Differenza

Il mio ultimogenito è autistico. Il suo è un autismo grave, accompagnato da forte deficit cognitivo. Tra le altre cose, non parla. Frequenta la classe quinta della scuola primaria, con maestro di sostegno e addetta all’assistenza. Maestro maschio, attualmente, ovvero una stranezza nell’Italia di oggi. Nel contesto della sua classe la sua è una differenza assoluta, nessuno potrebbe essere più diverso di lui: la condivisione del mondo dei segni, anche al livello più elementare, ovvero di ciò che ci consente la compartecipazione alla comune sfera dell’umanità, è per lui estremamente problematica.

Fin da piccolissimo è stato privo della capacità di imitazione, in lui i neuroni specchio sono sicuramente inattivi da sempre. Ovvero il suo cervello non funziona. Perciò qualsiasi tipo di gioco simbolico, come fare brum brum con un’automobilina, gli è interdetto. Propriamente, non sa giocare. E in qualsiasi luogo non recintato e protetto occorre tenerlo per mano, altrimenti scappa di corsa, col rischio di gravi incidenti perché non ha alcun senso del pericolo reale.

L’anima razionale, la mente, non è un prodotto del cervello. Però richiede che il cervello sia perfetto. Così come una sonata di Beethoven non è il prodotto del pianoforte, ma ne richiede uno che abbia tutte le componenti in ordine e funzionanti. Questo mi sembra ben espresso da Dante, e lì, nella sostanza, io rimango.

Ma come d’animal divegna fante,
non vedi tu ancor: quest’ è tal punto,
che più savio di te fé già errante,

sì che per sua dottrina fé disgiunto
da l’anima il possibile intelletto,
perché da lui non vide organo assunto.

Apri a la verità che viene il petto;
e sappi che, sì tosto come al feto
l’articular del cerebro è perfetto,

lo motor primo a lui si volge lieto
sovra tant’ arte di natura, e spira
spirito novo, di vertù repleto,

che ciò che trova attivo quivi, tira
in sua sustanzia, e fassi un’alma sola,
che vive e sente e sé in sé rigira.

Purgatorio XXV

IL  MIO  BLOG  SULL’ AUTISMO

5 pensieri su “Differenza

  1. Caro Brotto, seguo sempre con attenzione i percorsi ramificati, ma fortemente unitari, della Sua ricerca e leggo (quasi tutte) le Sue ‘Brotture’. Anche quando non condivido i Suoi orientamenti e i Suoi giudizi, apprezzo l’onestà intellettuale e la coerenza morale che ne sono l’indefettibile presupposto. Trovo poi straordinaria la lezione che scaturisce dal modo in cui Ella affronta, vive e comunica la difficile prova a cui la Vita ha sottoposto Lei e la Sua famiglia.
    Il riferimento a Dante è splendido nella sua perfezione poetica e insieme noetica.
    La massima seguente, che Le offro quale segno di amicizia e condivisione, è stata dettata da Guglielmo il Taciturno, eroe della guerra degli Ottant’Anni, ed è caratterizzata da un’organica fusione di spirito stoico e di spirito calvinista: “Non occorre sperare per intraprendere e non occorre avere successo per perseverare”.
    Eros Barone

  2. Noi uomini ci relazioniamo tramite la mente e percepiamo un’anima dalle reazioni. Senza di queste il valore della persona sembra inavvertibile.
    Ma se esistesse un Dio che dopo la morte ci facesse risorgere perfetti per affidarci il nostro destino di felicità? allora ogni essere umano avrebbe un valore, indipendetemente dalle reazioni o meno. La vita avrebbe sempre senso.
    Su questo non si possono fare elucubrazioni, solo la decisione, un “click”: ragionevole o irragionevole?

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