato dagli occhiali che vuota i pappagalli con le sigarette a pagamento. Dopo averle contate mi chiese i soldi. Allora le riprese.
16 Febbraio 1944. È venuto Al con il rasoio. Me l’aveva promesso. Anzi mi aveva detto se ne volevo comprare uno alla Kantine. Possibile che non sappiano che gli internati sono trattati come sono trattati?
È venuto il dottore anche nel pomeriggio con una forse dottoressa o studentessa. M’ha visitato polmoni, cuore, reni, pressione. Mi ha contati i denti e dettava un sacco di fesserie alla froileine.
Ho sognato una convalescenza di 20 gg. Chissà perché 20 gg. anziché 15 o 40.?
L’altroieri mi hanno pesato: kg 70,5 mezzo vestito.



