Portando Clausewitz all’estremo (4)

Fabio Brotto

L’apocalisse non è altro, in definitiva, che la realizzazione di un’astrazione, un adeguamento del reale a un concetto; e bisogna avere la lucidità di dire che sono gli uomini stessi a tendere verso l’annientamento. È la legge implacabile del duello, precisatasi nel primato della difesa sull’attacco. Gli uomini si distinguono in questo dagli animali, che riescono a contenere la loro violenza con quelle che gli etologi chiamano gerarchie di dominanza. Gli uomini, al contrario, non riescono a contenere questa reciprocità, perché si imitano troppo, rassomigliandosi sempre di più e sempre più in fretta. (51) Continua a leggere

Portando Clausewitz all’estremo (3)

Fabio Brotto

La teoria mimetica contraddice la tesi dell’autonomia. Essa tende a relativizzare la possibilità medesima dell’introspezione: discendere in se stessi vuol sempre dire trovare l’altro, il mediatore, colui che orienta i miei desideri senza che io ne sia consapevole. (p. 38) Continua a leggere

Portando Clausewitz all’estremo (2)

 

Fabio Brotto

L’intuizione che gli dèi siano in realtà uomini deificati è antica (Evemero…), Girard introduce quella secondo la quale questi uomini sono tutti vittime, rese tali dall’unanimità violenta del gruppo umano, che concentrando su di essi la propria violenza distruttrice come su capri espiatori, ha superato sempre nuovamente le proprie crisi mimetiche. Il beneficio che il gruppo trae da queste uccisioni di singoli lo porta a vedere in quel che era odiato come portatore di caos il benefattore che dal caos salva. Questa paradossale logica del meccanismo del capro espiatorio è alla base di tutta la teoria girardiana, e questo pensatore lo ripropone continuamente come la chiave di volta su cui tutto si fonda. Il Cristianesimo si differenzia dalle altre religioni non per altro che per il fatto di affermare che la divinità di Cristo precede la sua vittimizzazione: in questo senso sussistono “una discontinuità e una continuità fondamentali tra la Passione e il religioso arcaico” (20).

Qui si può intravedere l’enormità della questione che Girard pone al Cristianesimo. A cominciare dall’interpretazione della Bibbia, che in molte sue pagine presenta un aspetto violento di Dio (Diluvio, Apocalisse, ecc.) e dei suoi servitori, cui sovente viene ordinato di compiere stermini. L’affermazione girardiana che Satana è il “nome del sacro rivelato e screditato dall’intervento di Cristo” (21) porta necessariamente a concludere che nella Bibbia vi sono molti “versetti satanici”.

Portando Clausewitz all’estremo (1)

Fabio Brotto

Nell’ultimo Girard v’è una curvatura apocalittica che si viene gradualmente accentuando, e di cui è un passaggio cruciale il lungo dialogo con Benoît Chantre dato alle stampe nel 2007 col titolo Achever Clausevitz (it. Portando Clausewitz all’estremo, a cura di G. Fornari, Adelphi 2008). L’idea di fondo che regge tutto l’edificio del testo girardiano è che la guerra, sulla quale il brillante ufficiale prussiano ha scritto pagine fondamentali, sia una istituzione aristocratica avente la funzione di governare e restringere la tendenza umana allo scontro mimetico generalizzato e totalmente annientatore. La guerra, dunque, come insieme di regole e codici. Napoleone, dal quale Clausewitz appare a Girard totalmente affascinato, e che si costituisce quindi come modello, secondo lo schema mimetico ben noto, è colui che fa saltare i princìpi millenari della guerra e la porta verso la forma dell’annientamento reciproco (il cui emblema è nel 1916 Verdun), che comporta, attraverso una serie di passaggi successivi, l’annientamento della forma-guerra in sé stessa, e la sua sostituzione con la violenza generalizzata degli ultimi anni, con gli stermini etnico-religiosi e i massacratori suicidi. Continua a leggere

La voce inascoltata della realtà

La parte per me più interessante de La voce inascoltata della realtà (una raccolta di saggi di René Girard curata da G. Fornari, Adelphi 2006) è quella finale, Innovazione e ripetizione. L’innovazione, compresa quella tecnologica-industriale, viene riportata da Girard al fenomeno generale della mimesi umana, di cui egli da decenni indaga la struttura e le leggi. Ne riporto un passo (254-255). Continua a leggere

For René Girard

Essays in Friendship and in Truth è il sottotitolo di questi studies in violence, mimesis, and culture editi dalla Michigan State University Press nel 2009. Una raccolta curata dagli studiosi girardiani Sandor Goodhart, Jorgen Jorgensen, Tom Ryba e James G. Williams. Gli interventi sono moltissimi (28), e tutti molto interessanti. Il tratto unificante è questo: ciascuno studioso mostra che cosa abbia significato per lui l’incontro con la persona e il pensiero di Girard. In molti casi quello che si palesa può essere definito come una conversione, o una fulminazione che cambia il modo di vedere la realtà. Mi limito a due considerazioni, che mi paiono non prive di significato, e che sono anche in qualche modo problematicamente connesse. Anzitutto, i seguaci di Girard che qui compaiono sono prevalentemente studiosi di letteratura o di teologia. E sono quasi tutti credenti, per lo più cristiani. C’è qualche filosofo, non c’è alcun antropologo. In secondo luogo, Dei 28 contributi, 26 sono scritti da uomini e solo 2 da donne. Nei dipartimenti di letteratura, filosofia e scienze religiose le donne certo non mancano. Qualcosa impedisce loro di accostarsi a Girard, quello stesso qualcosa che attrae gli uomini?

Caccia e sacrificio

Penso che René Girard sbagli a ipotizzare una derivazione dell’attività venatoria del genere umano dalla pratica del sacrificio. La caccia e l”uccisione di animali di altre specie a scopo alimentare vengono prima del sacrificio. Potrebbe dimostrarlo quel che si è scoperto sugli scimpanzé.

Politeismo

In forma stampata, in parola e immagine, i media oggi assumono nuovamente il sacrificio umano, rappresentandolo e moltiplicandolo con una tale frenesia che queste ripetizioni riportano la nostra cultura ad una malinconica barbarie e ci spingono ad un enorme regresso in termini di ominizzazione. Le tecnologie più avanzate riportano la nostra cultura all’età arcaica del politeismo sacrificale.

Dal discorso di accoglienza di René Girard nell’Accademia di Francia (1995) pronunciato da Michel Serres

Moneta di sangue

zab

In questo periodo sto ragionando sul denaro alla luce della mia visione antropologica. Sulla sua connessione al sacro-sacrificale ho pochi dubbi, e tuttavia proprio per questo mi pare che la sua complessità e le sue declinazioni-denominazioni richiedano approcci non unilaterali. Continuo a pensare che il contributo di una antropologia mimetica possa essere illuminante, come lo è stato per me lo scritto di Britton Johnston Moneta di sangue , da cui riporto queste righe. Continua a leggere

Filosofia di passione 9

Al di là di insufficienze particolari, e dei punti di dissenso anche grave, quello che mi pare decisivo nella prospettiva aperta da René Girard e continuata da altri pensatori, tra cui spiccano Giuseppe Fornari ed Eric Gans, è la centralità della questione della natura, ovvero del rapporto tra il naturale e l’umano-culturale. In altri termini, il pensiero veramente antropologico è quello che pensa l’umano nella sua differenza, nella sua irriducibilità. Continua a leggere