Rileggo Simone Weil 71

Ci siamo separati da Dio per il desiderio di partecipare alla divinità mediante la potenza e non mediante l’amore, mediante l’essere e non mediante il non essere. (III, 250)

Bisogna intendere ciò che significa “potenza”, altrimenti l’espressione “potenza dell’amore” diviene un ossimoro insostenibile. Perché se l’amore è causa di qualcosa esso è una potenza, che è il contrario dell’impotenza. E bisogna intendere cosa sia la divinità, altrimenti si porrebbe la questione dell’ a che cosa dovremmo partecipare. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 70

weilquaderni

L’agnello di Dio, sgozzato sin dall’inizio del mondo.

Dio si mostra sotto l’aspetto di una vittima sacrificata e morta. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 69

weilquaderni

Noi non possiamo mai, in nessun caso, fabbricare qualcosa che sia migliore di noi. (III, 238)

Né più bello di noi. Né possiamo immaginare una creatura più bella di quelle che già esistono e che riconosciamo come belle. Nessun essere immaginario partorito dalla fantasia di un umano è 1) totalmente diverso da esseri esistenti su questa terra, 2) più bello senza che questo sia una semplice intensificazione della bellezza conosciuta sotto specie umana o animale. Così l’angelo non può essere raffigurato altrimenti che come un bellissimo giovinetto, nessun alieno della fantascienza è bello, e gli Elfi tolkieniani possono essere immaginati solo come umani superbelli (e superbuoni). Questo significa che la mente umana non è creatrice, ma solo capace di invenzioni, cioè di ritrovamenti. Possiamo solo riconoscere la bellezza dove esiste, non crearla dal nulla. Come ben argomenta Alessandro Manzoni nel suo Dialogo dell’invenzione.

Rileggo Simone Weil 68

weilquaderni

Adorazione della croce in epoca precristiana. Perché l’uso della croce come strumento di supplizio non potrebbe derivare dal suo carattere sacro? E’ naturale desiderare che lo strumento di supplizio abbia un carattere sacro che purifica la violenza compiuta. Così la virtù purificatrice del fuoco aveva certo la sua parte nella scelta del rogo come supplizio per gli eretici del Medioevo. (III, 220) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 67

weilquaderni

La cristianità è diventata totalitaria, conquistatrice, sterminatrice, perché non ha sviluppato la nozione dell’assenza e della non-azione di Dio quaggiù. Si è attaccata a Yahweh così come al Cristo, ha concepito la Provvidenza alla maniera dell’Antico Testamento. Solo Israele poteva resistere a Roma, perché le rassomigliava, e così il cristianesimo nascente portava la macchia romana ancor prima di diventare la religione ufficiale dell’Impero. Il male fatto da Roma non è mai stato realmente riparato. (III, 205) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 66

weilquaderni

Bisogna accettare completamente la morte come annientamento.
La credenza nell’immortalità dell’anima è nociva perché non è in nostro potere rappresentarci l’anima come veramente incorporea. Così questa credenza è di fatto credenza nel prolungamento della vita, e nega l’uso della morte. (III, 189) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 65

weilquaderni

La sofferenza come koan. Dio è il maestro che fornisce questo koan, lo colloca nell’anima come una cosa irriducibile, un corpo estraneo non assimilabile, e costringe a pensarci. Il pensiero della sofferenza non è discorsivo. Il pensiero urta contro il dolore fisico, contro la sventura, come la mosca contro il vetro, senza poter progredire in alcun modo né scoprirvi nulla di nuovo, e senza potersi impedire di tornarvi. Così si esercita e si sviluppa la facoltà intuitiva. Eschilo: “Mediante la sofferenza la conoscenza”.
Fare della sofferenza un’offerta è una consolazione, e quindi un velo gettato sulla realtà della sofferenza. Ma lo è anche considerare la sofferenza come una punizione. La sofferenza non ha significato. E’ questa l’essenza stessa della sua realtà. Occorre amarla nella sua realtà, che è assenza di significato. Altrimenti non si ama Dio. (III, 179) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 64

ex-libris_thumbnail

Roma è il grosso animale ateo, materialista, che adora solo se stesso. Israele è il grosso animale religioso. Nessuno dei due è amabile. Il grosso animale è sempre ripugnante. Non c’è spiritualità se non là dove il grosso animale si dissolve; e allora, inevitabilmente, la vulnerabilità rispetto ai pericoli esterni è grande. E tuttavia è l’imperialismo, non il disordine, che ha rovinato Atene e di conseguenza la Grecia. (III, 177) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 63

weilquaderni

Il freudismo sarebbe assolutamente vero se il pensiero non vi fosse orientato in modo tale da renderlo assolutamente falso.

Rimproverare i mistici di amare Dio con la facoltà dell’amore sessuale è come rimproverare a un pittore di dipingere con colori che sono fatti di sostanze materiali. Noi non possediamo altro mezzo per amare. Per altro lo stesso rimprovero potrebbe essere fatto anche a un uomo che ama una donna. Il freudismo è interamente impregnato del pregiudizio stesso che si è assunto la missione di combattere, e cioè che tutto ciò che è sessuale è vile. (III, 164-165) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 62

weilquaderni

Come ci sono due vuoti, due silenzi, ecc. – quello dall’alto e quello dal basso – è anche possibile, se la morte è annullamento, che si siano due annullamenti, l’annullamento nel nulla e l’annullamento in Dio. (III, 154) Continua a leggere