Bergoglio

Benedettini, Francescani, Domenicani e Gesuiti: quattro colonne. Un papa gesuita che si impone il nome di Francesco: mirabile! Un gesuita che ha fatto voto di totale obbedienza al papa e, divenuto papa, nel suo primo discorso non pronuncia mai la parola “papa”, ma insiste sul concetto del vescovo di Roma: mirabile! E chiede la benedizione dei fedeli prima di impartire la sua: mirabile! Poiché la semplicità di un gesuita è una semplicità di secondo grado, che deriva dalla complessità, esattamente come quella di Francesco d’Assisi non derivava da ingenuità primitiva, ma da un’ascesi della complessità culturale. Premesso ciò, è evidente che il messaggio del nome scelto è anzitutto: povertà evangelica. Vedremo.
Sono le mie prime impressioni di papa Bergoglio. Noto anzitutto che il nuovo papa ha ripetuto più volte di essere il vescovo di Roma, e ha chiamato il predecessore “vescovo emerito”. Dalle sue prime parole da papa sembrerebbe di poter cogliere un’apertura nuova alla collegialità, ad un modo di intendere il ministero petrino più in sintonia con le indicazioni del Concilio Vaticano II, senza i timori degli ultimi pontefici. Questo potrebbe avere anche una forte valenza ecumenica.
Noto poi che la scelta del nome Francesco indica una evidente intenzione di discontinuità, di nuovo inizio. O meglio, di un ritorno alla fonte, a ciò che è essenziale, togliendo tutto ciò che oscura Cristo. Chiamandosi Francesco, tuttavia, il nuovo papa ha anche innescato una formidabile tensione: il Poverello di Assisi, infatti, rappresenta da sempre l’immagine di cristianesimo più lontana da quella del Sommo Pontefice nella gloria del suo soglio, nella pompa stessa dei suoi appellativi.
Noto anche che tutti i vescovi a 75 anni devono rassegnare le dimissioni. E noto che Benedetto XVI aveva invocato un papa dotato di forze fisiche e spirituali adeguate al compito immane.  Il nuovo vescovo di Roma a 76 anni deve iniziare un’opera faticosissima.
Noto poi che storicamente i Gesuiti hanno potentemente contribuito all’accentramento del potere nelle mani del papa, né si può diventare gesuita se non si ha la passione dell’obbedienza. La Compagnia ha avuto varie espressioni, però, negli ultimi decenni, tra le quali la figura del cardinale Martini. Tutto da capire è Bergoglio, della cui precedente vita non so nulla. Sui papi appena eletti è bene esprimersi con cautela.
Mi sembra infine di scorgere nel papa argentino anche un forte marianesimo, in qualche modo vicino a quello del polacco Wojtyla.

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