Paradosso Che Guevara

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Quarant’anni dall’uccisione di Che Guevara. Non l’ho mai amato, il leader comunista duro e spietato, che il Mercato del Risentimento mondiale ha reso icona di immaginarie libertà, catalizzatore di pulsioni giovanili e dei sensi di colpa dell’Occidente. Il fucilatore stendardo dei no-global che rifiutano l’uso delle armi. Romanticismo da strapazzo, incapacità di fissare il vero, voglia di favole e illusioni.

Potrei rispettare (ma contemporaneamente combattere) chi fosse in grado di ripetere il suo famoso ordine  “prendete un fucile e sparate alla testa di ogni imperialista che abbia più di quindici anni” ed eseguirlo. Ma i pacifisti con la maglietta del Che mi danno il voltastomaco.

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Il mio stomaco dunque è diverso da quello dei Sinistri. Loro non digeriscono i Pinochet (e fin qui siamo simili: neanch’io), ma il trio Castro-Chavez- Maradona li inebria, e riescono ad assimilarlo senza problemi, insieme ai Gay-pride e alle manifestazioni per i diritti umani. Biologie differenti, suppongo. Loro ordinano su E-bay una delle tante Che-magliette, e sono felici.

8 pensieri su “Paradosso Che Guevara

  1. “insieme ai Gay-pride e alle manifestazioni per i diritti umani. Biologie differenti, suppongo”
    “ordinano su E-bay una delle tante Che-magliette, e sono felici”

    credo che ci sia un eccesso di stigmatizzazione: c’è gente che discrimina questo e questo, con intelligenza. poi, l’idolo-maglietta è un feticcio strumentale all’affermazione di una divesità, non importa se patetica. meglio essere diversi che massificati, almeno per una parte della vita in cui la differenziazione è indispensabile. Può essere un aspetto giovanile degenere, me ne rendo conto; tuttavia a a me la vita sembrerebbe tanto più bella se non ci fossero per nulla idoli da osannare in manierà aprioristica.

  2. Credo che sia molto difficile per un umano vivere senza idoli. Naturalmente, la loro natura cambia da società a società.

    I Che-gadgets non salvano nessuno dalla massificazione, anzi, ne sono una manifestazione. Pensiero collettivo, annegamento dell’individuo nel gruppo. Nessuna ricerca storico-critica sul Che reale. Godimento della contrapposizione al Capitale (che fornisce le magliette) e agli Americani cattivi. Così la coscienza (falsa) s’acquieta.

    Il Mercato globale assorbe ogni pretesa differenza, dal frikettone al comunista-comunista.

  3. C’è una bella differenza tra pacifismo e non violenza.
    Io ad esempio sono pacifista, ma riconosco l’inevitabilità di azioni violente, come ad esempio quelle legate alla legittima difesa.
    Mai portato magliette del Che Guevara – e me ne guardo bene, specie dal momento che sono una moda – eppure conosco e amo il personaggio storico in questione.
    A parte il discorso sulle magliette (estendibile eventualmente a molti altri esempi), fatico a vedere il paradosso.

  4. ormai si sa che è tutto un bisness, la cosa importante è non lasciarsi influenzare….
    La figura del Che rivoluzionario è mitica!

    ciao e buona giornata
    carla

  5. Non a caso ho citato l’espressione guevariana “prendete un fucile e sparate alla testa di ogni imperialista che abbia più di quindici anni”. Certo, c’è differenza tra pacifisti e non-violenti. Quasi tutti i pacifisti che ho conosciuto erano molto violenti, e non solo nel loro cuore, e anche più di me che pacifista non sono. Il pacifista ha infatti bisogno di nemici: i “nemici della pace”, e segnatamente USA e Israele. Ognuno, poi, una volta ammessa la “legittima difesa” colloca la legittimità della difesa dove gli pare. Anche Hitler parlava di legittima difesa della Germania.

  6. “Quasi tutti i pacifisti che ho conosciuto erano molto violenti”

    Io non amo la violenza e i violenti, ho solo detto che ammetto la violenza in alcuni casi e ho citato l’inflazionatissimo esempio della legittima difesa per ragioni di brevità e semplicità.

    “Il pacifista ha infatti bisogno di nemici: i “nemici della pace”, e segnatamente USA e Israele.”

    Questo è vero, ma ciò non vuol dire che un nemico debba essere combattuto in modo violento, ad esempio con la guerriglia, il terrorismo e men che meno, ovviamente, con la guerra.

    “Anche Hitler parlava di legittima difesa della Germania.”

    Ma credo che fosse riferito alla guerra, non agli atti violenti del regime.

  7. Appunto: Lei ammette la “violenza” in alcuni casi, quell’altro in altri, quell’altro ancora in casi anche diversi. Tra l’altro chi sente di essere dalla parte del diritto non parla di uso della “violenza”, ma di uso della “forza”. La violenza nel nostro linguaggio è sempre caricata di negatività, tant’è vero che non si usa il termine per parlare del comportamento aggressivo degli animali.
    Per quel che riguarda Hitler, la “difesa” legittima era anzitutto quella della purezza della stirpe ariana…

  8. allora… il mio commento vi potra’ sembrare 1 po troppo genrico ma tenete in considerazione che ho sl 13 anni e voglio portare il che all esame (chiunque abbia del meteriale me lo mandi sull e- mail) e quindi vi dico che due persone nel mondo hanno cambiato la storia : melissa (velina) ha fatto cadere la nostra sicieta nell c….o e poi il mitico e unico cheguevara… ed e’ incredibile che si parli tanto di sciaquette che non hanno fatto niente e si sia dimenticato il grande idolo dell’ comunismo (credo nn sono mlt informata) cheguevara 4 ever

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