Taccuino di prigionia 24

21 Marzo 1944. Siamo arrivati stamattina. Molta pioggia. Solite formalità da parte del comandante la scorta e ufficiali del campo ospitante. 1½ a piedi e poi reticolato, altre sentinelle, altre baionette. Abbiamo ritrovato parte degli ufficiali partiti prima di noi. Grandi delusioni! Baracche piene di cimici, castelli a 12 posti scomodissimi. Sono con Tiveron. Dormiamo al 3 piano.

Del viaggio le solite cose: paesaggi vastissimi, piatti, a volte monotoni, boschi neri, coltivazione a campi senza confini, paesetti lindi e simmetrici, città grigie con massicci caseggiati oscuri, centri ferroviari potenti con ponti lanciati, bellissimi. Solite fermate per i bisogni corporali. Tristi spettacoli! Qualche ultimo commercio con i Russi delle armate dell’Est. Ho venduto l’orologio per 2 pani.

22 Marzo. Qui si fanno molte previsioni e altrettante supposizioni. Tutte nere. Qualcuno pensa già ad un probabile ritorno ai Lager. Si parla molto com’è l’abitudine italiana e molte cose supposte da Tizio sono riportate da Caio come avvenute realmente. Io sono passivo e non ascolto che per passatempo senza credere a niente ed a nessuno. Stamattina fecero una lista di tutti i gerarchi, feriti, mutilati e giornalisti. Credo sia una iniziativa del Com.do italiano. Intanto il vitto è da prigionieri.
Ora distribuiscono le cartoline. Scriverò a casa. Chissà se loro ricevono? Io qui, ogni giorno che passa, mi dispero di più perché non ricevo. Penso ai miei cari con struggente malinconia. Stanotte ho sognato una stanza grande piena di fiori e ghirlande. Mi pareva che Ciro e Tomaso dovessero morire e quelli fossero i preparativi pei funerali. Che strane cose che si sognano! Dicevano a Zero che sognare la morte di un vivo “gli si allunga la vita”. Fosse vero!
Dicevano che in baracca di notte le cimici tormentassero i dormienti. Fortunatamente io stanotte non ho sentito niente.

24 Marzo. Ieri commemorazione del 23 marzo in piazzale, vicino alle baracche distrutte dall’incendio. Parlò un ufficiale superiore. Stanotte altro bombardamento lontano.
Il cap. Rumboli, il ten.te Monte ed un altro ebbero il permesso di recarsi in città per la commemorazione del 23 marzo al Fascio di Norimberga.
Oggi qualche lieta notizia: riconoscimento da parte del com.do tedesco del campo della nostra posizione; una lista di 99 ufficiali tra cui Bosello, partenti per Semlager, campo di addestramento; distribuzione di birra e sigarette; forse da domani riavremo il vitto da repubblicani.
Mentre sto scrivendo, Tiveron scolpisce in una tavoletta di legno un “trittico”: Annunciazione, Cristo, Golgota. Il capitano Parenti è innamorato di un altro lavoretto in altorilievo di Tiveron, “La Madonnina”, e sarebbe pronto ad acquistarla a qualsiasi prezzo. Guido la ha scolpita e poi fatta benedire per la sua ragazza di Treviso, perciò non intende venderla. Ho letto qualche pagina del Vangelo secondo Luca, in francese. Me l’ha prestato il cap. sopracitato il quale l’aveva avuto in omaggio da un prigioniero di guerra francese con la dedica in latino “In secundis time, in adversis spera”.

Ieri sera il cap. Parenti nella conversazione “alla buona” parlò di commercio, di industria rivelando una buona cultura. Lo ascoltavamo io e Guido con vero interesse.
Oggi invece si parlò un poco del Cristianesimo e dei negatori di esso, degli scismatici, ecc.

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