Taccuino di prigionia (2)

16 ottobre 1943. Stasera mi è saltato in testa di scrivere qualche appunto. Dio sa quando avrò la fortuna di rileggerlo a casa. Da otto giorni siamo qui in questo campo vicino a Varsavia. Stasera c’è stato il prete dell’Aviazione. Ha spiegato il vangelo. Domani a Messa non lo avrebbe potuto spiegare data la proibizione dei tedeschi. Ho perso l’abitudine di scrivere. Non so coordinare. Dei giorni passati il più doloroso è stato il 12/9; quello del versamento delle armi. Saputa la notizia volevo scappare in montagna con Palmieri e i nostri attendenti, Pasquazio e X di Venezia. Ricordo come ora quei momenti: ordini, contrordini. Disordine. La strada a Bergut ingombra di mezzi e armi. Qualche motocarrozzella tedesca di transito sollevò mille congetture. Si diceva che a Ragusa si combatteva. Il colonnello Scotti la sera precedente aveva parlato ai soldati. Sarebbe scappato in montagna con tutto il reggimento se ci fosse stato l’ordine di versare le armi. Ci fu l’ordine di avviarsi verso Ragusa a scaglioni. Ho capito che era giunto il momento di decidere: o prigioniero dei tedeschi o andar incontro all’avventura scappando in montagna. Ho cambiato l’otturatore al moschetto e buttato uno zaino. Poi fui debole e sotto pressione di molti altri colleghi preferii seguire il grosso. A Ragusa fummo oggetto di derisioni da parte dei Croati. Ci misero asserragliati in un recinto a [incomprensibile]. Avevamo tutti l’orrore della catastrofe nei volti e la visione del combattimento svoltosi nelle vie di Ragusa. I nostri cuori piangevano. Maledimmo chi ci aveva condotto a tale fine rovinosa. Otto giorni di fame e stenti a Ragusa. Trovai Mario Luison. Lui parte all’improvviso senza avvisarmi. Ci ritrovammo quando i convogli si ritrovarono in Bosnia. Io partii col convoglio del 1 Btg. Amico era stato ucciso in quei giorni. Si disse anche che noi ufficiali dovevamo finire come i polacchi a Catin. Ci fu un po’ di panico.
A Saraievo mi ritrovai con Mario e da allora noi vivemmo ora per ora assieme. Dopo 8 giorni di treno in carro bestiame senza altro cibo all’infuori di 3 sbrode da porci dateci in 3 diverse stazioni a ore le più disparate giungemmo a [incomprensibile] vicino a Königsberg. I soprusi e le umiliazioni non posso narrarli. A [incomprensibile] 4 giorni e quindi altri 2 giorni in carro bestiame (41 ufficiali) giungemmo quindi a … dicono Beniamino vicino a Varsavia.
A domani qualche altra riga.

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