Taccuino di prigionia (5)

28 ottobre 1943. Stamane mi svegliai per il chiacchericcio dei miei vicini di letto tutti capitani meridionali anzi siciliani. Ricordavano il XXVIII ottobre, data da pronunciare dopo i debiti scongiuri. Si scherzò un po’ tutti, e qualcuno disse anche che ci sarebbe stato rancio speciale.
Nei giorni scorsi non ho scritto niente poiché ci fu la demolizione delle vecchie lettiere e la sistemazione dei lettini biposto. Io dormo sopra, Mario sotto. Non c’è male. Abbiamo lavorato però. Anche i capitani vecchiotti lavorarono. Anzi lavorarono forse anche più di noi. Sto fumando una sigaretta di quelle che ci hanno dato, che porcheria! Si dice che non siano fatte con tabacco. Oggi in qualche baracca fu distribuita la birra. 1/2 litro a testa. L’altro giorno vicino al campo delle adunate vidi dei ragazzini polacchi che lanciavano sopra il reticolato delle mele. Gli ufficiali che stavano più vicini si gettarono a tuffo per prenderle. Come i ragazzi si buttano sui confetti che gli sposi distribuiscono all’uscita di chiesa.
Sono arrivati gli strumenti musicali. Stanno organizzando una orchestra. Le prove alla cantina n.9. Forse sabato ci sarà uno spettacolo.
Gli ufficiali superiori dovrebbero partire per altro campo la settimana entrante. Qualcuno pensa che anche noi partiremo.
Mario stasera mi disse: ora mi vado a coricare e mi metto a piangere.
Io non mi posso coricare presto per le pulci che infestano le coperte e ci tormentano notte e dì.
Abbiamo fatto una specie di sbobba con cavoli (che i tedeschi danno ai cavalli) e bucce di patate raccolte nelle immondizie della mensa.
Anche per le bucce il colonnello d’aviazione che è addetto alla cucina vuol fare la distribuzione un po’ ordinata, data la grande quantità di ufficiali che le richiedono.
E per oggi basta.

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3 risposte a "Taccuino di prigionia (5)"

  1. mio padre era a Częstochowa. la sua sbobba era fatta con rape da foraggio e bucce di patate. davvero, i polacchi sono persone buone: i monaci del santuario della madonna nera infilavano di nascosto sotto i vestiti dei prigionieri (quando uscivano per lavorare) larghe fette di pane bianco, accoppiate due a due, spalmate di burro e marmellata :-)

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