Taccuino di prigionia (4)

23 ottobre 1943. Oggi mi sono abbuffato. Eh, sì!  Mario non voleva ch’io mi mangiassi il minestrone di cavoli che ci siamo fatti stamane perché diceva bisogna conservarlo per stasera. Invece non fui capace di resistere. Fu così che dopo il minestrone mi mangiai pure la “sbobba”. Almeno una volta tanto sentirsi lo stomaco pieno. Questo stomaco che non è contento mai e inveisce contro di me e mi butta in debolezza sì che le ginocchia talvolta non mi reggono ed ho vuota la testa.
Tutto ciò lo devono provare un po’ tutti. Succedono infatti cose che a volte fanno male al cuore. Ho visto proprio stamattina alla distribuzione del rancio un gruppetto di ufficiali che afferrato il mastello vuoto ma sporco di patate se lo contendevano con male parole, quindi si buttarono dentro con la testa brandendo il cucchiaio per raschiare quel po’ di patate rimaste. I nervi di tutti sono agitatissimi. Per un nonnulla ci si offende e si reagisce, in taluni casi si viene alle mani. Il rispetto per il grado è zero. Specialmente da quel giorno che il comando tedesco fece nota la parità di grado che comporta lo stato di prigioniero di guerra. Un minuto fa Mario ne diede un esempio. Venne un capitano a prendersi una tavoletta rimasta a terra vicino al nostro castello. Che fai giovanotto? interroga Mario. L’altro, il capitano, si scusa: Solo per stanotte, tanto da non mettere i piedi a terra. E Mario: Be’, per stavolta!!
Scenette che a ritrarle ci vorrebbe maestria. Mario è sdraiato e mi ricorda: Nino, parla del teatrino, dei catini e delle brocche che ci hanno distribuito, della galletta che abbiamo quasi terminata, delle patate che abbiamo rubate a [incomprensibile] da quel treno che stava caricando, della nostra fede nella Provvidenza, dei castelli biposto che domani metteranno in baracca ecc. Io gli rispondo che non ho abbastanza posto. Stasera (è un’idea di Mario) andremo a letto più presto per guadagnare le ore di sonno perdute ieri sera allo spettacolo. Spettacolo di arte varia “organizzato da alcuni ufficiali che con noi soggiornano in questo luogo di cura“. Troppa cura!!
Voci, notizie circolano sempre tutti i momenti. Si parla molto. Di vero, poi, quanto? Alcuni credono che a Natale saremo a casa. Infatti, loro garantiscono, ci furono esperimenti di spiritismo nella baracca y. Lo spirito ha parlato ecc. Lo spirito ha detto… Le sigarette saranno finite domani. Stasera ho cambiato la mia razione di margarina per 6 sigarette. A proposito di cambi, in camerata si svolgono cambi di pane per sigarette, di scatolette per pane, indumenti di lana per sigarette ecc.
Ogni tanto sentiamo gridare: offresi pane per sigarette, offresi ecc.
Camillo (Mei Girolamo, avvocato e funzionario dello stato), strabico, pelato, buon ragazzo un po’ pigro, ha venduto per pane la giubba che aveva rimediato a Ragusa dov’era giunto sprovvisto di ogni cosa indossando una tuta da meccanico. Povero Camillo! Tra qualche giorno venderà pure la fede. Stasera l’ha contrattata per 8 kg di pane e 200 sigarette. Poi se n’è pentito pensando al simbolo ch’essa rappresenta. Io penso che più che il simbolo potrà il digiuno. Dio non lo voglia. Si dice che i Rossi avanzano ed abbiano oltrepassato il Nipro.
Quei russi che sono ancora al nostro campo commerciano col pane orologi e bussole e vestiario. Spoglieranno tutti noi prendendoci per la gola o meglio per la fame. Intanto succede che molti ufficiali vendono per esempio scarpe e camicie mentre altri colleghi non hanno che zoccoli ai piedi e stanno tutto il giorno con le coperte sulle spalle ché il loro bagaglio è stato bruciato e perso nei giorni del disastro. Questo succede ed è odiosissimo. Con Mario si parla a volte di Zero e delle nostre comuni conoscenze. Ci inteneriamo nel ricordo e poi si cade nel terribile argomento dell’appetito. È più forte di noi.

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