Del noir 6

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A conclusione di questa miniserie sul noir, riporto alcuni brani del mio dialogo con Alberto Astolfi sul romanzo di Valter Binaghi I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti cronista padano.
L’intero si può leggere qui:
http://www.bibliosofia.net/files/CRONICA__46.htm .

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Brotto. Ma sul libro in generale che mi dici?

Astolfi. A me è piaciuto molto. Un romanzo che nasce da uno sforzo del pensiero, dalla fatica del concetto. Non capita spesso nella narrativa italiana. Binaghi pone al lettore molte questioni. Ha l’ambizione, credo, di indurlo a riflettere, a porsi domande radicali, e a prendere anche posizione. In questo senso sarebbe riduttivo considerare il Bonetti semplicemente un noir… Anche se comincia con la sparizione di una bambina, e con il ritrovamento di un neonato morto nella pancia di un mostruoso pesce siluro, e a pagina 73 ci sono già quattro morti e altri se ne aggiungono in seguito, questo testo tende più al romanzo di idee che al noir. Ne fa fede l’elenco di libri in qualche modo importanti per la narrazione che Binaghi ci presenta alle pagine 408 – 410. Sono 64 titoli.

Brotto. Tra i quali mi compiaccio di annoverare due opere di René Girard. Tu sai quale sia la mia interpretazione del genere noir, caro Astolfi?

Astolfi. Sì, secondo te il noir si lega alle condizioni di una società che avverte imminente il pericolo della dissoluzione.

Brotto. Il noir di questo pericolo tratta, secondo me, anche se quasi sempre lo scrittore di questo genere non ne è consapevole. Nel noir di idee che è il Bonetti di Binaghi, il tema della dissoluzione della società è al centro, e potremmo dire che tutta la trama sia un ragionamentoe un’indagine sulle cause della dissoluzione. Questo tuttavia non è uno di quei romanzi verbosi e privi di azione che sono così caratteristici del Novecento, ma unisce la parola (i personaggi parlano molto nel libro) all’azione (i personaggi agiscono molto). C’è equilibrio tra le due sfere, cosa alquanto rara. Personalmente, sono anche contento di aver letto un romanzo in terza persona…

Astolfi. Conosco i tuoi gusti, caro Brotto. Eccoci al punto: la dissoluzione della società. In questo romanzo non è presentata come incombente o in atto, punto e basta, come un dato naturale, quale appare in molti noir. Binaghi ne investiga le cause. E quello che le espone con foga apocalittica e con passione intellettuale (e penso che vi si rispecchi una parte dell’anima dello scrittore) è frate Remigio, amico di Bonetti, e combattente contro le forze del male che operano nella Rete e mediante la Rete.

(…)

Astolfi. Sì, tuttavia qui il problema è proprio la società. Come dici tu, si tratta di una società in disfacimento, in cui nuove pseudo-religioni hanno preso il posto dell’antica religione cristiana, vige una sorta di anarchia dei desideri e di culto del corpo che possono condurre a pratiche abominevoli. L’antico ordine sacrificale è caduto, e invece di generarsi un nuovo ordine non-sacrificale, cioè cristiano, si produce un caos. Violenza potenzialmente indifferenziata. Una società in cui tutte le differenze tendono a cancellarsi, anzitutto quella tra il divino e l’umano. E mi sembra dunque legittimo affermare che questo libro ha anche un carattere teologico. Se è vero quello che tu hai sempre sostenuto del peccato originale come dell’abbandonarsi degli umani al desiderio satanico della cancellazione della differenza tra il divino e il non divino.

Brotto. Satana è contraddittorio, come i Vangeli mostrano. Ma non vuole, ovviamente che la sua contraddizione intrinseca traspaia. Perciò ogni discorso umano che presenti Satana come non-contraddittorio gli fa, in realtà, un favore. Perché Satana sa che la sua contraddizione è la sua debolezza. Uno dei più grandi nell’ostensione di questo aspetto del Diabolos, che non può essere divisore se non in quanto in sé diviso, è Dostoevskij. Dopo i Demoni, ogni libro che non presenti il malvagio ad immagine di Stavrogin contiene una qualche menzogna.

(…)

Astolfi. Ma nella tua interpretazione del genere noir, queste pagine hanno un senso ulteriore rispetto ad una denuncia del degrado e del fallimento, che troviamo in molti romanzi di scuola (Mastrocola, Mattei, ecc.)?

Brotto. Credo di sì. Se teniamo presente che il noir è un genere che narra il disfacimento della società, il venir meno delle differenze, col terrore e la violenza che sono legati a questi processi, queste pagine acquistano un senso particolarmente forte. Infatti è nei sistemi scolastici che si fondano le differenze, che la società inserisce i giovani gradualmente entro il suo ordine, che è e non può essere altro che un ordine delle differenze. Ma la scuola di oggi è divenuta un luogo dell’annullamento di ogni differenza (tra i generi anzitutto, poi tra chi studia e chi no, tra i bravi e i non bravi, tra i giusti e gli ingiusti, ecc.). E poiché l’annullamento delle differenze conduce necessariamente alla violenza, non deve destare meraviglia il fatto che essa, nella forma del cosiddetto bullismo, stia iniziando a scatenarsi nella scuola stessa. Lo stupore di coloro che si indignano per gli allievi e le allieve che fanno i bulli e le bulle deriva dal loro essere ingenui e ciechi. In altre parole, dal loro essere ignoranti.

3 pensieri su “Del noir 6

  1. Mio carissimo Fabio, per tutta una serie di ragioni, negli ultimi mesi (tempo relatuvo e vago) mi sono tenuta lontana dai miei blog più amati. E da molte altre cose. Però ho letto e scritto molto. Ora piano ritorno a noi. Trovo quindi solo ora la tua indagine sul noir. Lo sai, sono molto interessata al genere o sub genere, che dir si voglia. molto! Ammettendo che le differenze di genere abbiano un senso tecnico e di studio preciso, trovo che se il giallo può essere inteso in qualche modo come Evasione, rassicurazione, il noir debba essere invece Invasione, denuncia.
    Anche involontaria.
    Volevo dirti che mi piace infinitamente il tuo modo di far critica: attivo, libero, gesto d’approfondimento puro e di connessione socio letteraria.

    Saluti cari
    Elisabetta

  2. Sto proprio ultimando un pezzo sullo Lo spazio bianco della Parrella.
    Solo donne in questo periodo, l’ho già detto? te lo invierò forse oggi stesso o al più domani.
    grazie per la fiducia instancabile.
    a presto
    Elisabetta

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