Guerra è

europe911Noi piangiamo sulle vittime di Beirut e di Parigi (troppo poco sulle prime qui da noi, purtroppo). La galassia islamista sunnita sull’internet, invece, in queste ore sta esultando: in pochi giorni sono stati colpiti tre nemici di Daesh: gli Sciiti libanesi di Hezbollah, i Russi e i Francesi. Sotto sotto stanno esultando, però, pur se con falsa coscienza, anche quegli italiani che invocano misure forti, che plaudono all’uso delle armi da parte dei cittadini, che sognano l’espulsione di tutti i musulmani dall’Europa. Non parliamo poi dei cristianisti, cioè del corrispondente occidentale più pallido e meno coraggioso del fondamentalismo islamico, quelli disposti a combattere sì, ma solo per procura. Costoro non sanno nemmeno esattamente quel che vogliono (in questo accomunabili a tanti, anche tra i sognatori di sinistra e i progressisti risentiti di vario ordine e grado).
Appare assolutamente chiaro come vi sia una profonda differenza tra l’attacco a Charlie Hebdo e il massacro di ieri. Mentre il primo aveva un obiettivo chiaramente definito, un nemico ideologico da colpire, e il terrore ne era una prevedibile ma secondaria conseguenza, nell’evento del 13 novembre il fine unico è il terrore generalizzato. Se gli islamisti sunniti disponessero di una propria aviazione militare bombarderebbero indiscriminatamente le città occidentali, farebbero dell’Europa una Siria. Si tratta dunque di un terrore bellico, che si abbatte su Parigi per motivi simbolici ma anche pratici, perché la cintura delle banlieues offre un ambiente dove si possono diffondere e trovare rifugi sicuri l’appoggio ideologico a Daesh e l’estremismo armato. L’11 settembre per l’Europa è arrivato un 13 novembre, ma l’Europa è molto più fragile degli USA, e frammentata. Un italiano fatica ancora oggi a sentire come sua una sventura che colpisce dei francesi, e viceversa. Ma quello che risulterà, proprio per questo, sarà un graduale svanire delle illusioni di partecipazione sulle quali si basano le nostre democrazie. Lo Stato, come si sa, ama lo stato d’eccezione, che sempre lo rafforza e che gli dà vigore, e che da sempre è connesso alla guerra, esterna o interna. Questa nuova guerra è esterna-interna, la più difficile che si possa immaginare, e con caratteri nuovi a causa della globalizzazione e della tecnologia delle comunicazioni. Ci aspettano tempi duri, e molto complicati, ai quali le menti troppo semplici o molto contorte, che sono la maggioranza, si riveleranno del tutto inadeguate, con esiti catastrofici.

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