Taccuino di prigionia (12)

24 Dicembre 1943. La vigilia. Mario ha ricevuto una cartolina dalla famiglia tramite la Croce rossa. È stata una bella sorpresa ed il più bel regalo per Natale. Io spero ricevere tra giorni poiché altra posta sembra sia arrivata. Da Treviso hanno ricevuto parecchi ufficiali, tra cui Turchetto e Zucchegna.
Stanotte ho vegliato per cuocere i fagioli che Mario ha avuto come noleggio della bilancia. Ancora cinghia in questi giorni, sempre acqua nelle sbobbe!
Avevano promesso un rancio speciale per domani. Ma già è arrivata la smentita. Si parla con una certa sicurezza della partenza degli ufficiali effettivi. Molte supposizioni. Non parlo dei ricordi che mi inteneriscono.

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4 thoughts on “Taccuino di prigionia (12)

  1. ecco come nitida e cruda possa arrivare la storia. un mio zio fu catturato e portato alle fornaci tedesche. non volle mai mai parlare di quel periodo di prigionia. solo qualche accenno con le lacrime attravverso i due paia di occhiali che portava uno sull’ altro. aveva sempre fame, sempre. soprattutto di dolciumi con la panna. tornato al “mondo”, morì di diabete e quasi cieco dopo aver sognato per mesi un cucchiaino di zucchero. se posso permettermi mi aggiungo alle voci che ho letto qui: davvero un dono prezioso questo che condividi.
    un saluto.
    paola

  2. MI associo nel ribadire i complimenti e la importanza della “memoria”.
    Riguardo alla fame o ghiottoneria “postuma”, ricordo negli anni del tirocinio universitario in medicina (anni ’70) di aver visto almeno tre casi di ex internati, colti e saggi, affetti da diabete o altri problemi metabolici, per i quali era necessario mettersi a dieta. Pur comprendendo le motivazioni e ringraziado i medici, sostenevano con fermezza che “non potevano nel modo più assoluto concepire una qualsiasi rinuncia alimentae, specialmente di cose dolci; chiedetemi qualsiasi cosa, datemi qualsiasi medicina, ma non chiedetemi di rinunciare ai dolci”.

  3. Buona serata , è inutile pensarci sopra , queste persone tornate dalla prigionia , non potevano essere più loro , con terribili sofferenze e privazioni, tristi e appassionanti questi racconti.
    Un cordiale saluto Paolo

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